SISMA 2009: TRA LE ANTICHISSIME MACERIE
DI CASTELNUOVO SPUNTANO I PRIMI CANTIERI

Pubblicazione: 10 febbraio 2018 alle ore 08:00

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L'AQUILA - A quasi nove anni dal sisma del 6 aprile 2009, tra le macerie dell’antico centro storico di Castelnuovo, in provincia dell'Aquila, il silenzio potrebbe essere spezzato entro l’estate - meglio tardi che mai - dal salvifico rumore delle betoniere e dal vociare di muratori operosi.

A darne notizia il sindaco di San Pio delle Camere (L'Aquila) Pio Fenieziani, che spiega anche i motivi dei itardi accumulati, tenuto conto che il piano di ricostruzione dell’antico borgo nel cuore del’altopiano dei Navelli (L'Aquila), fu sottoscritto nel marzo 2014, per un valore di 94,4 milioni di euro e con tempistiche forse troppo ottimisticamente fissate in sei anni, ovvero entro il 2020 per completare l’opera.

Ma da allora sono stati ricostruiti solo alcuni aggregati nella parte periferica. Nulla o quasi si è mosso invece nel borgo fortificato, risalente al XII secolo e che partecipò alla fondazione della città dell'Aquila.

La buona notizia, spiega il sindaco, è però che "entro breve sarà finalmente completato l’iter per i primi 4 e forse anche 6 aggregati del centro storico, e dunque entro l’estate potranno partire i cantieri".

Entro due anni, insomma, potranno tornare a casa intanto 12 nuclei familiari.

La speranza è che si sblocchi in tempi umani anche l’altra trentina di aggregati le cui pratiche prendono polvere da troppo tempo.

Ma perché tutto questo ritardo accumulato?

Per due ragioni, principalmente: la burocrazia ingolfata, in questo caso a causa dalla mancanza di personale nell’Ufficio territoriale della ricostruzione (Utr) di Caporciano (L'Aquila). 

E poi per la "maledizione dei grottoni": il centro storico di Castelnuovo è infatti interessato da un alto rischio dovuto alla presenza diffusa di cavità sotterranee, che si sviluppano sotto il sedime degli edifici e sotto gli spazi pubblici, che, causano l'amplificazione dell’azione sismica.

Anche per questo è stato quasi completamente raso al suolo, con l'indice di danno più alto di tutto il cratere sismico 2009.

Prima di ricostruire è necessario dunque mettere in sicurezza le cavità, ma anche qui le tempistiche sono state ben più lunghe del previsto.

Per quanto riguarda l’Utr, spiega il sindaco, è accaduto, che si è perso più di un anno, perché "a Caporciano erano in servizio solo tre addetti, su un organico ben superiore previsto. Degli assunti con il concorsone del 2013 quattro donne si sono infatti assentate per maternità, altri addetti hanno chiesto e ottenuto il trasferimento e non sono stati rimpiazzati. Ora per fortuna sono arrivati tre collaboratori a tempo determinato, dunque si sta pian piano recuperando il tempo perduto”.

Per quel che riguarda le cavità, informa invece il sindaco, "dovranno essere preventivamente riempite, con una lega cementizia. Qualcuna di particolare interesse storico sarà preservata, ma ovviamamente messa in sicurezza. La progettazione preliminare è pronta, serve la progettazione esecutiva per eseguire l’intervento, e confido che i tempi saranno stretti".

Con i lavori che iniziano a nove anni dal sisma e che saranno completati forse tra una decina d’anni, resta da chiedersi se il centro storico tornerà ad essere popolato da persone anziane e da giovani che ora vivono nel villaggio Map ai piedi della collina.

Il sindaco è ottimista. E non potrebbe essere altrimenti.

"I compaesani non sono andati via, il villaggio Map è pieno, c’è chi si è sposato e ha messo su famiglia e vuole restare. Anche chi ha una seconda casa mi ha più volte confermato che vogliono ricostruire, che non si sono affatto rassegnati. Del resto il nostro territorio è bellissimo e tranquillo, ed è anche ben collegato con il capoluogo L’Aquila".

Certo, non sarà la Castelnuovo di un tempo, ma forse è anche un bene, perché le vecchie abitazioni sono crollate quasi tutte e sotto le macerie sono morte quattro persone.

Il Piano di ricostruzione, riempiti i grottoni, prevede che vengano ricostruite in solido cemento armato, mantenendo però la stessa sagoma, salvaguardando gli elementi di pregio delle facciate e soprattutto la pianta antica dell’abitato, con i suoi vicoli e piazzette.

"La speranza è anche quella di ricostruire anche la chiesa dei Santi Stefano e Silvestro, risalente nellì’impianto originario al XIII secolo - aggiunge il sindaco - anche se non è stata messa tra le priorità dalla Soprintendenza, visto che nel cronoprogramma l’intervento è previsto nel 2020".

C’è infine un motivo di speranza, scritto nelle pietre di Castelnuovo e nel destino della sua terra ballerina.

Il paese fu distrutto dal terremoto del 1461 e lo storico Anton Ludovico Antinori nei suoi Annales, informa “che divenne un mucchio di sassi, caduti anche i torrioni delle mura comuni colla morte di 28 persone, tutte native del luogo”.

Ma venne ricostruito, pietra su pietra.

Lo stesso avvenne a seguito di un altro devastante sisma che lo colpì, quello del 1703.

Rinascere come una fenice dalle sue macerie, insomma, per Castelnuovo è oramai una tradizione che non può essere spezzata.



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