SERENAMENTE: MAL D'AUTUNNO, RIMEDI AL DISTURBO STAGIONALE

Pubblicazione: 21 settembre 2011 alle ore 08:02

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L’AQUILA - L’estate sta sfumando progressivamente ancora una volta, alcuni di noi cominciano a entrare nelle atmosfere sfumate e oligocromiche dell’autunno.

Ad alcuni sembra di essere meno sereni, meno disposti e motivati all’azione, insomma meno “in forma”.

Vediamo allora insieme di capire cosa ci sta per accadere e condividiamo qualche banale consiglio di buon senso per tentare di arginare o prevenire, questa deriva verso climi meno miti ed atmosfere meno colorate. Buona lettura.

Nel corso dei secoli, moltissimi poeti hanno descritto un senso di tristezza, perdita di energie e sonnolenza (quasi letargica...) che possono accompagnare i giorni che si accorciano entrando nell’autunno.

Molte culture e religioni celebrano feste autunnali e invernali associate a eventi che hanno come iconografie d’elezione torce, candele o riti del fuoco: pensate, per esempio, al rito latino del Lucernare, o le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali; alla Candelora; oppure molto piu vicino a noi, alla Festa delle Farchie di Fara Filiorum Petri o ai riti del fuoco dei nostri cugini molisani.
 
Insomma, sembra proprio che agli esseri umani dispiaccia vivere senza luce e nei secoli anche solo esorcizzare il termini simbolici la mancanza di luce, con l’invenzione di quella artificiale, possa aver determinato dei vantaggi personali e sociali.

Lasciando, dunque, i mesi della bella stagione, nel progressivo passaggio dall’autunno all’inverno, molti di noi percepiscono maggiore stanchezza, un po’ di aumento di peso, difficoltà ad alzarsi dal letto e attacchi di “blues”: ricordate il genere musicale? Ebbene, nel gergo americano, era la modalità attraverso la quale gli afro-americani descrivevano “l’essere triste”; ancora oggi negli Usa questo termine viene associato alla sofferenza, alla tristezza e all’infelicità.

Alcune persone, tuttavia, sperimentano una forma esagerata di questi sintomi. La loro tristezza e la loro mancanza di energia diventano seriamente debilitanti in maniera progressiva. Sino a trasformarsi in una vera e propria condizione di sofferenza patologica; tanto che anche il lavoro e le relazioni ne risentono in maniera negativa.

Questa condizione, nota come disturbo affettivo stagionale (Sad) può influenzare addirittura circa 2 milioni di italiani, mentre la più mite, “Blues Winter” (quella che, nel linguaggio comune, definiamo spesso “meteoropatia”...) può influenzare un numero di individui di gran lunga maggiore.

CHE COS’È IL DISTURBO AFFETTIVO STAGIONALE


I sintomi tipici della Sad includono depressione, mancanza di energia, maggior bisogno di sonno, un desiderio di dolci e aumento di peso.

I sintomi iniziano nelle fasi di passaggio dall’autunno all’inverno; raggiungono il loro picco di evoluzione in inverno e di solito si risolvono in primavera.

In quest’ultima stagione e sino all’inizio dell’estate, al contrario, sempre queste persone possono avere grandi esplosioni di energia e creatività.

Alcuni individui con questa “suscettibilità” biologica che lavorano in edifici senza finestre o esposti a poche ore di luce, possono manifestare sintomi simili a quelli della Sad, in qualsiasi periodo dell’anno.

Alcune persone con Sad hanno addirittura periodi di sfumata e talvolta grave mania (eccitabilità ed euforia patologiche; ricordate l’articolo sul disturbo bipolare?) nel corso della primavera o in estate.

C’è, infine, un piccolo gruppo di individui che presenta una disposizione biologica inversa e paradossale a quanto sopra descritto, che possono essere esposti a manifestare sintomi depressivi in estate e maniacali in inverno.

La Sad, è una condizione patologica riconosciuta nel Dsm-IV (manuale diagnostico per i disturbi psichiatrici dell’American Psychiatric Association) come un sottotipo di episodio depressivo maggiore.

La depressione maggiore comporta classicamente una diminuzione dell’appetito, del sonno e spesso, di perdita di peso.

Da tempo viene descritto che alcuni individui depressi possono manifestare una sorta di “depressione atipica”, con aumento di sonno e appetito e diminuzione di energia. Alcuni, ma non tutti questi soggetti con manifestazioni depressive atipiche, manifestava anche un andamento stagionale delle stesse.

EPIDEMIOLOGIA DELLA SAD


Circa il 70-80 per cento delle persone affette da Sad è costituito da donne.

L’età più comune di esordio è attorno ai 30 anni, ma sono stati descritti molti casi a esordio in età infantile, trattati con successo sino alla loro definitiva remissione.

Per ogni individuo con una diagnosi completa di Sad, ce ne sono molti con la più “più mite” “Winter Blues”.

L’incidenza della Sad aumenta progressivamente con l’aumentare della latitudine sino a un certo punto, ma rallenta nella sua progressione in prossimità dei due poli terrestri.

Le evidenze scientifiche sembrano indicare che la possibilità di incorrere in questa condizione di sofferenza psicologica sia la conseguenza della interazione in uno specifico individuo, tra una personale “vulnerabilità” innata e il suo grado di esposizione alla luce.

Per esempio, una persona potrebbe sentirsi bene tutto l’anno, in Sicilia, ma manifestare una Sad quando si trasferisce a Torino.

Un altro può manifestare sintomi se vive a Londra ma essere asintomatico o avere pochi sintomi se si trasferisce in Liguria.

