SESSANTADUE ANNI FA IL CROLLO DELLA GALLERIA PER LA COSTRUZIONE DELLA CENTRALE IDROELETTRICA IN CUI PERSERO LA VITA SEI OPERAI, OGGI LA COMMEMORAZIONE

ROCCASCALEGNA: TRAGEDIA DI FONTACCIARO,
''MORTI PER UN PEZZO DI PANE''

Pubblicazione: 12 maggio 2018 alle ore 13:15

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ROCCASCALEGNA - Una tranquilla giornata di sole, all'improvviso una spaventosa esplosione, poi l'inferno. Era il 12 maggio del 1956 quando una fuoriuscita di gas provocò il crollo della galleria di Fontacciaro, a Roccascalegna (Chieti). Si lavorava alla costruzione della centrale idroelettrica del Sangro Aventino, per la diga di Bomba, lavori dati in concessione all’Acea di Roma. Alle 12,45 gli operai della penultima squadra vennero scaraventati contro le pareti e poi sepolti dal terriccio.

Vincenzo Di Giovannangelo, 27 anni, Agostino Cipressi, 47 anni, Giovanni Mattioli, 36 anni, Emilio Sparvoli, 26 anni, Domenico Di Bartolomeo, 47 anni, Antonio Persoglio, 19 anni: questi i nomi dei 6 operai che non tornarono mai a casa dal lavoro.

Uno solo dei sette minatori della penultima squadra, Lorenzo Fiorillo, riuscì a salvarsi perché venne scagliato quasi al punto di biforcazione del tunnel. Contuso ed ustionato, riuscì comunque a raggiungere l’imbocco della galleria per lanciare l’allarme e chiedere soccorso. Subito dopo perse i sensi.

Fu lanciato l’allarme e arrivarono, da ogni parte, i vigili del fuoco. Uno di loro, Antonio D’Alonzo, rischiò di soffocare. Il recupero delle salme fu particolarmente difficile e lungo. Intanto fuori dalla galleria si udivano le strazianti e disperate grida dei familiari.

La diga venne progettata nel 1950 dietro domanda dell’Acea, che richiedeva l’utilizzo delle acque del Sangro per alimentare una centrale elettrica. I lavori iniziarono nel 1956 e terminarono nel 1962. Lungo la galleria era stata trovata, nei primi giorni del maggio del 1956, una vena di gas solido, il grisou, che si era formato per la presenza nella zona di acqua sulfurea.

Era stato anche segnalato ma si continuò a lavorare, in attesa di provvedimenti. Quel giorno, però, segnò il punto di non ritorno, ormai era troppo tardi per mettere in sicurezza, già si piangevano vite spezzate.

Nessun colpevole se non la "tragica fatalità". Anche quando si sapeva con certezza che già, più volte, vi erano stati episodi che avrebbero dovuto allarmare. Negli anni questa vicenda è stata consegnata al dolore e al ricordo dei familiari. Il solo Comune di Roccascalegna si è fatto carico di onorare quei morti.

Ad officiare la cerimonia, questa mattina, nella chiesa di San Pancrazio a Roccascalegna, Don Mario, fratello di Antonio Persoglio, una delle giovani vittime. Dopo la messa ci si è recati sul luogo della tragedia, all'ingresso della galleria, per apporre fiori e corone.

Presente anche Vincenzo Di Giovannangelo, consigliere al Comune di Roccascalegna, che porta il nome del padre che a causa della tragedia non ha mai conosciuto. Era un ragazzo di appena 27 anni. "Quando è successo ero stato da poco concepito. Una ricorrenza triste, soprattutto per mia madre, che per tutta la vita ha dovuto sopportare il dolore di questa perdita. La nostra memoria vive nei suoi racconti. Oggi lei ha 88 anni. Inutile fare polemiche dopo tanti anni, resta solo l'amararezza per essere cresciuto senza un papà. Da questi lutti dobbiamo prendere spunto, anche se oggi siamo costretti ancora a registrare incidenti e morti sul lavoro. Dobbiamo capire che la sicurezza viene prima di tutto e che non si può morire di lavoro", dice commosso Di Giovannangelo.

"Come ogni anno ci troviamo a rinnovare la memoria di questi uomini, morti per un tozzo di pane. Un evento che segnò il nostro paese, e che oggi deve essere da monito per garantire la dovuta sicurezza nei luoghi di lavoro. Roccascalegna non dimenticherà", commenta infine il sindaco Domenico Giangiordano.



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