SERENAMENTE: L'AQUILA, ANCORA SUGLI ''ESULI'' DEL TERREMOTO

Pubblicazione: 05 aprile 2011 alle ore 23:44

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L’AQUILA - Nel nostro contributo di ottobre dello scorso anno, scrivemmo su queste pagine una riflessione sulla “Felicità”.

Tentammo di descrivere gli stati d’animo delle persone che vivevano e vivono all’Aquila, paragonandoli a quelli degli esuli Istriani del dopo-guerra.

A distanza di due anni da quel terribile giorno, in questi giorni progressivamente mi sono venuti in mente molti ricordi di quei momenti e dei giorni successivi; mi sono anche tornate alla mente quelle “metafore”, che oggi sembrano essere ancor più calzanti e adeguate a descriverci e a descrivere il clima emotivo della nostra amata città.

Sarò costretto a “citarmi” (!) e a tratti a ripetermi…

Spero di non apparire scontato o troppo autoreferenziale ma oggi è anche il mio bi-anniversario e mi auguro sarete indulgenti sul contenuto e la forma delle mie riflessioni che questa volta (ma vi assicuro, soltanto per questa volta!) vi sembreranno troppo personali (e quindi per niente utili….).

“Oggi [lo scorso anno, ndr], dopo un anno da quel terribile 6 aprile 2009, capisco cosa sia e senta un esule. Oppositore non di una forza politica; sanzionato non per aver commesso un reato; punito non per una qualche pena del contrappasso; semplicemente una microscopica molecola all’interno di un vortice miracoloso che, talvolta, produce dolore: il cinismo soave della natura. Ma, forse, anche questo mistero ha un suo recondito ed invisibile significato”.

Quel giorno, corro in ospedale subito dopo; nella nebbia lattiginosa e fitta che avvolge ogni cosa rendendola immutata mentitrice; nella vivida tensione di dovere sottrarre la realtà dal terrore che sia accaduto qualcosa di terribile; che la catastrofe non si sia verificata; nel puerile e disperato tentativo che possa fare qualcosa per evitare o attenuare l’immensità di quello che temo si stia verificando.

Riposte al sicuro le mie certezze affettive; verificate le altre al telefono, poi soltanto il ripetersi di boati e di sirene. E la mia nuova, non bella, casetta che non c’è più.

L’ospedale colmo di gente; ferite, feriti, punti di sutura, odore acre di polvere, disperazione, vermiglio, paura e morte. Prima nel mio reparto, poi subito in Pronto Soccorso.

E poi la mattina, il pomeriggio, la notte, i giorni e le settimane dopo. Vedo attorno a me freddo, sete, sgomento, paura, dolore, sbigottimento, incredulità, pena, orrore ma anche la dimensione salvifica della professione, il sacro fuoco della medicina che mi lega a me stesso, al passato, mi traghetta verso il futuro, mi consente di galleggiare nel presente e di tentare di far salire sulla “zattera”, tutti quelli più deboli, più sfortunati, più vulnerabili che incontro.

Per mesi e mesi; giorno e notte; senza tregua. Ricordavo a me stesso quello che diceva il nostro conterraneo Benedetto Croce : “Quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile ma di volontà ferma, di persistenza e di resistenza, io mi sono detto .”Tu sei abruzzese!”

Dignità. Così hanno reagito gli aquilani nelle prime settimane e poi, nei mesi a seguire, la gran parte di loro nelle tendopoli. “In Abruzzo - scriveva un altro grande abruzzese, Ennio Flaiano – religione e vita spesso si identificano; le Madonne abruzzesi rispondono iconograficamente alla immagine delle madri abruzzesi, non sontuose ma sobrie,senza orpelli sfarzosi ma per gioielli due tonde lagrime eternamente fermate sulle guance!” Imponenti perché “ ricche ” di umiltà, di forza e di coraggio.

All’inizio, la paura: è tensione emotiva penosa, acuta; è il terrore, lo spavento che si prova in presenza o nell’attesa di un pericolo reale, vero che minaccia la propria incolumità o integrità fisica,è quello che abbiamo provato durante il terremoto e nell’attesa di altre scosse.

Poi l’ansia: sempre la stessa gigantesca tensione emotiva penosa, ma è anche l’inquietudine conseguente all’esperienza di una massiccia perdita di riferimenti e di valori che interviene dopo. Ti rimane dentro,non riferita ad un pericolo vero,ma  all’insicurezza, al timore verso qualcosa di indefinibile e imponderabile che minaccia la propria identità esistenziale.

Fortunatamente, l’immediata generosità dei soccorritori, dei volontari, dell’Italia intera. Bella questa Italia: nascosta tra le pieghe degli italiani; veri questi italiani; figli di Virgilio, di Dante, di Canova, di Pirandello, di Verdi, di Mazzini.

