L'ESPERTO E' NOTO COME ''SCOPRITORE DEL PUNTO G'' (MA RIFIUTA L'ETICHETTA)
SOSPESI I CORSI IN SESSUOLOGIA ''PER SCELTE PRECISE DELL'ATENEO E LE LEGGI''

SESSO: JANNINI, ''L'OMOFOBIA E' MALATTIA''
ADDIO UNIVAQ DOPO 26 ANNI, ALLIEVI A ROMA

Pubblicazione: 07 agosto 2016 alle ore 09:36

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L’AQUILA - “L’omosessualità non è una malattia, la malattia è l’omofobia, vale a dire il rifiuto, la paura nei confronti del diverso, di chi è fuori norma e segue regole di comportamento diverse dalle nostre. E alla base di questo ci sono le stesse molle che aizzavano i nazisti a compiere i loro delitti”.

Una posizione forte e che ha trovato consenso scientifico, quella del sessuologo Emmanuele Andrea Jannini, ribadita qualche settimana fa nella prima puntata del tradizionale programma scientifico di Rai 1, Superquark.

Jannini, 56 anni, da qualche tempo docente all’Università di Roma Tor Vergata, ha passato ben 26 anni della propria carriera all’Ateneo dell’Aquila, aprendo il primo corso di Sessuologia per studenti di medicina e anche la laurea specialistica in Sessuologia.

Un percorso che lo ha portato a diventare professore ordinario all'inizio del 2014, assieme ad altri quattro colleghi, nonostante la rettrice Paola Inverardi fosse di parere opposto assieme a tutto il Consiglio d'amministrazione.

Le iniziative di Jannini sono poi venute meno, come spiega nell’intervista ad AbruzzoWeb, “per conseguenza di precise scelte dell’Ateneo e del combinato disposto di una legge che non facilita l’innovazione”.

Di qui il passaggio a Roma, dove, ammette il prof, sta attirando “cervelli” aquilani: “Sto ‘rubando’ bravi ricercatori che hanno lavorato con me all’Aquila per innestarli nel recettivo terreno romano”.

Con Jannini, divenuto famoso sulla stampa generalista oltre che quella scientifica come “scopritore del punto G delle donne”, etichetta che però bolla come semplicistica, un colloquio su alcuni temi attuali con la consapevolezza che in Italia in campo di educazione sessuale c’è ancora molto da fare.

A Superquark ha ribadito una posizione già pubblicata anche dal “Journal of Sexual Medicine”: non l’omosessualità, la malattia da curare è l’omofobia. Può spiegare il motivo?

Semplicemente scientifico. Questi sono i dati che risultano dall’utilizzo di questionari psicometrici validati dalla comunità scientifica internazionale.

Ci sono state reazioni particolari a quell’intervento dopo il passaggio su una rete abbastanza tradizionalista come Rai 1?

La Rai non ha creato nessun problema e mi sembra che anche il Papa sia cosciente delle gravi conseguenze di un atteggiamento omofobo.

I rapporti di forza tra uomo e donna in campo sessuale sono definitivamente ribaltati?

Sono un ottimista: direi quindi che si sono equilibrati, non certo ribaltati. Ma credo che il cammino per una reale parità di genere, quanto a opportunità, sia ancora molto lungo

È giusto che oggi una donna che voglia fare sesso possa riuscirci anche solo “schioccando le dita” mentre all’uomo spetti sempre l’onere del corteggiamento o della conquista, magari a vuoto? Non è una discriminazione al contrario?

È biologia. Con una bella spruzzata di educazione e cultura.

Il sesso occasionale con reciproca soddisfazione (almeno si spera!) tra due partner, alla pari, è un’utopia?

Molti dicono di essere perfettamente in grado di seguire queste modalità di accoppiamento con reciproca soddisfazione.

La presenza della Chiesa cattolica quanto influisce nel 2016 sulla cultura sessuologica in questo Paese?

Poco, ormai molto poco. E credo, in futuro, in maniera sempre più positiva. Nella società che presiedo, la Società italiana di andrologia e medicina della sessualità, abbiamo grandi scienziati e giovani ricercatori che fanno riferimento alla cultura cattolica senza problemi di sorta. Io stesso ho partecipato con grande piacere alla stesura di un’enciclopedia cattolica di bioetica e sessuologia. insomma, un dibattito adulto ed estremamente interessante.

Tra “concorsoni” e “buona scuola”, nelle aule sta entrando una nuova generazione di insegnanti, pensa che le cose possano migliorare sul piano dell’educazione sessuale?

Penso che sia un imprescindibile dovere. Secondo solo al primo, che credo sia l’insegnamento dell’educazione civica.

Il sexting, scambio di immagini e video espliciti nell’ambito dei social network, è la mazzata definitiva all’educazione?

Non direi proprio. Intanto è un fenomeno di nicchia e presto creerà più noia che eccitazione.

