SISMA: MORGANTE, ''MODELLO L'AQUILA VINCENTE, ALTROVE ANCORA EMERGENZA''

Pubblicazione: 04 gennaio 2018 alle ore 07:30

Antonio Morgante
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L'AQUILA - Il 6 aprile prossimo L'Aquila commemorerà i 9 anni dal terremoto. Un periodo sufficientemente lungo per tirare un bilancio della ricostruzione, proceduta tra luci e ombre e a macchia di leopardo, tra continui start e stop dovuti alla burocrazia prima, e al flusso dei finanziamenti poi, senza contare le responsabilità, seppur spesso marginali, di progettisti e cittadini che hanno ritardato nella presentazione delle pratiche.

Ma se la ricostruzione privata ha superato il 50 per cento, non è così per quella pubblica, che resta il vero cono d'ombra del post-sisma.

Nell'ultimo anno e mezzo, tuttavia, nel dibattito si è imposto il paragone tra la gestione dell'emergenza aquilana e di quella scaturita dal terremoto che il 24 agosto 2016 ha distrutto Amatrice (Rieti) e altri centri laziali e marchigiani.

AbruzzoWeb ha chiesto all'avvocato Antonio Morgante, dirigente di vertice della struttura commissariale, disciolta nel 2012, e braccio destro dell'allora commissario e presidente della Regione, Gianni Chiodi, che cosa a suo avviso abbia fatto davvero la differenza nella gestione del terremoto del 2009, in cui si era di fronte a un disastro con ben pochi precedenti, essendo stato colpito un centro nevralgico come un capoluogo di Regione ed essendoci fino a 100 mila sfollati.

"La solidarietà della nazione non è stata la vera differenza: quella c’è sempre e appartiene orgogliosamente a noi italiani - dice - Metterei al primo posto il carattere e la tenacia degli aquilani veri, quelli produttivi, quelli che si sono dati da fare. Senza il governo Berlusconi, però, oggi non saremmo al punto in cui siamo".

Morgante, candidato alle ultime elezioni regionali con la civica di centrodestra Abruzzo futuro, ricorda come "il presidente Silvio Berlusconi è stato all’Aquila più di trenta volte. E non per fare passerelle. Tornava per controllare, indirizzare, spronare, suggerire e confortare sulla disponibilità finanziaria del governo centrale. Non è un caso che il progetto C.a.s.e., per circa 20 mila persone, sia stato realizzato in 100 giorni dal sisma. Berlusconi - continua Morgante - ha emanato, con un Consiglio dei ministri fatto a L’Aquila, un decreto legge con somme disponibili per circa 14 miliardi di euro, dopo sole tre settimane dal sisma".

"Quel decreto, poi convertito in legge, è ancora oggi la 'guida' della ricostruzione aquilana. Berlusconi ha poi voluto presente, con ancora maggiore frequenza, il sottosegretario Gianni Letta che è riuscito nella titanica impresa di mettere settimanalmente intorno ad un tavolo tutti gli attori della ricostruzione e condurli, in uno sforzo unico, a risolvere tutte le problematiche che impedivano il processo della ricostruzione".

"Non è un caso che il picco di popolarità del presidente Berlusconi sia stato raggiunto con il famoso 'discorso di Onna' del 25 aprile 2010. Di questi meriti e di questi successi sono state coscienti sin da subito le opposizioni che, dal 'popolo delle carriole' in su, hanno demolito scientificamente e costantemente il modello aquilano. Il tempo ha però dato ragione a Berlusconi: le altre emergenze hanno reso chiara nella mente degli aquilani e degli italiani la differenza".

Avvocato Morgante, come ricorda il periodo al vertice della struttura commissariale?

È stato uno dei periodi più impegnativi della mia vita. Sono cresciuto con i ricordi dei miei nonni del terremoto della Marsica del 1915 che fece oltre 30 mila vittime. Ricordi di lutti e tragedie, ma anche di voglia di ricominciare, di rimboccarsi le maniche. Credo che la memoria tramandata di quei fatti mi ha fornito il Dna necessario per dedicarmi completamente e incondizionatamente ai problemi dell’emergenza e della ricostruzione dopo il terremoto del 6 aprile 2009. La gestione emergenziale fu una sfida colossale: il sisma provocò circa 100 mila sfollati, il 75 per cento del patrimonio edilizio del cratere distrutto, attività economiche cancellate. Neanche per un istante però, da parte di ciascuno degli attori competenti, si è pensato di mollare. Abbiamo avuto sin da subito la netta sensazione, poi decisamente confermata, che l’Abruzzo e la città dell’Aquila non sarebbero rimasti da soli. Tutta l’Italia si mobilitò in un enorme sforzo di solidarietà. Il Governo di allora si mise immediatamente al lavoro e da quel momento non fece mai mancare il suo appoggio.

