SERENAMENTE: GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE?

Pubblicazione: 14 luglio 2011 alle ore 08:01

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L’AQUILA - È arrivata finalmente l’Estate. I colori si ravvivano; gli odori sono più intensi e profumati; il nostro Snc (Sistema Nervoso Centrale; il cervello; la mente; la psiche…), assopito e stancato dalla lunghissima invernata (quest’anno la Primavera non c’è stata…), si apre alla fine del letargo per fare il pieno di sensazioni, emozioni, provviste di benessere per l’anno che verrà.

Abbiamo allora deciso di non annoiarvi con stress, tristezza, problemi, Dpts, rimpianti, terremoto, incertezze, paure, dubbi, sconfitte, rimorsi, disturbi, parti anatomiche del Snc, eccetera, eccetera, eccetera.

Vorremmo insieme a voi, tra il serio e il faceto, discutere di un argomento da ombrellone; di quelli senza tempo e fuori dalle mode; di quelli un po’ stupidi e da rotocalco “orchiclasta” estivo; di quelli dei quali si può discutere anche continuando a fare incetta di sensazioni ed emozioni sane e positive mentre guardiamo l’orizzonte da una spiaggia o da una montagna della nostra splendida Regione.

Anche se tenteremo di mantenere nella forma, un certo “rigore scientifico”, spero ci perdonerete per alcuni dei contenuti e possiate sorridere un po’.

Buona lettura e buone vacanze!!

Background. Ricordate la commedia musicale della locandina? Erano gli anni ’50, io non ero ancora nato e forse i miei non si erano neanche incontrati.

Ricordo perfettamente la sua trama e, strano, ricordo perfettamente le atmosfere, la musica, il clima culturale dell’epoca ed il significato sociale dei contenuti del film stesso.

La storia, una favola dei “tempi moderni” (sono da allora passati 50 e più anni), descrive le vicende di due belle ragazze dalle buone speranze e dalle poche risorse, in cerca di definire le proprie vite al calore di un focolare domestico confortevole e illuminato dalla luce dell’agio adamantino.

La bruna, dallo sguardo intelligente e austero (Jane Russell), convolerà nel lusso cavalleresco di un attempato amante; la bionda (Marilyn Monroe), cullata nei sogni disincantati di romanticherie incastonate con il lusso, sposerà innamorata, uno squattrinato investigatore privato.

Il film si conclude, anticipato dalla celebre “Diamonds are a Girl’s Best Friend”, con l’icona di Marilyn che diviene la bionda più emulata (dalle donne) e desiderata (dagli uomini) nello scenario Hollywoodiano.

Viene confermata dall’”evoluzione” (semmai attraverso modalità meno colme di contenuti) la “civiltà dell’immagine”: attraverso l’iconografia delle bionde così belle punto e basta; desideri confessati (ed inconfessati) dell’uomo medio (e non solo).

Il mito delle bionde è continuato sino ad oggi tant’è vero che insieme ai rotocalchi del settore, ad alcuni (semmai di dubbio gusto) dibattiti televisivi, alle sfilate di veline e di velone e, perché no, sino alla recente edizione di miss Italia e perfino nelle riviste scientifiche divulgative, le bionde sono sempre protagoniste e rappresentano nell’immaginario collettivo una passione (maschile) mai sopita nel tempo.

In buona pace per i pittori preraffaeliti, che (è noto!) preferivano le brune e le rosse.

Materiali e Risultati. Ebbene, torniamo a noi. Il giovane ricercatore, tra le altre cose, è spesso di fronte al computer e tra Pub-med, Med-line, Lancet, American Journal, Farmacovigilanza, Nimh, capita che si interessi anche di qualcos’altro; che so la storia dell’umanità, l’etologia, le teorie evoluzionistiche e che in questo girovagare Hesseiano-telematico si imbatta in qualche sito interessante.

Per esempio un sito pieno zeppo di notizie divertenti e curiose: Neoteny.org. Il sito conserva tutta una serie di teorie scientifiche da vendere ma, gli estratti a disposizione del visitatore, sono quelli che hanno catturato la mia attenzione.

Avevo visto (si sarà intuito?) qualche giorno prima in lingua originale Gentleman Prefer Blondes e, evidentemente sensibilizzato da questo, mi sono avventurato in una serie di informazioni a favore di questo teorema (ovvero gli uomini preferiscono le bionde).

I dati provengono da articoli pubblicati su molte riviste prestigiose (ad elevato impact-factor; davvero! Non dubitino di questo i nostri esperti del settore...) e li potremmo riassumere come segue:
gli uomini preferiscono veramente le bionde, ma soprattutto come fidanzate.

Il mito della bionda “bombshell" sembra essere confermato da una serie di risposte a quesiti specifici: circa il 26 per cento degli uomini pensa che le bionde siano le amanti migliori e più appassionate (contro il 10 per cento delle brune!); il 37 per cento ritiene che siano le fidanzate migliori, più attente e più adeguate per essere “presentate” ai propri genitori; il 46 per cento ritiene che siano più divertenti e meno complesse.

E allora, perché non sarebbero da sposare: perché sembra siano meno proiettate verso il successo e verso la possibilità di lavori retribuiti con fortune economiche.