Senza tregua, tutti quanti (infermieri, giovani medici, colleghi…), dal 6 aprile operando le ferite dell’anima sotto le tende per mesi. Centinaia e centinaia di persone mutilate nei loro affetti, feriti a morte, abusati e violentati dalla cattiveria ancestrale del terremoto.

E quindi noi, gli altri, i sopravvissuti: dopo aver scampato la morte fisica, poi il rischio di perdere l’orientamento, di smarrire l’identità; “spaesati”, annichiliti, perché si vive la quotidianità  deprivati dal proprio contesto , nella precarietà di una terra che continua a tremare facendo traballare il presente e rendendo lontano e invisibile il futuro.

Riacquistata la vita è necessario accompagnarci  verso la tenuta, il recupero, la difesa della nostra identità annientata,prostrata, umiliata.

Traballa la terra, a ripetizione, per giorni e giorni; si sgretolano le case,si disgregano le famiglie, si svuotano le vie, i locali, i quartieri, i negozi, crollano i monumenti, i simboli, i punti di riferimento della propria memoria e della propria storia, traballa la propria identità, cadono le impalcature storiche e sociali che sorreggono l’uomo in quanto persona.

Con la perdita della propria storia,delle attività quotidiane, si smarrisce l’orientamento, diventa precario il presente ed incerta la direttrice di marcia verso il futuro. Dal lavoro, dall’essere utili agli altri, alla comunità, deriva il nostro “ubi consistam”, il valore, il significato della nostra vita, la voglia di vivere.

Oggi ho capito: questo credo sia  è il fantasma psichico dell’esule;  senza pavimento, senza sponde solide esistenziali, la marcia rallentata e scomposta da un’atmosfera gelatinosa nella quale è impossibile orientarsi, procedere, arretrare o anche solo galleggiare. È la nuova vita che le persone coinvolte dalla catastrofe cominciano dopo l’arrivo nella nuova “esistenza” e di conseguenza la nuova identità che sono costrette a darsi. Per gli esuli il viaggio nel presente e verso il futuro corrisponde ad una trasformazione sociale, per lo più in peggio, a tutti i livelli: l’immagine di se stessi che vedono riflessa negli sguardi degli altri che li osservano è molto diversa da quella alla quale erano abituati passando per le 99 piazze dell’Aquila; che non ci sono più.

Nella misura in cui una realtà sociale esiste, essa nasce da una percezione reciproca, nel mutuo riflettersi e riconoscersi e quando i riflessi cambiano, o si deformano, le identità si trasformano. Si trasforma la vita; si frammenta l’esistenza.Gli esuli non si riconoscono per niente nell’immagine di sé che vedono riflessa. Una cosa è il corpo, il dolore fisico, la difesa della integrità fisica, la paura di morire , di perdere la vita, la sopravvivenza, la gioia per la vita riacquistata. Altra cosa e ben piu complessa è la persona. Non scordiamoci anche questa volta degli esuli d’Italia”.

Addendum anaffettivo
(è utile [anche se, in verità, non mi piace] riportare alcuni, pochissimi,  dati “freddi” della ricerca scientifica. Quella frutto di nottate impiegate a studiare; a verificare il senso da attribuire a quanto osservato nella attività clinica quotidiana; a trarre fondamentali suggerimenti per rispondere ai bisogni espressi ed inespressi della popolazione e dell’utenza; a fornire indicazioni per la pratica clinica dopo revisioni severissime ma obiettive, di esperti e ricercatori di credibilità e fama internazionale.

Credo che abbia senso per capire cosa stia accadendo all’Aquila, leggere in maniera “distaccata” e scientifica, la fotografia emotiva/psicologica di questi ultimi due anni. Potrà sembrare triste ad alcuni; inutile ad altri; pomposamente accademico ad altri ancora; lamentoso a molti. Ma questa, al momento, è la realtà delle cose. Credo sia essenziale che qualcuno se ne accorga: proviamo a lanciare un piccolo “warning”; forse è giusto che si inizi a  parlare anche di questo.)

• Circa il 14  per cento della popolazione indagata (età compresa tra 16 e 80 anni) presenta un Disturbo Posttraumatico da Stress (PTSD): prima del terremoto questa patologia a L’Aquila aveva una prevalenza compresa tra lo 0’5 ed il 2 per cento.

• Le Sindromi “PTSD-like” (ovvero quelle in cui sono presenti “soltanto” alcuni dei sintomi caratteristici del PTSD e quindi per le stesse non è possibile porre una diagnosi categoriale definitiva e assoluta), sono diffusissime: il 70 per cento circa della popolazione presenta almeno 1 sintomo clinicamente significativo tra quelli che identificano il disturbo (iperallerta; riesperienza; evitamento; amnesia; alterazione del funzionamento legato alla presenza dei sintomi; incubi e pavor nocturnus; riduzione marcata di interessi/anedonia; sentimenti di diminuzione delle prospettive future; insonnia; irritabilità, impulsività, scoppi di collera; diminuzione della concentrazione; esagerate risposte di allarme). Gli anziani e gli adolescenzi sembrano essere i più colpiti; il loro funzionamento globale è pervasivamente influenzato negativamente da queste condizioni.