Alcune persone che lavorano molte ore all’interno di edifici con poche finestre, possono presentare sintomi tutto l’anno.

Infine alcuni individui molto sensibili possono addirittura notare cambiamenti dell’umore nel corso di periodi a lungo nuvolosi.

Ma come può la luce condizionare l’umore e il sonno?

Nel 1984, uno psichiatra del National Institute of Mental Health (il Nimh; dipartimento Usa per la tutela della salute mentale; la più prestigiosa istituzione scientifica mondiale di Neuroscienze) Norman Rosenthal, ha pubblicato un documento sull’uso della fototerapia (esposizione alla luce) nei pazienti affetti da questo disturbo.

Da allora, un gran numero di studi scientifici rigorosamente “disegnati” hanno confermato e ridefinito queste evidenze.

I ricercatori stanno ancora studiando la modalità con cui l’esposizione alla luce può sollevare da una depressione o ripristinare una corretta ciclicità dei ritmi sonno/veglia.

Una delle teorie più accreditate è che una zona del cervello, nei pressi della via ottica (quella che conduce gli stimoli visivi alla corteccia occipitale la quale a sua volta sovraordina le nostre capacità di discriminazione e rappresentazione visiva), il nucleo soprachiasmatico, risponde alla luce con l’invio di un segnale per sopprimere la secrezione di un ormone chiamato melatonina, prodotto prevalentemente da una porzione profonda del cervello chiamata “epifisi”.

Questo ormone sarebbe il “carburante” principale per oliare il meccanismo che regola i ritmi circadiani.

Studi di neuroimmagine funzionale ed elettrofisiologici (la Frmn e la Magnetoelettroencefalografia, ad esempio), suggeriscono infine che vi sia una compromissione delle funzioni dei neuroni serotoninergici che sono in contatto con il nucleo soprachiasmatico.

La serotonina e i suoi sistemi sono quelli prevalentemente coinvolti nella modulazione del “tono dell’umore”.

Al momento, queste teorie suggeriscono che esista un circuito diretto tra la retina (la parte dell’occhio che percepisce le variazioni di luce, colore, forme e che ci consente di trasmettere ed elaborare le informazioni visive al cervello) e il nucleo soprachiasmatico.

Tuttavia, alcune recenti ricerche hanno indicato che anche applicazioni di luce alla parte posteriore del ginocchio di un individuo, potrebbero alterare o modificare i ritmi circadiani (tra questi, il ciclo sonno-veglia).

Ciò suggerirebbe che anche il flusso sanguigno (e non solo i neuroni delle vie visive), potrebbe mediare il nostro orologio biologico.

Insomma serotonina e melatonina, giocherebbero un ruolo decisivo nella regolazione di questi circuiti e nella modulazione di queste funzioni (umore e ritmi sonno/veglia).

Ma tutto questo che cosa vuol dire?

Vuol dire che i princìpi che regolano le attività del nostro organismo e della sua regia, il cervello (Sistema nervoso centrale), restano ancorati agli ancestrali ritmi della natura e alla normale evoluzione delle cose, allo scorrere del tempo.

Essi rimangono legati a quello che possono offrire le diverse stagioni, alle diverse esigenze della nostra condizione di umani.

Nonostante siano passate 50 mila generazioni dall’inizio della evoluzione della nostra specie animale, l’efficacia di questo paradigma risulta essere ancora tenace: in autunno e d’inverno, quando la natura offre poche opportunità di sussistenza e ci rende più difficile vivere la quotidianità (c’è più freddo, c’è meno cibo, e si consumano più energie), è meglio andare in “letargo”.

In primavera e in estate, quando le cose si ribaltano, è meglio indursi all’azione ed essere più vigili ed efficienti: è più utile per il nostro benessere, per investire e fare “provviste” per il futuro, per esporsi a nuove esperienze e aumentare, apprendendo dalle novità, la conoscenza delle cose del mondo.

È allora la Sad una “nuova” patologia della globalizzazione e della evoluzione “innaturale” degli usi e costumi delle società moderne ed “evolute”?

In parte sì; ce ne dovremmo ogni tanto ricordare e tornare a imparare da chi ci ha preceduti.

Ma noi umani (lo sappiamo; e lo abbiamo già commentato per altri contenuti dei quali abbiamo discusso in passato...) abbiamo la tendenza a dimenticare e a disimparare; e spesso assumiamo un atteggiamento presuntuoso, immemore, dissacrante e ridicolizzante nei confronti delle cose del nostro passato remoto.

Possiamo fare qualcosa per prevenire o mitigare questa condizione?

Esporsi alla luce esterna, quella solare ed anche quando il cielo è coperto, offre una importante possibilità di stimolare e “corroborare” questi antichissimi meccanismi fisiopatologici.

Esistono alcune recenti ricerche scientifiche che hanno dimostrato un importante miglioramento dei sintomi Sad quando le persone che ne sono affette, fanno già soltanto una banale passeggiata quotidiana all’aperto.

Passare un’ora fuori ogni giorno può spesso produrre risultati significativamente positivi in molti individui.

Tuttavia, ci rendiamo conto che non ci si può affidare alla luce mattutina in Inverno... E poi, quando lavoriamo, non tutti possono permettersi di passeggiare un’ora durante il giorno, cioè quando c’è luce.

Solo le persone altamente motivate continueranno la loro passeggiata quotidiana, quando pioverà o nevicherà. Cose qui da noi altamente probabili e frequenti!

Insieme a voi, mi auguro di essere tra questi.

* medico chirurgo, specialista in psichiatria e neuropsichiatria infantile, professore aggregato e ricercatore di Psichiatria all'Università dell'Aquila.



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