SALDI INVERNALI 2018: IN ABRUZZO SI PARTE IL 5 GENNAIO, LE STIME E I CONSIGLI UTILI Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

SALDI INVERNALI 2018: IN ABRUZZO SI PARTE
IL 5 GENNAIO, LE STIME E I CONSIGLI UTILI

Pubblicazione: 03 gennaio 2018 alle ore 19:50

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L’AQUILA - Sono già scattati, o stanno per farlo, in tutt’Italia, i saldi invernali, un appuntamento particolarmente atteso dai consumatori, ma anche dalle imprese, che sperano di rifarsi dopo l’ennesimo anno difficile. In Abruzzo i saldi partiranno domani, venerdì 5 gennaio, e si concluderanno lunedì 5 marzo, il giorno dopo le elezioni politiche.

Il nuovo anno parte, come di consueto, con gli sconti di fine stagione. Secondo una stima di Confcommercio, il budget a persona sarà di circa 143 euro per abbigliamento, calzature, giocattoli e accessori, mentre ogni famiglia spenderà in media 331 euro, per un giro d'affari complessivo di 5,2 miliardi di euro.

“Tra gli addetti ai lavori si aspettano con ansia i saldi invernali, che rappresentano un ultimo baluardo per poter fare gli incassi che sono mancati nei mesi scorsi, contrassegnati da un periodo decisamente negativo, soprattutto per i negozi nei centri urbani - spiega ad AbruzzoWeb Roberto Donatelli, presidente della Confcommercio Abruzzo - Questo perché la grande distribuzione ha sempre fatto numeri maggiori e riesce ancora ad attrarre più cittadini rispetto alle botteghe o alla piccole attività. Il consumatore preferisce i centri commerciali, dove trova parcheggi gratis, una maggiore offerta, eventi di ogni genere”.

Secondo il presidente, bisognerebbe riportare lo stesso tipo di offerta anche nei centri urbani, perché “il commercio in generale ne trarrebbe un grande vantaggio, ma per fare questo ci sarebbe bisogno di progetti concreti e una forte collaborazione con tutte le amministrazioni locali abruzzesi, il che non è facile”, ammette.

Gli abruzzesi, seguendo il trend nazionale, spenderanno di meno rispetto allo stesso periodo del 2017. “Secondo le previsioni, la spesa sarà leggermente inferiore a quella dell'anno scorso, ma in linea con il momento, complice la crisi e il valore d’acquisto inferiore per gli italiani, inoltre - aggiunge - secondo le stime dell'ufficio studi di Confcommercio ogni famiglia, in occasione dei saldi invernali 2018, spenderà 331 euro per l'acquisto di capi d'abbigliamento, calzature ed accessori”.

Qualche azienda ha già iniziato a fare sconti, ma non ufficialmente, un’abitudine ormai consolidata, nonostante le raccomandazioni di Confcommercio alla correttezza verso le altre imprese. “Purtroppo c’è sempre chi, in modo sleale, inizia ufficiosamente a fare i saldi - spiega Donatelli - per esempio, attraverso messaggi privati ai clienti ritenuti fidati, ma la maggior parte dei cittadini, per fortuna, aspetta comunque l’apertura ufficiale".

Un’altra questione è legata alla concorrenza “spietata” del web, che “minaccia sempre più il commercio inteso nella sua forma più classica e per questo Confcommercio sta cercando di sensibilizzare sempre più aziende - sottolinea il presidente abruzzese - Soprattutto per quelle più piccole abbiamo avviato un progetto che le porti ad investimenti mirati nell’e-commerce, perché bisogna stare al passo con i tempi, nessuno può permettersi, ora come ora, di restare indietro. Abbiamo organizzato anche dei corsi proprio sul tema del Social web marketing, per promuovere la vendita online, che ormai sta sbaragliando la concorrenza in ogni settore”.

Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, infine, Confcommercio ricorda alcuni principi di base, come la possibilità di cambiare il capo dopo l’acquisto, che però è lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme, in questo caso l’acquirente è tenuto a denunciare il vizio entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

I capi che vengono proposti in saldo, inoltre, devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento, se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi appartenenti a stagioni precedenti.

Fondamentale anche l’indicazione del prezzo: il negoziante, infatti è obbligato ad indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

UNIONE CONSUMATORI: “COMPRARE BENE E ARRIVARE PREPARATI, ECCO COME”

A fornire “alcuni consigli per comprare in modo intelligente, dando un occhio al portafoglio e l’altro alla qualità, evitando fregature”, è la delegata per L’Aquila dell’Unione nazionale dei consumatori, l’avvocato Alberta Del Piero.

“Prima di acquistare è opportuno valutare la bontà della merce, guardando subito l’etichetta che descrive la composizione del capo, perché non sempre un prezzo alto garantisce massima qualità - ricorda  - Controllare il prezzo e, soprattutto, non acquistare quando il cartellino non indica il vecchio prezzo, il nuovo e la percentuale di sconto applicata. Il prezzo scontato deve essere indicato in modo chiaro e la merce scontata deve essere esposta in un settore a parte da quella nuova”.

Bisogna, inoltre, “diffidare dagli sconti esagerati, superiori al 50%, che possono nascondere merce di anni precedenti o, comunque, prezzi iniziali gonfiati, a meno che non sia lo stesso commerciante ad avvertire di queste qualità dei prodotti esposti per la vendita. Gli acquisti in saldo devono riguardano realmente la merce di fine stagione - rimarca - Per evitare il rischio di acquistare fondi di magazzino, è preferibile stare lontani dai quei negozi che pochi giorni prima dall’inizio saldi avevano i ripiani semivuoti e che poi per magia si sono riempiti di capi più svariati, di ogni colore e taglia”.

“Ricordarsi che è opportuno provare il capo d’abbigliamento, ma non è un obbligo del negoziante, quindi è rimesso alla sua discrezionalità - continua ancora la Del Piero - Usciti dal negozio, conservare sempre lo scontrino, perché i capi in saldo si possono cambiare, valgono le regole di sempre. Due mesi di tempo per denunciare il difetto del capo, per ottenere la sua sostituzione o riparazione, a scelta del consumatore”.

“Se il cambio non è possibile per ragione di taglia, chiedere la restituzione dei soldi”, prosegue, perché “non è vero che il negozio non possa rifondere quanto pagato e dunque a voi la scelta tra la restituzione delle somme e il buono acquisto solitamente propinato dal negoziante, oppure convenire la riduzione del prezzo del prodotto danneggiato che si intende trattenere”, conclude.



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