SANITA': TAGLI SULLE INDENNITA' A GUARDIE MEDICHE, FEBBO ATTACCA LA REGIONE

Pubblicazione: 29 luglio 2017 alle ore 15:34

Mauro Febbo

L'AQUILA - "L'assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci e il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, continuano a mortificare la sanità territoriale colpendo ancora una volta le Guardie mediche. Arriva l'ennesimo pasticcio creato della Regione in campo sanitario, questa volta ai danni di 280 medici delle Guardie mediche, che si vedono tagliare le proprie indennità di rischio". 

Lo denuncia in una nota il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo.

"L'assessore Paolucci, con la Deliberazione della Giunta regionale (Dgr) 398 del 18 luglio scorso, ha praticamente deciso che dal prossimo 1 agosto i medici non devono più percepire i 4 euro in più per ogni ora di lavoro, una cifra che va ad aggiungersi ai 22 euro l’ora stabiliti dal contratto nazionale di lavoro. Ma non solo - prosegue Febbo - bisogna attivarsi per recuperare tutte le somme fin qui illegittimamente elargite; parliamo di circa 60 mila euro a dottore".

"Il sindacato dei medici italiani - spiega - ha già giustamente annunciato barricate e vertenze per difendere un diritto acquisito nel 2005, poiché parliamo di una somma derivante dall’indennità di rischio che si aggira su 500 euro lordi al mese. Incredibile come questa Regione con una Dgr riesca facilmente a stravolgere gli accordi di lavoro nazionali, andando a eliminare i diritti acquisiti dei lavoratori".

"Una Regione dei due forni: si allinea in maniera veloce e rapida alle decisioni della Procura della Corte dei Conti solo quando non vengono toccati gli atti contenenti decisioni di interesse dell'esecutivo regionale - attacca ancora il consigliere di Forza Italia - È vergognoso quello che avviene in campo sanitario ai danni dei cittadini. In Abruzzo le sedi della continuità assistenziale sono rimasti gli unici presidi a tutela della salute dei cittadini, soprattutto quelli residenti nella più interne".

"Adesso assisteremo ad fuggi fuggi di dottori non più disposti ad operare in quelle aree interne mettendo a rischio la qualità dei servizi. Pertanto - conclude Febbo - porterò il caso in Commissione vigilanza e verificherò la legittima della determinazione in questione al fine di verificare se la decisione adottata dalla Regione era l'unica plausibile da percorrere o se vi erano percorsi diversi o altri atti da compiere al fine di continuare a tutelare la salute pubblica nei territori interni e montani senza incorrere questo ulteriore ed inutile pasticcio".



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