Strani ‘sti americani: ma una volta (almeno da noi…) non accadeva che fossero le donne a essere persuase, in un modo o nell’altro, da quest’ultima variabile? E il film dal quale è partita tutta questa discussione?

Andiamo avanti. Ci sono informazioni ancora più serie a giustificazione del perché accada questo: Peter Frost dell’Università di Laval in Quebec ci dice che esiste una sottile differenza di pigmentazione tra la pelle (e i capelli) degli uomini e quella delle donne; gli uomini sono tendenzialmente più scuri per una maggior produzione di melanina e una maggiore concentrazione di emoglobina.

Tale differenza acquisirebbe la dignità di carattere sessuale secondario: richiamo ancestrale inconsapevole per il quale gli uomini non saprebbero resistere al fascino primordiale delle bionde!

E che dire del fatto che secondo un’altra prestigiosa rivista di etno-etologia (Journal of Ethnic Studies: impact factor….10!) il “biondismo” sarebbe anch’esso effetto dell’evoluzione poiché i capelli biondi sono una caratteristica più tipica dell’età giovanile e, mutatis mutandis, per tale motivo questo tratto accentuerebbe l’aspetto giovanile delle donne bionde, a garanzia di una maggiore possibilità riproduttiva.

Oppure che dire dell’articolo di Schachter, Ransel & Geschwind su Neuropsychologia che associa la simpatia e la fisicità delle bionde ad una maggiore predisposizione per i disturbi dell’apprendimento (?) e a una migliore/diversa dominanza motoria emisferica come conseguenza del fatto che un tono di melanina inferiore influenzerebbe la migrazione neuronale e quindi il normale sviluppo morfofunzionale di alcune aree del Snc?

Ma non è da dimenticare l’effetto “peacock" (“pavone”; n.d.r., per quelli come me un po’ ignorantelli...): d’altra parte il biondismo, il machismo, insomma l’esasperazione “dell’immagine” (nella “civiltà dell’immagine”) sono figli della nostra epoca.

Discussione. Seria. Borges amava dire che la storia, la vera storia, è così pudica da tener le sua date essenziali per lungo tempo segrete.

Una di queste date, oggi confinata nelle note a margine dei testi di storia bizantina o nei poderosi manuali di teologia ecclesiastica, corrisponde al 787 d.C., anno in cui il settimo concilio ecumenico della Chiesa Cristiana, che si riuniva per la seconda volta nella città di Nicea, in Anatolia, si occupò della questione delle “immagini”.

Atei o credenti, se siamo scampati all’interdizione dell’immagine che vige sia nella cultura ebraica che nell’Islam, noi lo dobbiamo a quei padri bizantini, dei quali si è detto, forse con troppa leggerezza o persino con una punta di scherno, che passavano le loro giornate a discettare sul sesso degli angeli.

Infatti, è solo grazie alla loro sottigliezza che la fiamma dell’ascetismo iconoclasta non ha divorato anche l’Occidente.

Così, solo dopo Nicea diviene effettivamente concepibile quell’immensa galleria d’immagini, segni e figure che risponde al nome di arte occidentale: da Michelangelo a Renoir, da Piero della Francesca a Mondrian.

Ma non solo (e arriviamo meno implicitamente alla nostra riflessione!!), con Nicea si compie il passo decisivo, che porterà al trionfo contemporaneo della cosiddetta “civiltà dell’immagine”, a Hollywood, a Internet, al mondo virtuale del cyberspazio.

“La verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli ed immagini”, recitavano le parole di un antico vangelo gnostico.

Insomma, Marilyn Monroe e le altre rappresenterebbero un anticorpo evolutivo contro la barbarie di alcuni dogmi ideologici, contro i punti di vista esclusivi ed integralisti. A buon intenditor...

Tra il serio e il faceto. In breve, mentre queste evidenze della letteratura sono un primo passo significativo verso la comprensione di questo piccolo ma, abbiamo riflettuto sopra!, complesso argomento, è lecito che nasca anche la speranza che attraverso la comprensione di differenti pattern biologici e comportamentali tra diverse tipologie di individui (in primis tra uomini e donne, forse) sia possibile, più essenzialmente, comprendere le cose che ci succedono attorno.

La ricchezza della diversità. Andrebbe quindi capovolto quel celebre proverbio che recita: “è stolto colui che quando gli si indica la luna col dito, guarda il dito e non la luna”.

Tutti utili e indispensabili a tutti, con le diverse prospettive e i mille modi di leggere la realtà.

Bella e libera (concetto, quest’ultimo, conosciuto solo di recente...) l’umanità.

Bella “la civiltà dell’immagine”.

...Solo facezie. Per concludere, alcune questioni rimangono, comunque, irrisolte: che dire, per esempio, dell’abbronzatura? È vero che gli uomini trovano più sexy le bionde abbronzate? Ed è vero che, invece, le donne trovano gli uomini pallidi e diafani più romantici?

Boh, ai posteri l’ardua sentenza!

Ringraziamenti: alla mia principale e conclusiva fonte di ispirazione, la mia sposa.

* medico chirurgo, specialista in psichiatria e neuropsichiatria infantile, professore aggregato e ricercatore di Psichiatria all'Università dell'Aquila.



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