Quali furono le principali emergenze che affrontaste?

Dopo le primissime azioni emergenziali, quali la ricerca di sopravvissuti e la rimozione di ogni immediato pericolo alla vita delle persone, ci si pose immediatamente il problema di evitare lo spopolamento del capoluogo d’Abruzzo e del suo territorio circostante. Tenendo presente che la ricostruzione avrebbe richiesto almeno 10 anni di tempo. Questo significava approntare sistemazioni alloggiative sul territorio e garantire la ripresa delle attività scolastiche: solo così i cittadini colpiti avrebbero pensato che la città dell’Aquila potesse tornare presto a vivere e, conseguentemente, tornarci a vivere. Grazie al Governo Berlusconi e alla efficienza di allora della Protezione Civile Nazionale tali problemi furono affrontati e risolti con successo. Il progetto C.a.s.e. e i moduli scolastici furono le soluzioni che fecero rimanere il mondo intero a bocca aperta. La stragrande maggioranza della popolazione tornò in città prima dell’inverno e tutti i 17 mila studenti sfollati rientrarono in tempo per il nuovo anno scolastico. Tutto ciò evitò lo spopolamento e, pian piano, riconsegno la necessaria fiducia nel futuro alle popolazioni colpite.

Lei parla di una efficienza perduta per la Protezione Civile Nazionale. Perché?

Nelle critiche, giustissime aggiungerei io, alla gestione della emergenza e della ricostruzione dei terremoti del centro Italia del 2016, non si dice mai che la Protezione Civile, con il Governo Monti, è stata distrutta. All’Aquila abbiamo visto organizzazione, decisionismo, disponibilità di risorse finanziarie. Tutto ciò è stato cancellato da una legge scellerata che sta mostrando tragicamente tutti i suoi limiti. Tutto ciò ci dovrebbe seriamente preoccupare, soprattutto pensando che il nostro Paese è sempre in emergenza idrogeologica e che eventi catastrofici, purtroppo ricorrono ciclicamente nella nostra storia. Una Protezione Civile come quella di oggi non serve a nulla, anzi, complica la filiera delle responsabilità.

Quale è, secondo lei, il principale ostacolo che impedisce la partenza della ricostruzione nel centro Italia?

È tristissimo dirlo, ma dopo circa un anno e mezzo, nel centro Italia si dovrebbero ancora risolvere i problemi dell’emergenza. Meno della metà delle abitazioni provvisorie necessarie sono state approntate. Poi le scuole: la maggioranza degli studenti di quei territori frequenta le scuole sulla costa. Tutto ciò potrebbe, sperando che non sia così, causare un pericoloso spopolamento dei territori colpiti. Una volta fatto ciò sarebbe necessario agire con regole emergenziali. Per Norcia, Amatrice e Accumoli, invece, oltre alla mancanza di norme in deroga si è sovrapposta l’entrata in vigore di un nuovo Codice degli appalti confuso e che ha segnato uno dei più gravi fallimenti del governo Renzi. Basti pensare che, a quasi due anni dalla sua entrata in vigore, solo un terzo dei decreti e delle norme previste dallo stesso codice sono state emanate. Questo sta creando problemi e rallentamenti nell’ordinario, si può quindi immaginare quale sia il disastroso impatto sulle procedure della ricostruzione.

È proprio la differenza tra le due gestioni emergenziali e il loro paragone da parte dell'opinione pubblica che, secondo lei, ha riportato il centrodestra al Comune dell'Aquila?

Certamente si. Al primo turno hanno vinto i blocchi di potere, mentre al ballottaggio, nello scontro diretto, i cittadini hanno premiato il centrodestra aquilano, rappresentante di un modello che giorno dopo giorno dimostra quanto fossero giuste le scelte di gestione dell’emergenza e della ricostruzione fatte nel 2009. Sono convinto che il tema della efficiente ricostruzione del capoluogo abruzzese e dei comuni limitrofi sarà un tema molto pesante nella prossima campagna elettorale. Ricordo che in una mia intervista alla Rai dopo qualche mese dal sisma ebbi ad affermare che si sarebbe raggiunto l’85 per cento della completa ricostruzione della città dopo almeno dieci anni. Fui deriso e criticato, come se avessi affermato una eresia inascoltabile. La realtà oggi è sotto gli occhi di tutti.



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