SCOSSE IN ALTA VALLE ATERNO, PER I SISMOLOGI
LA FAGLIA E' QUELLA DEL TERREMOTO DEL 1703

Pubblicazione: 11 gennaio 2017 alle ore 07:00

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L'AQUILA - La faglia che corre lungo l'asse Barete-Pizzoli-Arischia, interessata da un nuovo incessante sciame sismico, è quella che ha dato vita alla forte scossa che nel 1703 distrusse la città dell'Aquila.

Lo dice il sismologo Christian Del Pinto, che come il collega dell'Ingv Gaetano De Luca, interpellato lunedì da AbruzzoWeb, si dice convinto che "di sicuro ci saranno altri scosse, non è una previsione ma una banale constatazione, visto che si è semplicemente attivata un'altra struttura sismogenetica ed è naturale che la terra ha ancora bisogno di trovare una condizione di equilibrio"

E afferma che "ora i due sciami, quello di Amatrice che ancora non cessa e quello in Alta Valle Aterno, si influenzano a vicenda, c'è un decorso che fa la scossa di Amatrice e uno che fa il terremoto di Norcia, è logico aspettarsi che questa situazione andrà avanti".

"Non stiamo assistendo a nulla di nuovo - osserva Del Pinto - c'è stato un evento importante, che è quello di Amatrice, e parte dell'energia rilasciata dalla sorgente sismica è stata riversata sulle strutture limitrofe. In parte a nord, dove ha generato il terremoto del 30 ottobre che ha colpito Norcia, e in parte a sud, dove c'è la struttura che va da Aringo a Cagnano Amiterno, la cosiddetta faglia di Montereale, e quella che va da Barete ad Arischia passando per Pizzoli".

"Ma attenzione, non è che un terremoto si sposta - spiega Del Pinto - ma induce nuove attività su strutture sismogenetiche adiacenti. Un terremoto manda parte della propria energia in altre strutture sismogenetiche".

Pur considerando i tempi di ritorno materia statistica e in buona parte empirica, il sismologo afferma che l'area dell'Alta Valle dell'Aterno, soprattutto la faglia di Pizzoli che si è attivata in questi giorni, "desta preoccupazione perchè non rilascia eventi importanti da tempo".

Attualmente sono dunque quattro, spiega Del Pinto, le faglie attive, le due in provincia dell'Aquila, ma anche quelle di Amatrice (Rieti), che ha causato il distruttivo terremoto del 24 agosto scorso ma dove non è certo cessato lo sciame sismico, e dei Monti Sibillini, che ha dato vita alla scossa del 30 ottobre che ha colpito Norcia (Perugia).

I dati su cui vengono poi calcolati i tempi di ritorno, "hanno delle lacune pazzesche", visto che "la sismologia quantitavia ha dati che partono grossomodo dall'inizio del Novecento, a fronte - dice Del Pinto - di decine di migliaia di anni di evoluzione".

Insomma, "si attinge da osservazioni geologiche e da cataloghi storici, come ad esempio i resoconti di Ludovico Antinori, fonti coeve - spiega - che ci dicono che in una zona c'è stato l'evento, ma senza letteratura non lo sapremmo".

Sui tempi di ritorno, quindi, "non ci si può rimettere l'orologio!", eppure, racconta Del Pinto, "ho ascoltato anche docenti universitari che dopo il 6 aprile affermavano che saremmo stati tranquilli per 300 anni, purtroppo non è così".

"L'elucubrazione statistica non va confusa con ciò che effettivamente succederà - aggiunge - non abbiamo modo di conoscere l'energia accumulata da una faglia, il sismologo ricorre ai dati e non alla statistica".

Tornando comunque a quanto sta accadendo nell'Alta Valle dell'Aterno - più di mille scosse dall'11 novembre scorso nell'area di Montereale, con la più forte di magnitudo 4.4. il 29 novembre, e 38 eventi tra Pizzoli e Cagnano, con il più forte di magnitudo 3.2 nella notte tra l'8 e il 9 gennaio scorsi - Del Pinto spiega che "non necessariamente ogni piccolo sciame deve generare un 6.5, ma da sismologo dico che se c'è una nuova attivazione di una struttura che in passato ha rilasciato forti scosse, a prescindere dai tempi di ritorno, è una situazione da attenzionare".

"Non è che perché il geologo mi dice che i tempi di ritorno sono di mille anni allora ignoro quanto sta accadendo, il dato mi serve per monitorare il territorio".

Per Del Pinto, dunque, il fenomeno "scientificamente non è da sottovalutare, ciascuno fa le scelte che vuole, ma di certo non posso dire 'state tranquilli', come disse qualcuno contro cui testimoniai anni fa, anche dire 'scappate' non sarebbe scientificamente corretto".

Infine un ammonimento agli amministratori, ai quali - dice - "il terremoto dell'Aquila non ha insegnato nulla dal punto di vista della prevenzione", che "dovrebbero iniziare a pensare in termini di riduzione dei rischi".



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