LE INTERCETTAZIONI DELLA NUOVA INCHIESTA SUGLI APPALTI PUBBLICI;
PER LA COMMESSA DI SANTO STEFANO, TANGENTI CONTATE IN AUTO

SISMA L'AQUILA: ''IMPORTANTE PARTECIPARE''
SFOTTO' ALLE DITTE CHE PERDEVANO LE GARE

Pubblicazione: 20 luglio 2017 alle ore 20:10

L’AQUILA - “Caro amico, non ti inc...are, l’importante è partecipare...”.

C’era anche lo scherno canticchiato a mo’ di coretto da stadio per le ditte che perdevano le commesse pubbliche di ricostruzione post-terremoto 2009, aggiudicate a imprese compiacenti che, in cambio di tangenti, ottenevano il rimaneggiamento dei documenti di gara a buste già depositate per poter vincere le gare.

È quanto emerge dalle intercettazioni ambientali e telefoniche operate dai carabinieri nell’ambito della nuova inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila, denominata per questo proprio “L’importante è partecipare”, incentrata su 12 appalti gestiti dai beni culturali d’Abruzzo.

L’ente pubblico vede numerosi funzionari infedeli nei guai, tra le 35 persone finite sotto indagine, tra dipendenti pubblici, imprenditori e professionisti abruzzesi, campani, pugliesi e marchigiani.

Corruzione e turbativa d’asta le accuse più gravi: in sostanza tangenti e incarichi a parenti ed amici ai funzionari infedeli da parte delle imprese.

Lo sfottò intercettato, in particolare, era pronunciato da Lionello Piccinini, geometra dipendente del segretariato generale del Mibact, uno dei 10 finiti agli arresti domiciliari, dopo aver concluso la telefonata con un esponente dell’impresa seconda classificata che gli aveva chiesto lumi sulla ricostruzione della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) e doveva aver espresso disappunto per la sconfitta nell’appalto, del valore di 1 milione di euro.

A vincere la commessa è stata l’impresa Fracassa Rinaldo Srl di Teramo e le intercettazioni di qualche giorno prima, in questo caso dalle cimici posizionate nell’auto di Piccinini, hanno permesso agli inquirenti di capire come.

Piccinini parla con il direttore tecnico dell’impresa Giampiero Fracassa, e gli chiede: “Hai messo la cosa, la busta, con tutta la cosa? Ci sta tutto?”. “Ho pure rifirmato”, è la risposta.

Per il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, “Fracassa aveva con sé i documenti firmati da sostituire con quelli già presenti nella busta (con la cera lacca) già depositata presso il segretariato. Dalle parole di Piccinini - prosegue - si evince altresì che nei nuovi documenti qualcosa era stato lasciato in bianco e che una terza persona, dipendente del segretariato presente il giorno della gara, si sarebbe occupata di completarli” anche se Piccinini “non era in grado di dire come potesse fare questa persona a operare la sostituzione”.

Alla fine la spunta Fracassa, con un ribasso del 24,333% contro quello del 22,517% dei secondi classificati, e lo sfottò può cominciare.

Una dinamica di cui qualcuno sospettava, tanto che la compagna di un imprenditore, non coinvolta dall’inchiesta e non identificata, pure intercettata nella stanza di Piccinini, parlando di Fracassa Srl confessa: “La stranezza sta, in effetti, nel fatto che già da un anno a questa parte si parla di una probabile assegnazione a questa impresa”.

Secondo quanto si è appreso, nelle perquisizioni nella sede dell’ente, sarebbe stato trovato un foglietto con scritto a penna il ribasso per la gara della Torre medicea.

LE TANGENTI CONTATE IN MACCHINA

“Cento... due... tre...”, a 100 euro alla volta, fino a “due e cinquanta” ovvero 2.500: Tangenti ricevute in busta chiusa e contate in macchina, una banconota dopo l’altra, per arrivare a somme complessive anche di 20 mila euro.

