SANTA CROCE: BRAGHINI, ''LA PROPOSTA DI TORNARE
A IMBOTTIGLIARE E' DEMAGOGIA, PAGHI I LAVORATORI''

Pubblicazione: 27 ottobre 2017 alle ore 12:00

L'avvocato Salvatore Braghini

L'AQUILA - “La proposta della Santa Croce dell'impreditore molisano Camillo Colella, di tornare a imbottigliare a Canistro senza concessione è demagogia, prima paghi i lavoratori”

Ad affermarlo è Salvatore Braghini, avvocato del Comune di Canistro. Una presa di posizione che fa seguito all’annuncio della Santa Croce di aver fatto richiesta alla Regione Abruzzo di utilizzare, ai fini dell’imbottigliamento temporaneo, l’acqua minerale della sorgente Sant’Antonio Sponga, di Canistro (L’Aquila), che da quando la Sannta Ciorce ha perso la concessione, licenziato gli operai e interrotto la produzione, finisce nel fiume Liri: una istanza accompagnata da contestuali assunzione di personale “in numero adeguato al fabbisogno aziendale”. 

La richiesta non è stata accolta dal dirigente del servizio Risorse del territorio e attività estrattive, Iris Flacco, che, però, ha trasmesso l’istanza alla Giunta regionale “per le valutazioni del caso”. In sostanza, deve decidere l’organo politico. La Santa Croce evidenzia che la legge consente una concessione temporanea.

Braghini è però di altro avviso. Nella sua nota non è chiaro, va evidenziato, se l’avvocato parla a nome personale, o del Comune di cui è rappresentante legale.

“Va tenuto presente – scrive Braghini  - che la decadenza della concessione aggiudicata alla Sorgente Santa Croce è dovuta, in primis, all’annullamento del bando del 2015 inseguito al ricorso promosso dal Comune di Canistro contro la Regione ma anche alla revoca del titolo concessorio per irregolarità del documento unioco di regolarità contributiva, e, a proposito, nessun procedimento giudiziale, trattato dal tribunale amministrativo regionale dell’Aquila e dal Consiglio di Stato, ha mai dato ragione alla società. Colella, dunque, dovrebbe dimostrare che ha sanato la predetta irregolarità”.

“Inoltre – incalza Braghini -  per rendere credibile la sua proposta, questi dovrebbe prima sanare i suoi molteplici fronti debitori. Certamente quello con lo Stato, atteso il sequestro che ha subito per un valore di 20 milioni di euro, trattandosi di soldi sottratti indebitamente alla collettività, ma ancor prima e soprattutto quello con i lavoratori della ex Santa Croce. Non può pensare di riprendere ad imbottigliare e di assumere quei lavoratori che per ottenere le spettanze retributive, il tfr e persino quote di fondo pensionistico integrativo, hanno dovuto presentare ricorso al Giudice del lavoro”.

“Altra condizione ineludibile – aggiunge Braghini - è quella di cessare tutti i contenziosi pendenti al TAR dell’Aquila, altrimenti il ripristino dell’attività produttiva della Santa Croce potrebbe diventare il motivo per proporre altri ricorsi e per allungare i tempi di quelli esistenti, a detrimento dell’iter amministrativo che sta portando la Norda all’aggiudicazione definitiva”.

Braghini rende noto poi  che “il prestigioso pool di avvocati assoldato per due importanti contenziosi dalla Italiana Beverage, l’azienda che controllala Santa Croce srl, hanno rinunciato al mandato”.

“Si tratta dell’avvocato Filippo Satta, professore ordinario di Diritto amministrativo alla Sapienza, e degli avvocati Romano e Fragale, i quali hanno congiuntamente rinunciato a due mandati conferitigli dall’imprenditore molisano, tanto da far pensare che quella di Colella sia una proposta per deviare l’attenzione su altro e per dissimulare un momento di evidente difficoltà. Una delle due rinunce, infatti, si profila particolarmente grave per Colella,in quanto relativaal giudizio istaurato avanti al TAR per annullare la gara aggiudicata alla Norda, la cui udienza di discussione è prevista per il prossimo 8 novembre e alla quale mancherà il decisivo apporto del prestigioso studio legale romano”.

Segno per Braghini che  “la compagine di Colella si sfalda”.

“Colella in questi giorni ha accusato di nuovo la Regione e il Comune di Canistro, additando il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli e il sindaco Angelo Di Paolo come i responsabili della condizione dei lavoratori, che, invece, si erano rivolti ai vertici aziendali di Mediaset e persino al Parlamento per denunciare lo sconcertante paradosso che vede un imprenditore promuovere il marchio con ingenti esborsi di denaro senza pagare retribuzioni e tfr alle maestranze che quel marchio hanno servito con il loro lavoro”.

“Quale credibilità può darsi a un imprenditore che accusa tutti e tutto cercando di ostacolare con ogni mezzo l’iter amministrativo intrapreso dalla Regione e dal Comune? In realtà, con l’abbandono dei suoi legali e con la funambolica proposta, Colella si scopre ancor più isolato nelle sue inutili ed interminabili battaglie legali e per questo accetta ancor meno che, invece, i lavoratori siano uniti contro di lui e che le istituzioni, Regione e Comune di Canistroin primis, cooperino con i fatti laddove lui riesce solo a dividere con le parole”.



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