• È aumentata moltissimo l’incidenza delle Sindromi Depressive; è aumentato de 3 per cento l’esordio di disturbi mentali gravi (Disturbo Bipolare dell’Umore e Schizofrenia), nella incidenza rilevabile nei servizi specialistici (dal 7 al 10 per cento!).

• Il Consumo di alcol e cannabis è drammaticamente e pericolosamente quasi raddoppiato nella popolazione giovanile.

• Eccetera, eccetera, eccetera……

Non è un bel vivere.
Ed è molto ma molto di più di quanto avvenga nelle città di Dublino, di Singapore, di Padova o di Milano. Ed è molto ma molto di più di quanto i Servizi che si occupano di Salute Mentale siano pronti ad affrontare.

Appariremo lamentosi o iperdrammatici ai più? Anche solo a pochi chilometri da qui, per esempio a Popoli? Ma questa è la realtà. E non credo che piaccia a NESSUNO di noi.

E poi, dopo la pletora di centinaia e centinaia di Psi- (ologi, chiatri, ecc.) catapultati nella nostra città i primi mesi dopo il terremoto, TUTTO il personale sanitario Psi- del SSN di questa città, ha tentato da solo di far fronte a questa anomalia, a questa insolita emergenza. Mentre molti da lontano, guardavano e commentavano.

Non so se sia possibile che qualcuno si accorga di questo o addirittura che se ne voglia occupare; si parla costantemente di “ricostruzione” e di “risorse”.

Ma a qualcuno interesserà pure rivolgere qualche attenzione alla ricostruzione “dell’anima” (o se preferite della Psiche) e al ripristino delle risorse mentali di noi tutti? O dovremo riconsegnare la ricostruzione urbanistica (e non soltanto quella) ad altri più fortunati e forti di noi? Spero proprio di no! E spero (pensiero paranoideo..) che questa apparente trascuratezza del nostro benessere mentale, non sia un insidioso e malevolo obiettivo primario: cancellare le nostre coscienze, il nostro libero arbitrio, i nostri desideri, la nostra storia, il nostro futuro.

Infine, se  a qualcosa deve servire la coscienza empirica e la memoria storica collettiva degli esseri umani; se di noi è giusto che oramai non si occupi più nessuno; se esistono problemi ed emergenze planetarie più significative e drammatiche di quella che noi abbiamo vissuto e stiamo vivendo; allora che il nostro “sospiro”di attenzione, il warning che abbiamo provato brevissimamente a sintetizzare, possa essere di aiuto a chi in questo momento soffre come e più di noi: i cugini del Giappone, di Haiti, del nord-africa. A loro va il nostro pensiero; a loro va la nostra autentica e residua, solidale amicizia.

* medico chirurgo, specialista in psichiatria e neuropsichiatria infantile, professore aggregato e ricercatore di Psichiatria all'Università dell'Aquila.

Bibliografia:

R. Pollice, V. Bianchini, C.M. Conti, M. Mazza, R. Roncone, M. Casacchia: Cognitive impairment and perceived stress among schizophrenic inpatients  with PTSD Eur. J. Inflammation (2010) Vol. 8, no. 3, 0-0 0393-974X (2010) 

R. Pollice,V. Bianchini, V. Marola, L. Verni, S. Di Mauro, D. Ussorio, A. Cavicchio, R. Ortenzi, R. Roncone, M. Casacchia: Post-traumatic and psychiatric symptoms among young earthquake survivors in primary care Camp Hospital. Journal of Biol Regulators & Homeostatic Agents  (accepted 2010)

R. Pollice, in “Memento l’Aquila. Cuore e impegno di 99 straordinari amici dell’Abruzzo”. 2010; Ed. Enzo Altorio; Iniziative sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i beni e le attività culturali della Regione Abruzzo.

R. Pollice, N. Giordani Paesani, A. Tomassini, V. Bianchini, V. Marini, R. Rosati, R. Roncone, M. Casacchia: Psychiatric symptoms, unexplained somatic symptoms and alcohol use in youths referred to an Italian Emergency ward before and after L'Aquila earthquake. Journal of Addiction Medicine (submitted, 2011)

R Pollice, V Bianchini, S di Mauro, M Mazza, L Verni, R Roncone, M Casacchia: Cognitive function and clinical symptoms in first-episode psychosis and chronic schizophrenia before and after the 2009 L’Aquila earthquake. Early Intervention in Psychiatry (accepted 2010) 

R. Pollice,V. Bianchini,A. Tomassini, R. Roncone, M. Casacchia: Marked increase in substance use among young people after L'Aquila earthquake. European Child & Adolescent Psychiatry (submitted 2011) 



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