Sono numerosi gli episodi riscontrati dalle intercettazioni ambientali operate dai carabinieri a carico di Lionello Piccinini, geometra dipendente del segretariato generale del ministero per i Beni culturali, uno dei 10 finiti agli arresti domiciliari nell’ambito della nuova inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su tangenti nelle commesse pubbliche di ricostruzione post-terremoto 2009.

Tangenti che, oltre a incarichi a parenti e amici da parte delle imprese finite nei guai, finivano nelle mani dei funzionari della sede abruzzese dei beni culturali all’Aquila, che truccavano le gare con vari sistemi.

Come emerge dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, il lavoro in questione è quello della riparazione della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), aggiudicato alla Fracassa Rinaldo Srl per circa 1 milione di euro.

Una commessa il cui avvio dei lavori è stato celebrato appena lo scorso maggio in un vernissage alla presenza del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, che addirittura in quell’occasione ha definito la ricostruzione post-2009 “un modello per l’Italia”, prima di questa doccia fredda.

L’aggiudicazione è stata assicurata sostituendo, come accertato da altre intercettazioni, la documentazione di gara dentro la busta chiusa grazie a un complice che compilava in corsa le nuove carte in modo da far risultare vincitrice la ditta amica attribuendole il ribasso maggiore dopo aver verificato quello delle altre concorrenti.

Piccinini riceve nella sua auto Giampiero Fracassa, direttore tecnico della stessa impresa, che gli dice: “Il bracciolo si può apri’... Senti qua, sono 20 meno 10”. Piccinini obietta, “Eh no, ci stanno quelli di Dino”, in riferimento a Berardino Di Vincenzo, ex segretario regionale pure lui ai domiciliari, ma l’altro replica: “Quelli gliel’ho dati”.

Più tardi, “dopo aver abbandonato l’ufficio in orario lavorativo”, rimarca il giudice, Piccinini torna in auto e apre gli involucri.

“L’attività tecnica ambientale ha registrato il rumore simile all’apertura verosimile di due plichi/buste di carta e tra la prima e la seconda apertura sono trascorsi circa due minuti di silenzio - prosegue Gargarella - Dopo l’apertura del secondo plico, Piccinini ha contato il denaro ad alta voce, prima in verosimili tagli da 100 euro e successivamente quelli da 50, arrivando alla somma di 5 mila euro che, sommata a quella contata in silenzio nonché dedotto da quanto detto in precedenza da Fracassa, fa ritenere si trattasse della somma in contanti di 10 mila euro”.

Episodi simili si ripeteranno nel febbraio 2017 per due volte, e un altro c’era già stato nel dicembre 2016.

TROVATI 15 MILA EURO NEI CASSETTI DEGLI INDAGATI

Soldi in contanti nel cassetto del comodino per oltre 15 mila euro: a trovarli ed a sequestrarli in casa di due indagati, due funzionari infedeli dei beni culturali dell'aquila, sono stati i carabinieri del capoluogo nel corso degli perquisizioni di ieri mattina nell'ambito della nuova inchiesta della procura della Repubblica su tangenti nella ricostruzione pubblica post-terremoto 2009.

L'indagine ha portato a 10 arresti ai domiciliari, 5 interdizioni dal lavoro e 20 indagati a piede libero con le accuse, tra le altre, di corruzione e turbativa d'asta.

Ad un funzionario Mibact sono stati trovati circa 5.500 euro, all'altro circa 8.800 euro.

Per gli investigatori, il materiale è interessante in relazione all'indagine: ora spetterà agli indagati l'onere di dimostrare la provenienza di quelle somme.

Sul momento, nel corso delle domande a perquisizione in corso, gli indagati hanno replicato che si trattava di contanti da utilizzare per le spese quotidiane. Nelle intercettazione telefoniche ed ambientali, oltre che in video e foto, sono state accertate dazioni di danaro e incarichi ad amici e parenti da parte delle imprese che hanno vinto gli appalti nei confronti di dipendenti infedeli dei beni culturali in Abruzzo.

