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SPACCIATORI DI BANCONOTE FALSE IN TRASFERTA, IN DUE NEI GUAI

Pubblicazione: 15 gennaio 2020 alle ore 13:00

AVEZZANO - Nella  mattinata di ieri 14 gennaio 2020, nell’ambito del potenziamento dei servizi di controllo del territorio marsicano per il contrasto dei reati predatori, i militari della Stazione Carabinieri di Celano, in collaborazione con quelli di San Benedetto dei Marsi ed Ortona dei Marsi, hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano due pregiudicati di origini catanesi in trasferta, per spendita di banconote false.

I militari hanno rintracciato i due lungo la Strada strada 5 “Tiburtina Valeria”, dopo che questi, spacciandosi per Carabinieri ed approfittando della buona fede dell’ignaro commerciante, hanno effettuato un pagamento con una banconota da 100 euro falsa. I malfattori, inoltre, sono riusciti a farsi cambiare altre banconote, sempre da 100 euro, “ben contraffatte” in tagli più piccoli, giustificandosi di dover effettuare delle spese minute.

Successive indagini hanno consentito di accertare che F.L. classe ‘99 e G.L. classe ‘95 avevano ingannato anche una commerciante 68enne di Goriano Sicoli.

Nel corso dell’operazione sono state complessivamente recuperate e sottoposte a sequestro cinque banconote contraffatte da 100 euro con matricola X14302576620 e S03729436520. 

I due sono stati proposti all’Autorità provinciale di Pubblica Sicurezza, in quanto socialmente pericolosi, per l’applicazione della misura di prevenzione del rimpatrio con “foglio di via obbligatorio” per la città di origine con divieto di ritorno nella provincia di L’Aquila per un periodo di tre anni.

Previa autorizzazione della Procura della Repubblica di Avezzano ed attesa anche l’ampia area geografica su cui gli stessi potrebbero aver agito (Marsica e Valle Subequana), si diffondono le fisionomie dei soggetti ritenuti responsabili al fine di individuare altre persone che, per paura o vergogna, potrebbero non aver denunciato alle Autorità di esser rimasti vittima del predetto reato e soprattutto per scongiurare che gli stessi individui possano nuovamente colpire nella Provincia di L’Aquila o in altri comuni della Regione.



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