RUGBY: FESTUCCIA SI RITIRA MA ALLENERA',
''MIA VITA A PARMA, FORSE APRO RISTORANTE''

Pubblicazione: 11 maggio 2017 alle ore 07:00

Carlo Festuccia
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L'AQUILA - "Rimorsi nel rugby? No. Mi sarebbe piaciuto levarmi qualche soddisfazione in più con la Nazionale, questo sì, ma purtroppo le scelte dei tecnici sono state diverse in questi anni. Il resto va benissimo, nessun rimpianto".

L'aquilano Carlo Festuccia, 37 anni a giugno, dopo aver solcato i campi della palla ovale di mezzo mondo, nei giorni scorsi ha annunciato il ritiro, ma ad AbruzzoWeb svela che la sua storia con questo sport non è chiusa: "Sono in trattativa con una squadra con cui dovrei chiudere un accordo per una collaborazione, per andare ad allenare - racconta - Avevo già deciso di interrompere la carriera prima di ripartire per l'Inghilterra, a gennaio, rimanere all'estero era impossibile, la mia famiglia è a Parma, sono anni che sono fuori casa".

Festuccia, tallonatore del club britannico Wasps, attualmente in testa alla Premiership inglese, dove resterà fino a fine stagione, è sposato con Barbara, di 5 anni più grande, insegnante di storia dell'arte alle scuole medie, con cui ha una bimba di 2 anni e mezzo, Carlotta.

In questi giorni a Parma, in attesa del controllo ortopedico a seguito di una operazione alla mano prima di ripartire per Londra, racconta di essersi divertito, durante la brillante carriera, "posso ritenermi soddisfatto ma bisogna pensare al futuro", dice.

L'idea è quella di "rimanere sicuramente nell'ambiente, in Italia, ma mi sto anche guardando intorno, pensando di iniziare a fare un lavoro normale". Tra le ipotesi, c'è quella di buttarsi nella ristorazione: "Vediamo se aprire un'attività con un amico, non escludo nulla, ho tutte le porte aperte, inizio ad allenare e a valutare. Non mi dispiacerebbe vedere qualcos'altro al di fuori del rugby".

"Il ritorno all'Aquila? Purtroppo non è contemplato - ammette - Mia moglie è parmigiana e stiamo costruendo casa, da dopo il terremoto del 2009 il mio punto di vista è cambiato molto, il ritorno sarebbe abbastanza problematico. Le mie nuove amicizie sono a Parma, che frequento, bene o male, dal 2002, anche se quelle storiche e d'infanzia sono comunque nella mia città".

La moglie, racconta Festuccia, "all'inizio mi ha seguito in Inghilterra, Carlotta è nata a Londra, infatti l'abbiamo soprannominata Lottie. Dopo il primo anno sabbatico, Barbara è tornata in Italia, i primi mesi siamo stati a distanza".

I due si sono conosciuti nel 2011, durante il periodo con i Crociati che arrivava dopo l'esperienza parigina dei Racing Metro 92. "Vivevo Parma con uno spirito molto libero, cercavo di divertirmi, ero spesso in giro - racconta - L'ho conosciuta quasi per caso, ma prima di uscirci insieme sono passati diversi mesi".

"Un aneddoto di tanti anni di rugby? Preferisco ricordarli tutti, senza selezionarne uno" dice, e sottolinea come quello di cui è campione è uno sport che dà sì soddisfazioni anche economiche, ma "sicuramente non al livello del calcio".

"Le cose vanno bene quando giochi, ma nel momento in cui smetti devi lavorare - assicura - Non tutti hanno contratti stellari, è soltanto una parentesi dopo la quale non hai la possibilità di vivere di rendita, quindi la maggior parte dei giocatori non si può permettere di non reinventarsi".

Se non dovesse andare in porto il progetto nel campo della ristorazione, comunque ancora di carattere embrionale e inedita per entrambi, l'idea è quella di occuparsi di marketing, "mi piace, e ho perfezionato la conoscenza delle lingue, quindi penso sia un modo per sfruttare questo patrimonio".

"Mi piace mangiare e cucinare - svela Festuccia - l'idea che abbiamo è molto particolare, quindi potrebbe essere una scommessa vincente così come perdente. Il mio piatto preferito? Un buono spezzatino!".

Festuccia è il figlio di Vittorio, medico dell'ospedale San Salvatore con una parentesi in politica come consigliere comunale e candidato alle primarie del centrosinistra nel 2012 per la scelta del candidato sindaco.

"Papà e mamma sono stati la chiave di quello che ho fatto - dice - è anche grazie a loro, che mi sono sempre stati vicino a sostenermi e aiutarmi, che ho raggiunto certi traguardi. Se devo dire un grazie è soprattutto a loro".

All'Aquila, Festuccia ha lasciato molti amici e compagni di squadra: "Siamo amici con tutti, ci sentiamo spessissimo, abbiamo gruppi Whatsapp con cui non facciamo altro che scherzare. Quello del rugby è un ambiente che ti lega a vita - dice - Più degli altri sport? Non lo so, sicuramente lo scontro fisico e un continuo rapporto in campo penso che instauri dei legami speciali. Pur nel rispetto delle regole, se qualcuno fa qualcosa che non va puoi sempre fargliela pagare, quindi si instaura un clima di rispetto reciproco, è un automatismo altrimenti il gruppo si ribella".

"Questo mentalmente ti aiuta a crescere, perciò è uno sport consigliabile anche per i bambini. ti fa capire i limiti entro cui devi stare per non creare problemi", rimarca.

I contatti non si sono interrotti neppure con tutti gli altri compagni di viaggio incontrati all'estero: "Ho un ottimo rapporto con quasi tutti gli isolani con cui ho giocato, è una categoria a parte, sono molto religiosi, c'è molto rispetto sia tra di loro che nei confronti dei compagni di squadra - conclude - Il rugby ti porta ad avere amicizie in tutto il mondo, si creano dei legami anche con delle persone che magari non senti regolarmente, ma con cui basta un attimo per tornare a ricordare i bei tempi passati insieme".

Ironia della sorte, è proprio a due passi dal vecchio stadio Lanfranchi di Parma che Carlo Festuccia e la moglie stanno costruendo la nuova casa, dalle ceneri di una vecchia abitazione comperata anni fa.



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