Nel frattempo oggi, secondo quanto si è appreso, le "gazzelle" sono tornate a visitare gli uffici aquilani del Mibact. I carabinieri hanno comunque già acquisito una voluminosa mole di faldoni sui 12 cantieri oggetto di attenzioni.

Al centro dell'inchiesta gli appalti pubblici della ricostruzione post-terremoto 2009, anche prestigiosi, gestiti dal Mibact, come quello del Teatro comunale, secondo l'accusa gestiti in maniera clientelare, attribuendo a parenti e amici incarichi professionali, alcuni su scelta dell’amministrazione pubblica, altri “suggerendo” i nomi alle ditte che svolgevano i lavori.  Talune ditte si sarebbero garantite l’assegnazione di gare d’appalto con ribassi particolarmente cospicui, ottenendo successivamente il recupero, attraverso il riconoscimento di varianti in corso d’opera.

ll Mibact, finito nell'occhio del ciclone  "nel pieno rispetto del lavoro degli organi inquirenti e con spirito di collaborazione", ha avviato un'indagine interna per verificare l'iter dei procedimenti amministrativi per la ricostruzione e restauro del patrimonio architettonico aquilano danneggiato dal sisma del 2009 e dagli ulteriori eventi sismici del 2016. Lo rende noto il ministero guidato da Dario Franceschini.

BIONDI "RISATE DISGUSTOSE"

“Si ripete questo aspetto delle risate connesse al terremoto. È un aspetto davvero deplorevole, moralmente disgustoso. Non è però penalmente rilevante, penalmente rilevante è la sottrazione di denaro se dovesse essere confermata”.

Lo ha detto il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, a margine di un evento al Mibact, riferendosi ad uno dellle vicende più clamorose emerse nelle 180 pagine dell'ordinianza, quella che ha come protagonista Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), uno delgi inquisiti, presidente del Consiglio d’amministrazione della società cooperativa l’Internazionale, quella che sta ristrutturando il Teatro comunale dell’Aquila, intercettato al telefono nella nuova inchiesta della procura del capoluogo su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica post-terremoto 2009.

Nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, scrive: “RIDE”, in maiuscolo, censurando duramente la condotta.

L’uomo, ai domiciliari, annuisce e ride parlando con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari, delle future commesse da acquisire, in particolare ad Amatrice (Rieti), dopo le scosse del 2016.

Santoro gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta finito ai domiciliari, dopo il terremoto del Centro Italia.

“Se ti posso essere utile, voi fate l’elenco, mo’ dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione”, racconta Santoro a Giustino, che ride più volte.

“La magistratura deve fare il suo corso – ha aggiunto Biondi -, siamo solo nella fase in cui sono state richieste le misure cautelari. Ora ci affidiamo al ruolo degli inquirenti. Devo dire che a leggere le ricostruzioni fatte dalla stampa viene gettata questa croce addosso in maniera generalizzata sui dipendenti, funzionari e dirigenti pubblici la grandissima parte dei quali ha fatto lavoro importante sia per la città de L’Aquila che per il cratere. Ora speriamo che ne esca fuori un quadro chiaro e che le persone coinvolte possano dimostrare la loro innocenza, in caso ci fosse”.

L'INCHIESTA

Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica, Michele Renzo, e dal sostituto Antonietta Picardi, sarebbero scattate da spunti investigativi emersi da un'altra inchiesta.

L’operazione è stata condotta oggi dai militari del reparto operativo del comando provinciale, comandato dal tenente colonnello Andrea Ronchey e con la collaborazione dei comandi territoriali delle province interessate.

A inchiodare gli indagati sono intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che video e foto che dimostrerebbero le dazioni per vincere gli appalti.

Le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e gli altri 5 provvedimenti di applicazione del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale sono stati disposti su ordine del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella.

