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AD ''AZZURRI IN VETTA'' INCONTRI SUI PRINCIPALI TEMI E GLI SCENARI POLITICI
BORDATE CONTRO D'ALFONSO, ''CON LUI UN NUOVO MEDIOEVO IN ABRUZZO''

ROCCARASO: STATI GENERALI FORZA ITALIA, PAGANO, ''NOTIZIE SHOCK DA BERLUSCONI''

Pubblicazione: 05 gennaio 2017 alle ore 08:00

Nazario Pagano
di

L’AQUILA - Dagli scenari per le prossime elezioni politiche e comunali alla partita per l’elezione di Antonio Tajani a presidente dell’Europarlamento, dai nuovi rapporti con l’Unione europea e l’idea di una moneta alternativa all’euro fino ai problemi dell’immigrazione e del terrorismo. Per non dire dell’ipotesi “eretica” di futuribile alleanza tra Forza Italia e Partito democratico.

Con questi argomenti sui tavoli di discussione, l’evento di Roccaraso (L’Aquila) “Azzurri in vetta”, che si svolgerà il prossimo weekend, tra sabato 7 e domenica 8, sarà giocoforza la prima e una delle più importanti convention forziste dell’anno.

Non è un caso che, nel presentare l’evento ad AbruzzoWeb, il presidente regionale del partito, Nazario Pagano, evidenzi il numero e la caratura degli ospiti e ipotizzi “notizie che faranno riempire le pagine dei giornali” nell’intervento conclusivo del leader nazionale di Fi Silvio Berlusconi.

Pagano fa anche il punto sulle partite elettorali che verranno, non lesina bordate ai “quasi ex” alleati del Nuovo centro destra e soprattutto critica aspramente il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, fautore di quello che lui reputa un “nuovo medio evo abruzzese”.

Il 2017 sarà anno di elezioni e probabili svolte politiche, come si inquadra “Azzurri in vetta” in questo scenario?

L’appuntamento tradizionale sulle nevi di Roccaraso assume un significato particolare perché diventa l’evento di apertura di un anno politico che sarà particolarmente significativo. Si parlerà dei temi di maggiore attualità, su scala regionale, nazionale e internazionale. Avremo tra gli ospiti colui che speriamo possa eletto presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, già prima di questo mese. Il coordinamento regionale, d’altronde, organizza con la direzione nazionale, pensiamo che questa manifestazione possa rappresentare l’apertura dell’anno politico.

Quali saranno i temi più caldi degli incontri in calendario?

Soprattutto i temi nazionali, a cominciare dal terrorismo, con le implicazioni legate all’immigrazione e al tema del respingimento e rimpatrio degli immigrati non in regola. Protagonisti saranno esponenti politici che dibattono di questi argomenti anche nell’ambito della Commisione europea, con eurodeputati componenti dell’apposita commissione, Salvatore Pogliese che viene addirittura dalla Sicilia.

A proposito di Europa, si parlerà anche del rapporto contrastato con le istituzioni comunitarie.

Nell’ottica del Partito popolare europeo, Fulvio Martusciello mi aiuterà nel portare avanti un dibattito, che si dovrebbe concludere con l’elezione di Tajani, su quel che significa oggi stare in Europa, che senso abbia, quali siano i limiti e se ci siano ancora opportunità. Secondo me sì ed è impensabile che l’Italia possa uscire. Si può, comunque, discutere del ruolo della moneta unica e ne discuteremo. Pensiamo a una seconda moneta per alleggerire il carico.

Andando alla politica, qual è l’obiettivo delle vostre iniziative?

Dobbiamo capire come riportare gli elettori al voto e saperli conquistare con un programma giusto per rilanciare l’economia del nostro Paese, che tra l’altro sarà il tema clou con cui si conclude la rassegna. In un primo dibattito saranno protagonisti gli enti locali, visto che presumiamo che i nostri amministratori siano più bravi. Abbiamo invitato i sindaci Alessandro Ghinelli, di Arezzo, che ha battuto il candidato della Boschi, Guido Castelli, di Ascoli Piceno, e Andrea Romizi, di Perugia, che ha vinto a sorpresa in una città rossa. Porteranno le loro esperienze assieme ai nostri Maurizio Brucchi di Teramo, Tiziana Magnacca di San Salvo e gli altri nostri sindaci.

Quanto all’economia?

Il dibattito sarà basato sui temi dell’occupazione, del sistema delle banche e dell’operazione Monte Paschi che potrebbe portarsi dietro altri istituti di credito, visto che si è creato il precedente. Il tesoretto di 20 miliardi costerà sangue amaro, ma è giusto difendere il risparmio dei cittadini. Il nostro superesperto Renato Brunetta verrà intervistato e dirà quello che pensa per uscire da questo lunghissimo periodo che è quasi un dopoguerra, visto che da 7 anni c’è la crisi.

