NEL PAESE DELL'ENTROTERRA CHIETINO, IN CONTROTENDENZA RISPETTO AL RESTO D'ABRUZZO, I GIOVANI TORNANO E SONO AUMENTATE LE ATTIVITA' COMMERCIALI

ROCCASCALEGNA, IL BORGO INCANTATO CHE RESISTE A SPOPOLAMENTO E ABBANDONO

Pubblicazione: 02 settembre 2018 alle ore 08:30

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CHIETI - Negli ultimi anni i territori montani stanno assistendo a un progressivo, silenzioso spopolamento.

L’aria pulita e la bellezza degli scorci mozzafiato dell'Abruzzo non bastano a mantenere i giovani lontani dalle metropoli sempre più affollate e con grandi possibilità. Possibilità che invece spesso mancano a paesi di poche centinaia di abitanti che faticano a sopravvivere.

Situazione in totale controtendenza invece quella a cui si assiste nel borgo medioevale di Roccascalegna, un paesino dell’entroterra chietino con una popolazione di 1.177 abitanti che nell’ultimo periodo ha visto incrementare notevolmente le attività commerciali su tutto il suo territorio.

“Sono 6 le attività commerciali aperte solo nell’ultimo anno – sottolinea orgoglioso il sindaco, Domenico Giangiordano – esercizi che vanno ad affiancarsi a quelli storici già esistenti. Abbiamo visto inoltre crescere un turismo ‘internazionale’ con la richiesta di bed e breakfast che accolgono sempre più persone affascinate dalla magia del nostro paese che sembra, a detta di molti, sospeso tra cielo e terra”.

“Negli ultimi periodi – sottolinea il sindaco – in paese c’è stata una netta ripartenza. Ci sono ragazzi che hanno lasciato grandi città come Roma, per tornare a casa e aprire attività nel nostro territorio,ritornando quindi alle 'origini'. L’interesse è notevole anche da parte di persone che non sono di Roccascalegna, ma che hanno deciso di investire aprendo attività in pressi del castello”.

E mentre paradossalmente la linea demografica segna un crollo di nascite nel piccolo borgo, si assiste ad una sorta di “rinascita” dovuta al desiderio di chi c’è a non mollare. Un moto di ritorno verso il paese dunque, chi è partito torna e chi è rimasto inizia a prendersi cura dei luoghi di appartenenza con uno sguardo nuovo che sappia recuperare il passato per proiettarlo verso il futuro.

Anche se in un tempo non troppo lontano il borgo che oggi è pieno di vita, di persone, di animali ha assistito ad una migrazione di un “altrove”, per riempire cittadine che faticano a trovare una vera identità. Quel periodo di spopolamento, di solitudine che non aveva più nulla a che fare con questo centro aveva dimenticato il proprio antico glorioso fatto di feste, di voci, di giochi per strada, di ambulanti e della gente che tornava dai campi.

Una ciclicità che torna, un susseguirsi di andare e venire, di auto piene di chi salutava pensando in un non ritorno e di ragazzi che invece oggi pensano a Roccascalegna come una meta di arrivo per affondare le proprie radici.

Ed è grazie al castello che è risorta dalle proprie cenerei, da un passato non roseo, ma che ha visto nascere ed evolversi il suo baluardo per eccellenza.

Infatti, la storia di questa fortezza è molto antica, le sue origini risalgono con molta probabilità altempo dei Longobardi, che a partire dal 600 d.C, conquistarono stabilmente il Molise e l’Abruzzo meridionale, motivo per il quale venne costruita questa torre di avvistamento.

Una semplice torretta di guardia che secolo dopo secolo si è estesa passando da posizione strategica a rifugio di briganti e persino zona di pascolo per bestiame.

Dal 1700 il castello di Roccascalegna ha conosciuto tre secoli di abbandono, fino a quando nel 1985 l’ultima famiglia feudataria dei Croce Nanni, lo donò al Comune di Roccascalegna.

Da allora numerose furono le ristrutturazioni e le messe in sicurezza attuate, rese possibili anche grazie a finanziamenti come ad esempio quello da parte del Ministero dei beni culturali che ammonta alla somma di un milione di euro.

Giangiordano rimarca come “l’interesse della Giunta comunale non sia riservato solo esclusivamente al castello, infatti nel mese di settembre verranno attuati lavori per cambiare la pavimentazione di un’area del centro. La pietra riporterà all’antico splendore anche quella parte che in tempi passati è stata sostituita dal porfido, materiale non consono alla antica bellezza dei luoghi”.

E se anche l’attenzione del primo cittadino viene momentaneamente rivolta verso il centro storico,si lascia sfuggire che ci saranno sorprese proprio in merito alla fortezza, con la spettacolarizzazione delle luci di diversi colori che serviranno a regalare “un’atmosfera” altamente suggestiva, creando sempre più interesse nei confronti del Paese.

Lo stesso castello che rimane oggi la maggiore attrazione, è circondato da profondo interesse non solo da turisti e appassionati, ma anche da registi di fama internazionale che lo hanno valorizzato attraverso le loro riprese.

Il primo fu Claudio Pazienza, regista Belga che a Roccascalegna deve i natali. Pazienza nel 1993 gira nel borgo il suo film Sottovoce, vincitore come miglior opera prima al festival di Bruxelles, premio per miglior film a Sulmona Cinema, Premio Scam Maererlinck Dècouvertes, Bruxelles ’94 e molti altri.

Pazienza con il suo film dipinge un Abruzzo medioevale che è rimasto vivo fino ai nostri tempi, affiorando in un quotidiano diviso tra vecchie tradizioni e nuove energie. E se nel film nel paese vaga il passato, incarnato dal Barone Corvo dei Corvi, feudatario rimasto nella memoria per aver imposto lo “ius primae noctis”, dall’altro si trovano gli abitanti ormai non più volenterosi ad accettare “il remoto” che torna e che incombe sulle loro vite così ormai lontane da tali barbarie.

Un film fatto di cultura, amore per la gente e profonda sapienza cinematografica.

E se Pazienza raffigura la parte più intima e storica degli abitanti di Roccascalegna, è con il film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone che il Castello fa bella mostra di sé al Festival di Cannes attraverso la sua sagoma inconfondibile. Un grande affresco in chiave fantastica del periodo barocco, raccontato attraverso le storie di tre regni e dei loro rispettivi sovrani.

La sua fantastica e suggestiva bellezza è stata infine scelta per la serie televisiva Rai fiction Il nome della Rosa la cui regia è stata affidata a Giacomo Battiato.

Roccascalegna dunque, potrebbe essere l’esempio tangibile di un nuovo turismo, alla scoperta di antichi tesori visibili da tutti ma poco valorizzati. Un turismo legato alla tradizione di ciò che eravamo e di quello che potremmo tornare ad essere.



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