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STAINO, ''LA SINISTRA C'E' MA SI E' NASCOSTA,
L'UNITA' TORNA E SARA' CONTROCORRENTE''

Pubblicazione: 03 luglio 2016 alle ore 10:30

Sergio Staino
di

L’AQUILA - La sinistra in Italia esiste ancora “nell’animo e nel cuore di tantissime persone” anche se “moltissimi si sono di fatto arresi, si sono rinchiusi in casa”.

Ne è convinto Sergio Staino, 76 anni, fumettista e giornalista italiano, che tratteggia ad AbruzzoWeb il ritratto della sinistra italiana fatto nell’ultimo libro, una graphic novel intitolata Alla ricerca della pecora Fassina. Manuale per compagni incazzati, stanchi, smarriti ma sempre compagni.

Il papà del mitico Bobo delle strisce di tanti giornali ("Bobo sono io, ma io sono invecchiato e lui no") dice la sua ad AbruzzoWeb sullo stato del fumetto, ma anche su quello della sua parte politica, in un’intervista nata a cavallo della sua nomina a direttore dell’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci del quale, dice, “dovrà essere un giornale controcorrente come è sempre stato, di mobilitazione e di speranza”.

Caustico il giudizio sugli arrembanti grillini del Movimento 5 stelle, “improvvisatori che hanno avuto fortuna”, anche se, secondo Staino, “il Paese immaginato da loro non va al di là del pianeta delle scimmie”.

È stata additata di essere troppo renziana, appiattita sulle posizioni del governo, ha avuto salvatori di centrodestra e come vendite è a pieno titolo nella crisi editoriale italiana. Come se ne esce e come l’Unita potrà tornare l’Unità?

Tornerà l’Unità che tutti desideriamo se riuscirà a parlare a quelle tante persone generose che sognano una società più giusta e solidale. Dovrà essere un giornale controcorrente come è sempre stato, di mobilitazione e di speranza. Credo che in Italia ci sia un ampio mercato per un giornale così.

Veniamo al suo ultimo libro. "Incazzati, stanchi e smarriti", è la descrizione dei compagni che lei mette in copertina: (r)esiste ancora la sinistra in Italia?

Esistere sicuramente sì, nell’animo e nel cuore di tantissime persone. Resistere è più complicato, moltissimi si sono di fatto arresi, si sono rinchiusi in casa, hanno cercato alternative in altri valori, sportivi o mistici, altri ancora si sono accontentati di finire nel ribellismo più becero, e così via. Di tutti questi parlo nel mio libro e il libro è indirizzato a loro perché riprendano fiducia in se stessi e negli altri, e perché si diano da fare a cercare con tutti noi gli strumenti per far ripartire una forza progressista nuova e antica nello stesso tempo.

Dove si è nascosta questa sinistra dopo le ultime amministrative?

Beh, una parte sicuramente non si è nascosta ma, al contrario, ha dato un aiutino alla vittoria dei grillini. Direi solo a Milano c’è stata una situazione di segno diverso, in cui anche la sinistra più sinistra ha contribuito a battere il candidato di Berlusconi. Ma lì il merito, probabilmente, è di una persona che si chiama Giuliano Pisapia, che è un grande catalizzatore di ideali e sentimenti giusti. Il resto lo sappiamo bene: nell’individualismo, nella disperazione solitaria, nell’immaginarsi in mezzo alla vita perché collegati su Facebook e così via.

Renzi e il renzismo come “male minore” rispetto all’avanzata dei Cinque stelle è una chiave di lettura che può reggere?

Certamente. Il Pd di Renzi è l’unica forza politica che non mette in discussione le istituzioni democratiche repubblicane, l’appartenenza all’Europa, il sistema elettorale a suffragio universale e l’esistenza degli organismi intermedi, dai partiti ai sindacati. Tutto ciò è una forte muraglia che ci aiuta a difendersi dal tribalismo grillino e dal fascismo di Salvini.

