SOTTOSERVIZI L'AQUILA: I LAVORI RIPRENDONO
MA E' TUTTI CONTRO TUTTI SULL'OPERA

Pubblicazione: 28 febbraio 2018 alle ore 20:26

Corso Vittorio Emanuele chiuso al traffico per il cantiere dei sottoservizi
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L'AQUILA - È tutti contro tutti, nelle viscere del tunnel dei sottoservizi dell'Aquila, dove va virtualmente in scena una polemica che lascia sullo sfondo una città in attesa e un'economia allo stremo.

Dopo la proposta shock dell'assessore comunale alla Mobilità Carla Mannetti, che dalle pagine di AbruzzoWeb ha paventato l'ipotesi di non proseguire nella realizzazione dell'infrastruttura, che dopo il primo stralcio ne prevede un secondo comprensivo di 5 lotti, è intervenuto il presidente della Gran Sasso Acqua spa, stazione appaltante di quella che coi suoi 80 milioni di euro è la più importante opera pubblica avviata nel post-terremoto, Fabrizio Ajraldi, contrario a qualsiasi ripensamento.

Ed è nato un botta e risposta al vetriolo tra l'ex direttore tecnico della Gsa, Aurelio Melaragni, e il sindaco Pierluigi Biondi.

Ad approfittare della polemica, poi, i consiglieri comunali di opposizione Stefano Palumbo, capogruppo del Partito democratico, e Paolo Romano del Passo possibile, che hanno accusato l'amministrazione di immobilismo.

Sembra imminente, intanto, la ripresa dei lavori di realizzazione del tunnel sotterraneo dove correranno le reti idriche, fognarie, elettriche e delle comunicazioni, fermi da quasi due mesi tra corso Vittorio Emanuele e via Garibaldi a causa del ritrovamento di alcuni reperti archeologici.

"Con il presidente Americo Di Benedetto avevamo dato vita ad una fervida attività di coordinamento che coinvolgeva tutti i soggetti interessati e che, sulla base delle normative, del buon senso, della pazienza e dell’amore verso la città dell’Aquila, aveva dato i suoi frutti tanto da raggiungere circa il 70% dei lavori - ha detto Melaragni in una nota - Questa attività è stata oggetto di attacchi furiosi in campagna elettorale e quando io ho fatto presente la situazione ai nuovi amministratori, sono stato tacciato di presunzione".

Proprio quest'ultimo aspetto "non stupisce, anzi, era già nei fatti", ha aggiunto l'ex direttore, collocato in pensione dal 1° gennaio dalla nuova governance, nonostante avesse chiesto la proroga.

"Prima del mio pensionamento, in una serie di colloqui con il nuovo presidente di Gsa spa Ajraldi e con il sindaco  Biondi, avevo paventato l’attuale scenario consapevole, grazie all’esperienza maturata negli anni, degli enormi problemi che sottendono alla realizzazione di un’opera così importante ecomplessa, forse unica al mondo in relazione al contesto in cui è inserita".

"Come più volte sottolineato le variabili in gioco, nella realizzazione dell’opera, sono molteplici - ha fatto notare Melaragni - a cominciare dai vari settori del Comune (Lavori pubblici, Lavori privati, Viabilità, Commercio, Ambiente, Polizia municipale) alla Soprintendenza, alla Provincia, all’Arta, alla Asl, ai gestori di altri servizi come Enel, 2iRete Gas, Telecom, Wind, alle imprese della ricostruzione, ai commercianti che hanno riaperto le loro attività, ai cittadini che sono tornati a vivere in centro".

"In questi mesi ho taciuto aspettando, come consiglia un vecchio proverbio cinese; ora - ha concluso Melaragni - posso affermare, a ragione, ma lo dico con profondo dispiacere, che l’ignoranza (che si cerca di nascondere con facili locuzioni latine) e l’arroganza non sono le basi per una buona amministrazione".

Melaragni, per Biondi "potrebbe ricordare come siano stati realizzati i sottoservizi nelle zone più agevoli della città, senza  affrontare i problemi che oggi si stanno riscontrando in corso d'opera".

"Nonostante ciò - ha aggiunto Biondi in una nota di replica - ancora non viene chiarito quali siano le responsabilità e gli eventuali risarcimenti legati ai danni che il tunnel avrebbe provocato alla torre civica di Palazzo Margherita e in diversi edifici del Corso stretto. Altro scotto che oggi si sta pagando è quello legato al mancato accordo stipulato con i gestori dei servizi, per cui sono necessarie opere aggiuntive per venire incontro alle esigenze delle aziende. Nessuno, infine, si è  preoccupato di individuare un piano di gestione della più importante opera pubblica del post sisma una volta che questa verrà terminata".

"È curioso - ha proseguito il sindaco - che parli di presupponenza e arroganza chi, in piena campagna elettorale, ha autorizzato una transazione lampo per delle riserve sui lavori richieste dall'azienda appaltatrice. La vera arroganza è quella di chi fa parte di una casta  di potere che fatica ad accettare il cambiamento, testimoniato da persone perbene e competenti come il presidente della Gran Sasso  Acqua, Fabrizio Ajraldi".



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