I dieci ai domiciliari sono: Lionello Piccinini, 61, dell’Aquila, geometra del segretariato Mibact, Antonio Zavarella, 55, di Sulmona (L’Aquila), presidente della commissione di collaudo del Teatro comunale, Berardino Di Vincenzo, 64, dell’Aquila, ex segretario regionale Mibact ora in pensione, Marcello Marchetti, 64, dell’Aquila, architetto del segretariato Mibact, Mauro Lancia, 59, di Pergalo (Pesaro Urbino), contitolare della Lancia Srl con sede a Pergola, Giampiero Fracassa, 44, direttore tecnico della Fracassa Rinaldo Srl di Teramo, Vito Giuseppe Giustino, 65, di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale con sede ad Altamura, Antonio Loiudice, 60, di Altamura, amministratore unico della Edilco Altamura, Graziantonio Loiudice, 25, di Bari, suo figlio, e Leonardo Santoro, 40, di Avigliano (Potenza), geometra dell’Internazionale.

Per cinque persone c’è il divieto di esercitare per 2 mesi l’attività professionale: si tratta di Giancarlo Di Vincenzo, 35, dell’Aquila, architetto figlio di Berardino, Alessandra Del Cane, 30, di Teramo, Michele Fuzio, 51, di Bari, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, Domenico Pazienza, 65, di Bitonto (Bari), progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, e Michele Buzzerio, 65, di Taranto, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale.

Sono dodici i cantieri finiti sotto la lente di ingrandimento della procura: chiesa di Santa Maria del Ponte a Tione (L’Aquila); chiesa di San Domenico a Sulmona (L’Aquila); chiesa di San Salvatore a Civitaretenga (L’Aquila); Badia di Sulmona (L’Aquila); teatro comunale dell’Aquila; Mura Urbiche dell’Aquila; Porta Branconia l’Aquila; chiesa di San Biagio a Cappadocia (L’Aquila); torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila); chiesa di San Sisto all’Aquila.

I 20 indagati a piede libero sono Valerio Agostinelli, 29 anni, di San Severino Marche (Macerata), geometra della Lancia Srl, Italo Albani, 67, dell’Aquila, imprenditore titolare della Soalco, Giancarlo Boscaino, 51, di Napoli, geologo, Claudia Castagnoli, 45, di Campobasso, dipendente Mibact, Fabio Cacciari, 46, dell’Aquila, direttore tecnico della Atec Srl, Gianfranco D’Alò, 62, di Atessa (Chieti), dipendente della Soprintendenza, Aldino Del Cane, 65, di Cermignano (Teramo), tecnico, Franco De Vitis, 64, di Roma, dipendente della Soprintendenza, Federica Di Vincenzo, 37, dell’Aquila, tecnico, altra figlia dell’ex segretario generale Berardino, Claudio Finarelli, 65, di Civitaluparelli (Chieti), dipendente Mibact, Giuseppe Liberati, 66, di Tagliacozzo (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Gianluca Marcantonio, 45, di Pescara, architetto componente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici ma coinvolto come responsabile sicurezza di un cantiere, Pasquale Marenna, 51, di Telese (Benevento), tecnico, Francesco Montazzoli, 33, di Popoli (Pescara), collaboratore dello studio Di Vincenzo, Berardino Olivieri, 61, di Sulmona (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Ernesto Penzi, 37, di Napoli, titolare della Ingg Penzi Spa, Giorgio Aldo Pezzi, 46, di Pescara, dipendente della Soprintendenza, Lucio Piccinini, 49, dell’Aquila, cotitolare della ditta Atec Srl e fratello dell’arrestato ai domiciliari Lionello, Vladimiro Placidi, 61, dell’Aquila, tecnico ed ex assessore comunale alla Ricostruzione pubblica di centrosinistra, Giuseppe Rossi, 65, dell’Aquila, dipendente Mibact.



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