SCIOPERO PER IL 90 PER CENTO DEI MEDICI IN ABRUZZO,
''COSTANTE DEFINANZIAMENTO E TROPPI PRECARI''

Pubblicazione: 13 dicembre 2017 alle ore 10:30

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L’AQUILA - Un’adesione allo sciopero dei medici e dirigenti dipendenti del servizio sanitario nazionale, indetto per 24 ore nella giornata di ieri, martedì 12 dicembre, che in Abruzzo ha sfiorato il 90 percento, secondo le stime riportate dal sindacato Anaao Assomed.

Numeri che tengono conto anche delle adesioni di quei dottori che hanno comunque prestato servizio per garantire le cure urgenti, come le chemioterapie e i servizi essenziali di assistenza sanitaria.

Sul tavolo problematiche importanti, affrontate in un dibattito all’Aquila al quale hanno preso parte i rappresentanti di quasi tutte le sigle sindacali delle aziende sanitarie della regione. 

A partire dal “costante de-finanziamento del servizio sanitario nazionale, per il quale la spesa messa in campo dallo Stato scende sensibilmente ogni anno, costringendo una fetta importante della popolazione a ricorrere a cure private, o addirittura a rinunciare a curarsi, quando le condizioni economiche non lo permettono”, come ha spiegato il dottor Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive presso l’ospedale regionale San Salvatore dell’Aquila e referente sindacale per l’Anaao.

“Il nostro sistema sanitario, nonostante il cronico definanziamento, comunque regge e ci consente a oggi di essere uno dei Paesi con la più alta aspettativa di vita e di essere considerati al terzo posto a livello internazionale come assistenza, dietro Honk Kong e Singapore e dunque davanti a paesi importanti come Francia, Spagna e Inghilterra”, ha aggiunto Grimaldi. 

Ma c’è un rischio reale e preoccupante, che i medici hanno inteso denunciare e che si affianca alle problematiche di precariato dei giovani che intraprendono la professione di Ippocrate, alla mancata applicazione delle direttive europee in fatto di regolamentazione degli orari e al quesito altrettanto importante del mancato rinnovo, dal 2009, del contratto nazionale. 

“Il rischio è quello di trovarsi nel giro di pochi anni con migliaia di medici specialistici che andranno in pensione senza che vengano rimpiazzati dalle nuove leve - ha affermato a tal proposito Grimaldi - questo perché le scuole di specializzazione offrono, in Italia, meno posti di quella che è la richiesta da parte degli specializzandi, medici che comunque sono costantemente deresponsabilizzati, sottopagati e precari”. 

“CI saranno situazioni in cui i concorsi per i posti di medico specialistico andranno deserti per la mancanza di specialisti. Oppure perché alcuni giovani medici preferiranno fare altre cose piuttosto che andare a lavorare in posti magari scomodi - ha aggiunto - Ha fatto scalpore un concorso per quattro ortopedici a Matera, in Basilicata, una delle capitali della cultura, andato anch'esso deserto”.

“A Teramo e a Pescara le attività mediche si sono limitate alle attività di urgenza, nelle sale operatorie, con punte di adesione che arrivano al 90 per cento e il dato anche se non ufficiale rispecchia l’andamento di tutte le province abruzzesi - ha dichiarato Filippo Gianfelice, segretario regionale dell’Anaao - Tenendo conto del personale che è stato costretto a lavorare per garantire i servizi minimi, considerando che lo sciopero dura 24 ore e che il personale in forza negli ospedali è già in carenza di organico. Per cui basta l’assenza di una persona per sovraccaricare gli altri dipendenti”. 

Il dato nazionale di adesione, sempre secondo le prime stime, non ancora ufficiali, si attesta intorno all’80 per cento.

“La cosa più importante è che tutto il personale medico ha sentito l’importanza della questione e ha aderito allo sciopero che ha voluto richiamare l’attenzione su problematiche di rilevanza nazionale - ha sottolineato Gianfelice - e quindi del finanziamento del sistema sanitario nazionale per il quale c’è sempre meno denaro, con il cittadino costantemente è costretto a intervenire di tasca propria per accedere alle cure. Una sanità meno pubblica e universalistica e più privata esclude dal diritto alle cure quelle categorie più fragili di persone che, molto spesso, rinunciano del tutto a curarsi. Viene dunque colpita quindi proprio l’area della prevenzione”.

A livello locale, il precariato è ancora il nodo da sciogliere “in Abruzzo si sono fatti pochi concorsi, i giovani medici sono precari e si spera che nel 2018 cambi qualcosa. Abbiamo protestato per questa strozzatura tra medicina e scuole di specializzazione. Non si trovano giovani specialisti, perché le scuole di specializzazione, pagate dallo Stato, hanno ridotto i posti messi a disposizione”.

Proprio di recente, l'Università degli Studi dell’Aquila ha visto la chiusura di ben tre scuole di specializzazione, Pediatria, Cardiologia e Neurochirurgia, accorpate con l’Università di Chieti perché non più rispondenti ai requisiti minimi chiesti dal Ministero.

Per quindici studenti specializzandi, oltretutto, il Senato accademico ha negato il nulla osta al trasferimento presso altre scuole di specializzazione, aprendo la strada a possibili ricorsi e azioni legali.



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