SANSIFICIO TREGLIO: CALA IL SIPARIO, ORA IL COMUNE PENSA A RICONVERSIONE Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

SI CHIUDE UNA LUNGA BATTAGLIA DI CITTADINI E AMMINISTRATORI, IL SINDACO IMMAGINA DI TRASFORMARE IL SITO IN UN'AREA COMMERCIALE

SANSIFICIO TREGLIO: CALA IL SIPARIO,
ORA IL COMUNE PENSA A RICONVERSIONE

Pubblicazione: 16 maggio 2018 alle ore 06:30

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TREGLIO - Impianto venduto, il sansificio Vecere di Treglio (Chieti) chiude i battenti. Si pone fine così ad una battaglia portata avanti da cittadini ed amministratori contro il sansificio abruzzese che, proprio in queste ore, si sta provvedendo a smantellare.

Esprime grande soddisfazione il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, da sempre impegnato per la tutela della salute pubblica, che guarda al domani: "Abbiamo già pensato ad un progetto di riconversione - spiega - e nelle nostre intenzioni c'è il disegno di un'area commerciale".

L'impianto, che si è occupato della lavorazione della sansa dal 1974 fino a pochi mesi fa, è stato in questi anni oggetto di lunghe contestazioni che hanno tenuto impegnati gli oppositori, preoccupati per i fumi sprigionati dai camini, ritenuti altamente impattanti per le emissioni in aria.

Timori confermati nel 2015 dal Tribunale di Lanciano, che aveva accertato l'ampio superamento dei limiti di emissioni in atmosfera condannando per reati ambientali la proprietà. E, infine, l'ulteriore batosta è arrivata dal Tar di Pescara che ha affidato alla marchigiana Arpam (agenzia regionale per la protezine ambientale) l'incarico di svolgere un approfondimento. Nella relazione dell'Arpam, che ha esaminato l'autorizzazione rilasciata nel 2011, si parla di un provvedimento "da ritenersi non conforme alla disciplina tecnico/amministrativa, in relazione al tipo di impianti ed emissioni".

L'azienda Vecere, secondo le prime indiscrezioni, avrebbe venduto l'impianto in Tunisia dove potrebbe già contare su numerosi contatti anche in previsione di eventuali affari. Restano sconosciute attualmente le posizioni dei lavoratori fino ad oggi impiegati nella struttura. In realtà pochi storicamente, meno di 10, e di cui buona parte sarebbe già in età pensionabile. 

"Per gli altri - spiega il sindaco Berghella - qualora ce ne fosse bisogno, saremmo disponibili come amministrazione ad intervenire nella ricerca di un nuovo impiego. Resta ferma la soddisfazione che ci ha visti a lungo impegnati alla costante salvaguardia della salute dei nostri cittadini e di tutto il comprensorio frentano".

Lo stabile, di proprietà della Vecere Srl, potrebbe essere trasformato, almeno secondo le attuali intenzioni dell'amministrazione comunale, in un'area commerciale.

"Presenteremo il nostro progetto - spiega il sindaco Berghella - che ovviamente partirà da una bonifica dell'area e terrà conto di tutti i parametri da rispettare. Auspichiamo in una collaborazione proficua con Vecere, a cui appartiene l'area, che tenga conto delle esigenze dei proprietari e tuteli la vocazione culturale, ambientale e naturalistica del nostro territorio".

Ma nelle intenzioni di Vecere non è detto che ci sia la riqualificazione dell'area e potrebbe, come ha fatto nell'ultimo anno, ritirare la sansa dei frantoiani per trasportarla in Puglia. Anche se così "la vendita della sansa che prima costituiva un minimo di ricavo, ora rappresenterà solo un altro costo", dice Alberto Amoroso, presidente dell'Associazione Frantoiani abruzzesi.

Una posizione decisamente critica, quella di Amoroso, che prova a spiegare come "a pagarne le spese sarà l'intera filiera olearia. Si è tanto parlato di ambiente per spedire camion carichi di sansa a centinaia di chilometri dal nostro territorio. Anche questo è inquinamento ed è anche un ulteriore costo. Un costo di trasporto che andrà a ripercuotersi senz'altro sul costo del prodotto finale, l'olio per l'appunto. Oppure rischierà di mettere in seria difficoltà la competitività dei nostri frantoiani".

"Il sansificio Vecere - continua Amoroso - sorge nella zona industriale di Treglio e nelle intenzioni sicuramente non prevedeva abitazioni sparse tutto intorno. Le scelte scellerate delle amministrazioni passate hanno fatto in modo che si potessero costruire villette proprio a ridosso di questa attività produttiva e ora lo scotto lo paghiamo doppiamente".



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