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PROCEDURE PIU' VELOCI NEL CRATERE TERREMOTO CENTRO ITALIA RISPETTO A QUELLO DELL'AQUILA, DOVE DOPO 10 ANNI SONO CHIUSI MOLTI LUOGHI DI CULTO. EVENTO IN DIRETTA VIDEO SU ABRUZZOWEB

SISMA: RIAPERTE AL CULTO 13 CHIESE IN 8 MESI.
VESCOVO TERAMO, ''COSI' SPERANZA FUTURO''

Pubblicazione: 23 dicembre 2018 alle ore 14:08

TERAMO - Finora il cratere del terremoto del Centro Italia del 2016 e 2017 si è segnalato molto spesso per i ritardi denunciati da cittadini e sfollati, soprattutto in riferimento a quanto accaduto e accade in quello dell’Aquila del 2009, dove il processo è più veloce ed efficace. 

In questo senso, l’inversione di tendenza è rappresentato dalle buone pratiche nella messa in sicurezza e la ricostruzione delle chiese nelle 26 diocesi coinvolte in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria: in particolare, nella nostra regione in provincia di Teramo, insieme a quella del Capoluogo di regione la più colpita, sono 13 le chiese che in 8 mesi sono state messe in sicurezza e riaperte al culto, in alcuni casi in parte perché in attesa dell’intervento strutturale, con un investimento complessivo di circa 1,5 milioni di euro. 

Il mini ciclo si chiude oggi con la riapertura della chiesa della Santissima Annunziata a Teramo. 

E altre 19 saranno riconsegnate nel 2019, anno in cui sarà varato anche il programma degli interventi di ricostruzione. 

Una situazione che per una volta fa da contraltare all’Aquilano, dove molti luoghi di culto, anche importanti, su tutti il Duomo dell’Aquila, a quasi dieci anni dal sisma sono ancora inagibili e lontani dal rivedere la luce. 

Il “merito”, secondo il pensiero prevalente, è da ricercare nella legge 189 del 2016 che individua le Curie come stazioni appaltanti con la possibilità di affidamenti diretti degli interventi, come accade nella ricostruzione privata nel cratere aquilano, dove questa norma è stata valida fino al 2015.

Ma come sottolinea il Vescovo della diocesi Teramo-Atri, Monsignor Lorenzo Leuzzi, arrivato il 20 gennaio scorso, i risultati sono stati conseguiti anche per il buon lavoro dello specifico ufficio per la ricostruzione nella curia teramana, in seno alla quale opera come figura apicale l’ingegnere aquilano Antonio Masci, presidente dell’ufficio tecnico diocesano e per la ricostruzione, che ha messo a disposizione la sua esperienza nel cratere del capoluogo, un sacerdote ingegnere edile, don Stefano De Rubeis, economo diocesano, ed un economista, il dottor Pasquale Gulfo, segretario generale ufficio tecnico. 

“Sono molto felice del percorso che stiamo portando avanti anche grazie alla molte cose fatte prima - spiega ad AbruzzoWeb Monsignor Leuzzi -, l’ufficio tecnico che ha sempre lavorato in stretta collaborazione con la conferenza episcopale italiana (Cei) e l’ufficio governativo, ha ben operato. Accanto ai miei sacerdoti, ci sono laici molto professionali, che hanno mostrato una grande disponibilità. Ho fiducia che si possa continuare su questa strada. Quando sono arrivato l’ho rafforzato e promosso un incontro con le realtà del terremoto e creato un osservatorio sulla città non solo per la ricostruzione”. 

Il vescovo, nel ricordare la soddisfazione per la solenne riapertura della Cattedrale di Atri, il 14 agosto scorso, considera “un momento importante” anche la riapertura della chiesa della Santissima Annunziata di Teramo, in programma nel pomeriggio di oggi, “una chiesa molto bella e simbolica perché tra le altre cose si trova in un zona centrale della città, per la quale c’è molta attesa da parte dei fedeli”. 

Il Vescovo ricorda le recenti riaperture, dopo la messa in sicurezza, l’8 dicembre scorso della chiesa di SS. Pietro e Paolo a Fano Adriano, il 15 dicembre della chiesa di San Michele Arcangelo a Colledonico, frazione di Tossicia, e il 18 di Santa Maria Maddalena a Garrufo di Campli. 

“In ogni celebrazione c’è stato un forte richiamo di gente, è il segno che la riapertura di chiese, anche nei piccoli centri, fa tornare la speranza nel futuro, un sentimento che non riguarda solo le persone mature o gli anziani, ma anche i giovani. Naturalmente, si tratta di una via, non certo l’unica, per una ripresa di territori, soprattutto quelli montani, che sono stati provati dalle nevicate e dai terremoti di fine 2016 ed inizio 2017”. 

Anche Monsignor Leuzzi sottolinea “il buon utilizzo della legge 189 del 2016”. 

“Lavoriamo con serenità, seguiamo le indicazioni di Cei e Governo, essere soggetto attuatore per noi è una grande responsabilità, ma lo facciamo con grande serietà perché è anche un aiuto allo Stato - spiega ancora il prelato -. La Chiesa è una istituzione importante e vuole contribuire alla rinascita, determinante in tanti comuni del Teramano, in particolare per arginare lo spopolamento, una emergenza ancora maggiore dopo le tragedie degli ultimi tempi”. (b.s.)



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