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SANITA': 1.200 ABRUZZESI RISCHIANO DI CONTRARRE LINFEDEMA; VERI', DA REGIONE MASSIMA ATTENZIONE

Pubblicazione: 07 settembre 2019 alle ore 17:50

Nicoletta Veri'

FRANCAVILLA AL MARE - "La Regione non ha ancora recepito le linee guida in materia, ma posso garantire che porremo un'attenzione particolare su questo tema".

Così l'assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, a Francavilla al Mare (Chieti), intervenendo al convegno internazionale Linfedema - Cos'è, cosa fare, come convivere con questo difficile partner", organizzato da Resilia, Italian Lymphoedema Network e Associazione italiana fisioterapisti, in merito al mancato recepimento, da parte della Regione Abruzzo, della normativa nazionale sul linfedema, che nel 2016 è stato ufficialmente riconosciuto dal Governo, con la contestuale individuazione di una serie di prestazioni assistenziali da garantire. 

Verì fa sapere che, in ogni caso, la Regione già prevede alcune prestazioni riguardanti il linfedema secondario, "per ciò che concerne gli interventi riabilitativi, sia nella fase acuta che nella fase cronica, in particolare in riferimento al linfodrenaggio" e aggiunge che "trattandosi di una patologia multidisciplinare, valuteremo l'idea di avviare dei Percorsi diagnostici-terapeutici assistenziali, in modo da poter avere nella nostra Regione quelli che sono dei protocolli ben precisi". 

In Abruzzo sono 1.200 le persone esposte al rischio di contrarre il linfedema di tipo secondario, che si differenzia da quello di tipo primario, di natura genetica, sviluppandosi principalmente in seguito ad interventi chirurgici di tipo oncologico, nell'ambito dei quali è prevista l'asportazione dei linfonodi.

Tra i vari relatori, provenienti da ogni parte d'Italia, Angela Di Baldassarre, dell'Università d'Annunzio, responsabile del Progetto Eusoma in tandem con il professor Cianchetti. 

"E' un progetto finanziato dalla Regione, nell'ambito del quale ci siamo occupati della somministrazione dell'esercizio fisico nelle donne che sono uscite dal percorso di radioterapia o chemioterapia in seguito a carcinoma mammario - spiega Di Baldassarre -. In due anni abbiamo monitorato oltre 1.000 donne, circa 300 delle quali hanno avuto modo di seguire questo percorso gratuito all'interno delle Asl, che ha avuto un riscontro assolutamente positivo, dal momento che i dati scientifici evidenziano non solo una riduzione del linfedema nelle pazienti, ma anche una riduzione degli ormoni dello stress, una migliore capacità di dormire e più in generale un benessere della donna che altrimenti non ci sarebbe stato".



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