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RUGBY: ADDIO SERIE A, BIONDI, ''GESTIONE A PANE E FRITTATA NON FUNZIONA''

Pubblicazione: 10 ottobre 2019 alle ore 10:07

L'AQUILA - L’Unione Rugby L’Aquila, società nata lo scorso anno dalla fusione di quattro realtà cittadine, Gran Sasso, Polisportiva L’Aquila, Vecchie Fiamme e L’Aquila Neroverde, unico club rimasto a rappresnetare la città in serie A, ha dovuto rinunciare a meno di due settimane dall'avvio del campionato alla partecipazione alla nuova stagione.

L’assemblea societaria straordinaria ha certificato la mancata ricapitalizzazione e ha proceduto a deliberare la liquidazione della società.

"Si pensava fossimo capaci di gestirle certe cose con il 'pane e frittata'", ha commentato il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi sui social, riferendosi a "un manipolo di avventurieri assoldati da una certa politica, che hanno trattato la palla ovale come una cosa propria per vent'anni".

"Quando, con la fine dell'Aquila rugby 1936, si è aperta la possibilità di creare un nuovo progetto sportivo, in pochi ci hanno creduto realmente e quelli che l'hanno fatto sono stati lasciati soli. Scordatevi la politica che bussa all'imprenditore di turno, ricattandolo e costringendolo a imbarcarsi in un'avventura da cui, prima o poi, tutti usciranno con le ossa rotte", ha proseguito il primo cittadino. 

Nonostante questo, il sindaco sottolinea che "L'amore di questa terra per il rugby non finirà". 

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"Quando si perde qualcosa bisogna capire se è accaduto per una dimenticanza, un errore o semplicemente per sciatteria. Per oltre vent'anni il rugby aquilano è stato gestito da un manipolo di avventurieri assoldati da una certa politica, che hanno trattato la palla ovale come una cosa propria. Quando all'indomani dello storico scudetto del '94 si presentò l'opportunità di aprire le porte a chi per questo sport voleva investire sull'Aquila e per L'Aquila, quella stessa politica ha eretto un muro, cacciando lo straniero perché certe cose si pensava fossimo capaci di gestirle con il 'pane e frittata'. Questo sport meraviglioso, nel frattempo, cambiava pelle, e il professionismo ha innescato trasformazioni a cui non si fu in grado di adeguarsi. Il piano inclinato, a cui i colori neroverdi erano destinati dopo la sciagurata finale persa nel 2000 al Flaminio - unico risultato degno di nota degli ultimi 25 anni insieme al titolo italiano giovanile del 1995 -, divenne ancora più ripido dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Ricordiamo tutti gli spareggi per non retrocedere e quelli per la promozione che sono seguiti nel corso degli anni a quella tragica data. Così come ricordiamo i 200 mila euro dell'assegno che Silvio Berlusconi staccò nel 2010 per scongiurare la morte (sportiva) di una società ormai in picchiata. Per non parlare delle sponsorizzazioni da parte di società di respiro internazionale che hanno provato a sostenere il rugby aquilano. Quando, con la fine dell'Aquila rugby 1936, si è aperta la possibilità di creare un nuovo progetto sportivo, in pochi ci hanno creduto realmente e quelli che l'hanno fatto sono stati lasciati soli. Scordatevi la politica che bussa all'imprenditore di turno, ricattandolo e costringendolo a imbarcarsi in un'avventura da cui, prima o poi, tutti usciranno con le ossa rotte. Abbiamo creato le connessioni per far incontrare realtà sportive e imprenditoriali, ma poi il nostro compito, quello di chi amministra, si ferma lì. Se certi matrimoni s'hanno da fare, non è la politica che deve celebrarli. O almeno non siamo e non saremo noi a farlo. Nè ora nè mai. L'amore di questa terra per il rugby non finirà. Centinaia di ragazzi ogni giorno vanno al campo sportivo e si allenano, rafforzando una tradizione che, da oggi, sarà ancora più forte e solida. Che continuerà, anche quando questa ferita sarà finalmente guarita". 



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