Accedere al porno per un adolescente (ma anche per un adulto) è molto più facile rispetto a solo pochi anni fa, quali sono i risvolti positivi e negativi?

Si usa la Internet therapy in sessuologia per esplorare le attitudini del paziente e per definire i contorni del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo e di altri disturbi sessuali. Il porno ha il grande difetto di essere spesso scambiato, da giovani non formati e non coltivati, per la realtà, esitando in comportamenti sessuali patologici. Più o meno come accade a un giocatore di videogame che scambia la realtà virtuale con quella reale. L’antidoto è la cultura e la formazione.

Si arriverà al “sesso virtuale” paragonabile a quello reale ipotizzato in alcuni film di fantascienza? Con quali ricadute?

Vedremo se succederà veramente. Potremmo immaginare una riduzione delle malattie sessualmente trasmissibili e, forse, della... solitudine.

Qualche anno fa il “punto G” è stato fotografato in uno studio, poi se n’è smentita l’esistenza in un altro. Oggi qual è la conoscenza scientifica su questo tema?

Nessuno ha mai smentito nulla con dati scientifici, ma è vero che l’espressione “fotografia del punto G” è una facile definizione giornalistica. La realtà è che noi dimostrammo con l’ecografia (che in effetti è una fotografia!) che la regione da altri chiamata “punto G” è tutt’altro che una costante, ma una variabile, diversa da donna a donna. Proprio per evitare polemiche non basate sulle evidenze scientifiche abbiamo proposto di rinominare questa zona con un nome tecnico (complesso clitorouretrovaginale), così da togliere fiato a una polemica senza basi scientifiche.

I primi mesi di post-terremoto aquilano che periodo sono stato nel campo di studio della sua materia? Nelle tendopoli ci sono state malattie a trasmissione sessuale, devianze. C’è qualcosa che l’ha colpita particolarmente?

Non direi. Direi invece che abbiamo dimostrato e pubblicato differenze di genere nella risposta allo stress post-traumatico, che nel maschio si possono manifestare in termini di disfunzioni sessuali come l’impotenza.

Nel 2013 sotto la sua supervisione l’Università aquilana ha aperto un servizio di consulenza sessuologica per gli studenti. Che esperienza è stata? Andrebbe ripetuta?

È stata un’idea di un mio brillante allievo aquilanissimo, il dottore Giacomo Ciocca, uno dei primi a laurearsi in Italia in Sessuologia, quando questo corso di laurea era attivo, unico nel Paese. L’idea di offrire una competenza professionale gratuita in campo sessuologico si è dimostrata assolutamente vincente. Lo dimostra il fatto che lo sportello “Dottor Secs” è “sopravvissuto” al mio trasferimento e gode di ottima salute.

Come mai ha lasciato L’Aquila dopo molti anni e che cosa ha in più nella sua attuale docenza a Tor Vergata?

Ho passato bellissimi 26 anni all’Aquila. I più importanti della mia vita professionale. Grazie al professore Gaudio, all’epoca preside di Medicina e ora magnifico rettore a Roma La Sapienza, ho attivato il primo corso di Sessuologia medica per studenti in Medicina e grazie al compianto professore Claudio Pacitti, preside di Psicologia, ho potuto creare e coordinare il primo corso di laurea specialistica in Sessuologia: un’esperienza purtroppo abortita per conseguenza di precise scelte dell’Ateneo e del combinato disposto di una legge che non facilita l’innovazione. Mi sono portato a Tor Vergata tutta questa esperienza: qui ho messo a punto un nuovo servizio ancora più ambizioso che, con il magnifico rettore, Giuseppe Novelli, abbiamo chiamato “Secs Cathedra: servizio di consulenza sessuologica” e, veramente primissimo in Italia e non solo, ho rinominato il vecchio corso di Endocrinologia in “Endocrinology and sexology”, per il IV anno del corso di Medicine and surgery in inglese che Tor Vergata ha tra le sue eccellenze. Inoltre sto “rubando” bravi ricercatori che hanno lavorato con me all’Aquila per innestarli nel recettivo terreno romano.

Quali saranno i suoi prossimi indirizzi di studio nel suo campo?

Orgasmo femminile, omofobia, parafilie, carcinoma della prostata, ruolo della fosfodiesterasi di tipo 5, il target della pillola blu che quest’anno compie 18 anni, diventando maggiorenne. Ci occuperemo anche sempre più del successore del pillola blu, la “pillola senza pensieri”, che sottrae al paziente (e al medico) la preoccupazione di effetti collaterali e riduce l’ansia da prestazione. Ci occupiamo, inoltre, di un territorio assai poco esplorato, ma interessantissimo, quello del dolore coitale in menopausa. Stiamo mettendo a punto un test per verificare le caratteristiche del paziente da trattare con i serm, i nuovi farmaci ad attività esyrogenica, ma senza i rischi degli ormoni.



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