SANTA CROCE: I SINDACATI
''QUERELA A PAGLIAROLI
ASSURDA, E' SOLO DIVERSIVO''

Pubblicazione: 05 giugno 2018 alle ore 15:18

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CANISTRO - "Una querela assurda e infondata, quella della Santa Croce di Camillo Colella e che ha un doppio fine: buttarla in 'caciara', come si dice in dialetto, ovvero distogliere l’attenzione dai soldi che la società ancora deve ai suoi ex lavoratori".

Parole dure, quelle di Marcello Pagliaroli, sindacalista della Flai Cgil, coinvolto in un’azione giudiziaria per falsa testimonianza dalla Santa Croce Spa, ex concessionaria della sorgente Sant’Antonio di Canistro (L’Aquila).

Oggi Pagliaroli ha tenuto una conferenza stampa nella sede Cgil di via Cassinelli ad Avezzano (L’Aquila) assieme al segretario provinciale della Cgil Umberto Trasatti, l’avvocato Luca Salvatore, del foro di Avezzano, segretaria regionale della Flai Cgil Ada Sinimberghi.

Presente alla conferenza stampa anche una delegazione dei lavori ed anche l’assessore comunale del comune del Canistro Ugo Buffone.

ll motivo dell’azione giudiziaria è legato a quanto dichiarato dal sindacalista il 27 febbraio 2018 nel corso dell’udienza, al Tribunale di Avezzano, sulla vertenza di lavoro attivata dagli ex dipendenti della Santa Croce nei confronti dell’azienda: in quella occasione, il noto sindacalista ha negato "le modalità delittuose ed illegittime", verificatesi nel corso delle mobilitazioni sindacali attuate a Canistro dal 26 ottobre all’11 novembre 2016, contro la Santa Croce, e che si legge nella querela, sono state contraddistinte da “costanti intimidazioni, insulti e minacce anche all'incolumità personale, rivolte ai pochi lavoratori che non intendevano aderire alla protesta”, da “cordoni umani davanti ai cancelli di ingresso dello stabilimento, che hanno impedito l’accesso in entrata e in uscita, ai dipendenti, all'amministratore ai soci della società, ai numerosi trasportatori, ed anche la fuoriuscita dallo stabilimento di merce, materiali produttivi, materie prime". 

La protesta si inseriva nel duro scontro, anche giudiziario, tra l’azienda e la Regione che in quel periodo ha negato la proroga delle attività e revocato la concessione della sorgente costringendo di fatto l’imprenditore Colella a licenziare i 75 dipendenti.

Accuse del tutto infondate per Pagliaroli e i sindacati, che sono pronti alla controffensiva  anche da punto di vista legale.  

"Quello che è accaduto - ha esordito Trasatti - è molto grave: dall’ottobre 2016 ci sono decine e decine di lavoratori che hanno perso in lavoro e sono andati in Naspi, attendono spettanze arretrate dalla Santa Croce, e invece di parlare dei diritti calpestati dei lavoratori, ci troviamo oggi a discutere di questa  vicenda emblematica".

"Parlando anche a nome anche della Cgil nazionale, che ha grande attenzione su questo episodio – prosegue Trasatti - esprimo il pieno sostengo a Marcello, di cui tutti conosciamo le qualità morali, l’impegno che ci mette nelle vertenze. La verità è che questa società non ha finora risparmiato denunce a nessuno, anche se poi gli esiti di queste azioni sono note a tutti. Ho detto a Marcello: lo considero un merito essere denunciato dalla Santa Croce. Ed una cosa è certa, non ci faremo intimidire".

Entra nel merito della querela Pagliaroli.

"In quella testimonianza  - spiega il sindacalista -  ho ribadito quello che è accaduto nella mobilitazione: tutto è stato concordato con  Polizia e Carabinieri, noi abbiamo sempre rispettato le regole in quella manifestazione. Nella querela si usa la parola 'delittuoso',  e va però dato il giusto peso alle parole: in quella mobilitazione infatti non successo nulla di 'delittuoso', ovvero non ci sono stati fatti di sangue, non ci sono state scaramucce, non c'è stata nessuna carica delle forze dell'ordine, tutto è avvenuto nella massima chiarezza a e alla luce del sole, davanti alle forze dell'ordine".

La denuncia, afferma dunque Pagliaroli, è solo un diversivo.

"Questa vertenza la sento mia, la seguo da anni, e dico che la Santa Croce vuole distogliere l'attenzione dal fatto che ad oggi, ai lavoratori non  vengono ancora riconosciute le legittime spettanze,  a causa della mancata erogazione della liquidazione, di cinque mensilità, della tredicesima e quattordicesima, delle ferie non godute. Ecco perché Colella lo vuole buttarla in 'caciara'".

Pagliaroli annuncia infine una controffensiva legale, nella misura in cui si afferma nella querela che “la condotta illecita e delittuosa è stata concertata dalle principale sigle sindacali: un accusa pesantissima" sottolinea Pagliaroli.

Gli offre manforte l’avvocato Salvatore.

"I tempi di questa querela sono molto sospetti - evidenzia il legale - la falsa testimonianza si configura normalmente al momento che c’è una sentenza, non durante un dibattimento. Confidiamo comunque nella giustizia, e chiederemo subito un’archiaviazione, essendo palese l'insussistenza dei fatti che vengono addebitati. I testimoni che abbiamo indicato – prosegue poi il legale - sono per lo più appartenenti alle forze dell'ordine, ai vertici della Polizia e dei Carabinieri, presenti nel luoghi dove secondo la ricostruzione dell'azienda, si sarebbe verificato l’impedimento dell’accesso di persone e cose da e per lo stabilimento".

Ugo Buffone è intervenuto per affermare che "noi facciamo le cose con serietà, cerchiamo o di confrontarci con tutti, abbiamo tenuto oltre 50 incontri con la società, ma è stato inutile, l'obiettivo di Colella è operare con poche persone, non vuole un'azienda che si sviluppa, gli basta il marchio forte, forse il suo obiettivo non è l’acqua minerale".

Conclude Sinimberghi: "Colella sta denunciando tante persone, e questo è incredibile, visto che il signor Colella ha portato al licenziamento di tante persone, che sono senza stipendio e senza ammortizzatori sociali, e sta ostacolando l’insediamento della Norda che deve riavviare l’attività produttiva".



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