Figure come Di Maio, Di Battista e così via le fanno rimpiangere i “nemici” di un tempo come Berlusconi, Fini eccetera?

No, il nemico non lo rimpiango mai, rimpiango le persone valide che se ne sono andate come per esempio Vittorio Foa, ma tante, ne sono certo, esistono ancora e anche tra i giovani. Questi che mi citi sono degli improvvisatori che hanno avuto fortuna grazie alla crisi dei partiti e del governo da loro rappresentato. Ma il Paese immaginato da loro non va al di là del pianeta delle scimmie.

Il politico di sinistra che l’ha più delusa e quello in cui oggi spera, se c’è?

Quello che mi ha più deluso è sicuramente Massimo D’Alema, ma anche per colpa mia, perché gliene ho perdonate troppe e perché l’ho amato e seguito anche quando non mi convinceva. Oggi devo fare un’ampia autocritica e riconoscere che purtroppo è forse il massimo responsabile della crisi della sinistra dopo il Pci. Quello su cui nutro ancora fiducia e al quale mi rivolgo ogni volta che sono assalito dai dubbi si chiama Emanuele Macaluso. Mi affascina il suo percorso, da compagno sindacalista dei contadini poveri del Sud all’ancor lucidissima posizione di un illuministra specchiato, saggio riformista e anarchico sentimentale allo stesso tempo. Ovviamente non è che spero in lui per il futuro, ma non vedo ancora, tra i giovani, qualcuno con la sua visione del mondo.

Quanto si è trovato a suo agio nel romanzo grafico lungo rispetto alla canonica misura della striscia? Quale dei due preferisce?

È nato come una sequenza di strisce che probabilmente è la misura giusta per me. Non avevo un progetto predefinito, né sulla lunghezza né tanto meno su dove sarei andato a parare. È stato un lavoro di pancia, spesso irrazionale, condotto giorno per giorno, scaricando tutte le problematiche che avevo dentro. Alla fine mi sono accorto che aveva una sua coerenza interna e che poteva essere considerato un romanzo on the road. È stato solo lì che mi sono inventato il titolo e, soprattutto, il sottotitolo.

Il fumetto politico o quantomeno di satira sociale in che stato di salute versa oggi in Italia?

Beh, la situazione del fumetto non è buona come non è buona la situazione dell’editoria su carta stampata in genere. Se escludiamo il fenomeno di Zerocalcare e qualche dinosauro sopravvissuto come Altan, Ellekappa, Vauro e io, non troviamo grandi novità sulla scena. L’unico forse è Makkox, ma nemmeno lui è più tanto giovanissimo. Ma il terreno è ancora fertile: Lercio, Spinoza, Terzo Segreto Di Satira e tanti altri stanno a dimostrare che un’offerta alla domanda di satira esiste ancora. Più in difficoltà vedo la graphic novel. A parte Gipi e Zerocalcare, non vedo ancora grandi autori italiani. L’equilibrio fra sceneggiatura e disegno a cui ci aveva abituato Hugo Pratt stenta a venir fuori. Comunque sono ottimista, qualcosa di nuovo o di buono verrà sicuramente fuori, la produzione è tanta e lascia ben sperare.

La vista per un illustratore è fondamentale, quali accorgimenti ha adottato per compensare il calo?

Sono ricorso a tutte le possibilità offerte dalla tecnologia che, fortunatamente, in questo periodo ha uno sviluppo incalzante e meraviglioso. Ormai disegno quasi esclusivamente sul touchscreen e mi sento ugualmente la mano vibrante ed emozionata come quegli uomini che tracciavano i bisonti nella grotta di Altamira. Questo è l’importante, in fondo.

Nel 1979, quando lo ha creato, chi era Bobo e che cosa voleva rappresentare? Dopo 37 anni, che cosa è cambiato?

Bobo è nato come me stesso e lo è ancora. Dopo 37 anni è cambiato solo che io sono molto invecchiato e lui, maledetto, è rimasto giovane.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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