C’è attesa per l’intervento del presidente Silvio Berlusconi.

Interverrà probabilmente al telefono. Mi aspetto che dica alcune notizie che faranno riempire le pagine dei giornali.

Andando all’anno che verrà, sono previste elezioni amministrative e, forse, politiche. Come dividerà le sue forze il partito, chi confermerà?

Sui sindaci uscenti c’è una regola che abbiamo sempre mantenuto: a chi ha fatto bene e intende riproporsi riteniamo sia giusto ridare fiducia. Sarebbe controproducente e un suicidio sostituire persone come la Magnacca e altri. Ad Avezzano, Ortona e sopratutto L’Aquila, il tema è di altra natura: dobbiamo capire come sarà opportuno individuare la figura migliore e più apprezzata dalla gente per avere maggiori chance di vittoria. Quanto ai parlamentari, lo statuto prevede che sia Roma a decidere i candidati, ma tutto sarà fortemente influenzato dal sistema elettorale che ci sarà: un conto è il maggioritario, un conto il proporzionale. Il 13 comunque avremo già un incontro con i nostri alleati.

Il partito esce rafforzato dalla campagna vittoriosa per il no al referendum?

È andato molto bene e da lì ripartiamo, ne parleremo anche a Roccaraso. L’affluenza è stata molto più alta rispetto alle elezioni regionali ed europee, chi ci aveva abbandonato ha votato e presumibilmente ha votato no, anche se non solo noi eravamo per il no. Ce le scordavamo da anni le centinaia di partecipanti agli eventi, c’è stato un risveglio. Ora continuare dipenderà da noi e da quanto sapremo rinnovarci come politica e come facce. Riconoscere gli errori del passato e migliorarsi, immettere anche persone di qualità, per bene, che sappiano ben rappresentare le esigenze di questo territorio. La qualità del candidato fa la differenza, soprattutto con certi sistemi elettorali.

A proposito di alleati, a oggi come considera la posizione del Nuovo centro destra?

Per come la vediamo noi, in questo momento non mi sento di considerare Ncd un interlocutore privilegiato, anche se va detto che in Abruzzo sia dove governiamo sia dove siamo all’opposizone siamo insieme a Ncd. Ma quel partito tuttora fa parte di un governo che non apprezziamo né condividiamo, aver fatto da stampella ai precedenti con l’obiettivo principale di ottenere la poltrona. Piuttosto che l’interesse dei cittadini italiani, hanno curato i loro, e questo agli italiani non piace, infatti il popolo dietro loro non ce l’hanno. Certo, queste cose le dico oggi, ma possono mutare nel prosieguo. La campagna elettorale per il referendum è stata uno spartiacque: Ncd si è spacchettato, qualcuno è stato al fianco di Renzi e di D’Alfonso per il sì, il risultato finale è stato una mazzata indimenticabile per tutta la vita.

A proposito di D’Alfonso, come giudica la prima metà di mandato da governatore?

In Abruzzo c’è un “nuovo medio evo”, particolarmente marcato rispetto a quando governavamo noi, per i comportamenti di una politica che ha fatto il suo tempo. Uno stile politico basato sulla ricerca del consenso a qualunque prezzo, piuttosto che cercare di far evolvere il popolo e la sua qualità di vita. Se D’Alfonso vuole fare il ministro fa bene: tutti lo vogliamo, pure io, è logico e umano essere ambiziosi. Tuttavia, mettere al primo posto l’atteggiamento carrieristico e subordinare alle ambizioni gli interessi e il benessere dei concittadini, questo non si può fare. Non sono un moralista, sia chiaro, quando si fa politica è bene credere in certe cose e cercare di portarle avanti, ma al primo posto viene la qualità dell’attività politica.

Ha annunciato dichiarazioni shock di Berlusconi, ma se si concretizzasse il panorama di un’alleanza elettorale strutturale con il Partito democratico già paventato dai giornali?

Oggi come oggi per noi ovviamente questo scenario non esiste. Il ragionamento venuto fuori sui media nasce da un’ipotesi legata al sistema elettorale. Berlusconi è molto lucido nel suo sguardo sulla vita politica. Oggi dice che non c’è più un sistema bipolare, ma tripolare in cui tre forze più o meno si equivalgono. Questo impedisce il funzionamento di un sistema maggioritario, quindi leggi elettorali come il Mattarellum o l’Italicum rischiano di essere penalizzanti per una parte troppo ampia e perfinoincostituzionali. Di qui la possibilità di tornare al proporzionale, perché oggi così il Paese. E con quel sistema si ripropongono ipotesi da prima repubblica: anche alleanze ipotetiche con il Pd sono sulla carta possibili, ma è davvero troppo presto per parlarne.



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