SISMA 2009: SINDACI PRONTI A RICORSO
CONTRO CHIUSURA UFFICI RICOSTRUZIONE

Pubblicazione: 08 gennaio 2018 alle ore 06:30

Una delle riunioni del tavolo dei sindaci
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L'AQUILA - I sindaci del "cratere" sismico 2009 sono pronti a tutto pur di non far chiudere gli otto uffici territoriali della ricostruzione (Utr), con ricorsi al Tribunale amministrativo regionale e una forte pressione sui candidati e partiti nella imminente campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo.

A suonare la carica parlando con AbruzzoWeb c'è uno dei coordinatori del cosiddetto tavolo dei sindaci, Sandro Ciacchi, a nome di "buona parte" dei 57 primi cittadini dei centri terremotati, che ritengono "assurdo e controproducente" quanto disposto dall’emendamento al decreto Milleproroghe a firma del sotosegretario Paola De Micheli, che dispone a luglio 2018 lo smantellamento degli uffici costituiti nel 2012 per istruire le pratiche post-terremoto con sedi a Barete, Montorio al Vomano, Castel del Monte, Bussi sul Tirino, Caporciano, Goriano Sicoli, Barisciano e Rocca di Mezzo.

Tutta la filiera sarà accentrata, insomma, nella sede dell’ufficio speciale della ricostruzione dei cratere (Usrc) di Fossa (L’Aquila), dove tutti i 60 dipendenti degli Utr dovranno trasferirsi, alle dipendenze del titolare dell'ufficio, Paolo Esposito.

"Avevamo chiesto di posticipare intanto ogni decisione al gennaio 2019 e, soprattutto, di essere noi sindaci del tavolo a pianificare una riorganizzazione e razionalizzazione che ci poteva anche stare - premette Ciacchi - Ma dal governo c’è stata chiusura totale".

Per le fasce tricolori, il salvataggio degli uffici decentrati "sarà un tema al centro della prossima campagna elettorale: ogni candidato espressione del territorio dovrà assumersi il solenne impegno a evitare in ogni modo la chiusura degli Utr”, e soprattutto, spiega Ciacchi, c’è anche una via legale da percorrere.

“Si dimentica che i circa 60 addetti in servizio degli Utr, assunti a tempo indeterminato con il concorsone, sono formalmente dipendenti del Comune dove ha sede l’ufficio - ricorda - Pertanto, non possono essere trasferiti con uno schiocco di dita. È il Comune che può farlo, con il consenso del diretto interessato, mentre il titolare del contratto non è l'Usrc, dove il dipendente può andare 'a comando' dalla sua amministrazione comunale".

Una delle ragioni alla base della chiusura degli Utr è quella della necessità di abbattere i costi della filiera. Basti solo pensare ai costi vivi di ciascun ufficio in termini di riscaldamento, elettricità e altre spese. Un'altra ragione è l’efficienza che da Roma viene ritenuto sarà meglio garantita sotto un'unica regia. Argomenti tutti contestati dai sindaci.

"Questi risparmi sono ipotetici - sbotta Ciacchi - Fossa dovrà comunque dotarsi di altre strutture capaci di contenere 60 dipendenti. E questo avrà un costo. Inoltre tale personale, come detto, resta dipendente di ciascun Comune e, dunque, avrà un costo maggiore perché gli andrà garantita l’indennità di missione".

Non va poi dimenticato che il trasferimento bloccherà, di fatto, per mesi l’esame delle istruttorie, fino a che il nuovo assetto non sarà andato a regime. "Andranno fisicamente trasferiti anche tutti i computer e macchinari, riorganizzato il lavoro, e intanto si perderà altro tempo prezioso", l'avvertimento.

C’è un'ennesima ragione, poi, che alimenta la contrarietà dei sindaci. Gli Utr garantiscono un minimo di flusso di persone nei loro paesi, molti dei quali a rischio spopolamento, a maggior ragione dopo il terremoto, che ha compromesso in varia misura l’abitabilità dei centri storici. Flussi importanti per far incassare il bar e l’alimentari, solo per fare un esempio.

"È sempre la solita storia - sbotta Ciacchi - Le aree interne devono essere oggetto di tagli, dai trasporti agli uffici postali, tutto deve essere accentrato, spostato in prossimità dei grandi centri. E poi però ci si riempie la bocca sulle aree interne, sulle politiche di rivitalizzazione dei paesi. Al cittadino terremotato che vive nei nostri borghi non si pensa affatto, non si considera che, una volta chiuso l’Utr della sua area omogenea, dovrà percorrere anche decine di chilometri in più per seguire le pratiche di ricostruzione della sua abitazione”.

La chiusura degli uffici avrà anche una conseguenza politica non di poco conto: si svuoterà e di molto il ruolo dello stesso tavolo dei sindaci, organismo che ha avuto anche il merito di favorire la stretta collaborazione tra i piccoli, per non dire minuscoli, Comuni delle varie aree omogenee, al di la anche della governance della ricostruzione.

Primo passo culturale, prima ancora che politico, per arrivare a un’auspicabile fusione o almeno a una condivisione consortile dei  principali servizi e funzioni.

Il tavolo, comunque, era nato con la legge Barca proprio per coordinare e gestire l’attività degli Utr. Senza questi ultimi, la sua funzione si ridurrà solo a mero organo consultivo, con pareri tra l’altro neanche vincolanti.

"Di fatto - commenta amareggiato Ciacchi - siamo davanti a un commissariamento, a un'emarginazione dei sindaci dei comuni minori dalle decisioni sulla ricostruzione".



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