IL PREFABBRICATO 'CAVALLO DI TROIA' DEI LAVORI D'ORO. E RISPUNTA LUSI

TANGENTI: DAGLI ''SPICCI'' A 30 MILIONI,
LA SCALATA DI MANCINI E RIGA AI SALESIANI

Pubblicazione: 11 novembre 2015 alle ore 20:50

Roberto Riga e Massimo Mancini
di

L’AQUILA - Dalla semplice costruzione di un prefabbricato da 250 mila euro, prima in legno e poi in cemento armato, alla ricostruzione dell’Oratorio dell’Aquila per 1,7 milioni, fino alla riparazione dell’intero complesso edilizio dell’Opera salesiana per complessivi 28,5 milioni di euro.

Questa la trafila svolta dall’impresa Mancini Srl dell’imprenditore aquilano Massimo Mancini, arrestato ai domiciliari per corruzione nella nuova inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila con 6 indagati condotta dal nucleo di polizia Tributaria della Guardia di finanza.

La scalata alla struttura dei Salesiani è cominciata grazie alla ‘scintilla’ data dall’allora vice sindaco e assessore all’Urbanistica del capoluogo Roberto Riga, anch’egli detenuto in casa per corruzione, in cambio di tangenti che hanno portato, come già raccontato da AbruzzoWeb, alla “bella vita” fatta di due appartamenti, otto auto in 4 anni e cospicui versamenti bancari.

Gli arresti domiciliari disposti dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella avranno la durata di 15 giorni, salvo proroghe, per pericolo di inquinamento delle prove, per entrambi, e di reiterazione del reato, per il solo Mancini, che ha tante altre commesse post-sisma.

Riga ha dato l’impulso con una delibera di Giunta, il “fondamentale motivo di riconoscenza” di Mancini, e il costruttore ha fatto il resto, accaparrandosi la commessa milionaria passando attraverso una gara tra imprese ritenuta dagli inquirenti non necessaria e per di più ‘taroccata’, per i buoni rapporti che l’imprenditore già aveva con la committenza, per lavori precedenti, e con i commissari di gara, che erano i progettisti stessi con cui Mancini collaborava.

Di “commistione degli accordi tra committenza e impresa” sui lavori da svolgere parla l’ordinanza di custodia cautelare di 37 pagine del gip, che riscontra un “accordo chiaramente di natura illecita”.

Riga, scrive Gargarella, è intervenuto con una proposta di delibera “propedeutica al rilascio del permesso a costruire in deroga per la realizzazione della nuova struttura” da 250 mila euro, che addirittura è stata completata nel 2015, pochi mesi fa, quando non aveva più alcuna ragion d’essere perché da 2 anni l’Oratorio era già tornato agibile.

E i fondi, tra l’altro, furono sollecitati dal direttore dell’Opera, don Giuseppe Masili, all’ex senatore Luigi Lusi, tesoriere della Margherita (partito dell’epoca di Riga) condannato in primo grado per appropriazione indebita di 25 milioni di euro del partito, che all’epoca era vice presidente della commissione Bilancio del Senato.

Grazie a questo ‘cavallo di Troia’ del prefabbricato da qualche centinaia di migliaia di euro, “si è avuto il sistema per l’affidamento dei lavori di riparazione e ricostruzione dell’unità strutturale coincidente con l’Oratorio”, da 1,7 milioni, e poi ancora “in termini più rilevanti, per l’affidamento dei lavoro dell’intero complesso edilizio dell’Opera salesiana” da quasi 30 milioni.

Con i buoni uffici di Riga, Mancini ha avuto un “primo tassello” che poi gli ha “consentito di presentarsi come imprenditore di fiducia nel momento in cui sono stati affidati lavori ben più importanti”, quelli milionari.

DAL PREFABBRICATO ALL’ORATORIO

“Nella sua qualità di assessore alle Politiche urbanistiche ed edilizie - si legge nell’ordinanza - Riga propone la concessione del permesso a costruire in deroga per la nuova struttura, sostitutiva dell’Oratorio distrutto dal sisma attraverso una delibera approvata il 4 ottobre 2011 e passata in Consiglio il 19 gennaio 2012”.

“Egli è sicuramente a conoscenza del fatto che l’impresa Mancini sarebbe stata esecutrice dei lavori” perché, nella proposta di delibera, scrive che l’Opera Salesiana ‘già dispone della ditta’”, fa notare.

Mancini, in effetti, “già nel gennaio 2011 aveva preso contatti con il referente dell’Aquila dell’Opera, don Roberto Formenti”, al quale aveva sottoposto un preventivo per la “realizzazione ex novo aula incontri”, una struttura provvisoria dove sarebbero dovute continuare le attività per i giovani essendo inagibile la struttura danneggiata dalla scossa delle 3.32.

Un preventivo valutato “più vantaggioso di altri  e rispondente all’importo del contributo statale di 250 mila euro ottenuto”, come dichiarato dallo stesso don Formenti.

Poco prima, inoltre, Mancini aveva firmato il contratto per la ristrutturazione del solo Oratorio, per un importo di 1.749.168 euro, finanziati con donazioni private.

Per gli inquirenti, il permesso di costruire rilasciato grazie a Riga “è risultato fondamentale per sbloccare l’iter amministrativo” perché con esso l’amministrazione ha esercitato un “potere discrezionale per perseguire ‘un interesse pubblico ritenuto preminente’”.

Riga che, tra l’altro, nei suoi documenti “confonde la nuova struttura con l’Oratorio, citando specificamente il possesso, da parte dell’Opera salesiana, dei fondi necessari per la realizzazione grazie a donazioni”, ma le donazioni vanno riferite “all’Oratorio e non alla nuova struttura per la quale era stato ottenuto, invece, il contributo statale di 250 mila euro”.

Una confusione che, stiletta il giudice in un passaggio successivo, “se voluta o meno è facile dedurre dalla ricostruzione globale della vicenda”.

La realizzazione della nuova struttura prefabbricata “ha rappresentato il pretesto per inserire l’impresa Mancini nel contesto della riparazione dell’intero complesso salesiano prima dell’inizio dell’iter amministrativo”.

Un vero e proprio ‘cavallo di Troia’ visto che, rileva l’ordinanza, “i lavori relativi alla realizzazione della nuova struttura che doveva sostituire l’Oratorio sono iniziati successivamente a quelli relativi alla riparazione dell’Oratorio medesimo”.

E ancora, i lavori all’Oratorio “sono terminati, almeno per l’agibilità parziale, utile alla ripresa delle attività, nell’ottobre 2013, ben prima della conclusione dei lavori della nuova struttura, di fatto ultimati nel gennaio 2015” per la quale, a quel punto, “erano venute sicuramente meno le finalità sociali”.

Attraverso gli accertamenti sugli stati di avanzamento dei lavori (Sal) liquidati a Mancini vengono trovate dalla polizia giudiziaria due pratiche di ricostruzione, la AQ-MBAC 14558 e la AQ-BCE 19949 che compongono il bottino complessivo di 28,5 milioni e che “scaturiscono da un’unica domanda di contributo”.

La prima si riferisce alle parti comuni dell’aggregato, per complessivi 21,8 milioni, la seconda a un’abitazione principale per 6,7 milioni, con lavori interamente affidati all’impresa Mancini.

Per il giudice, comunque, trattandosi di “strutture a uso misto”, le due pratiche vanno “in contrasto con quanto stabilito dalla circolare del commissario delegato”, Gianni Chiodi, numero 979 del 16 marzo 2011 che prevedeva “una pratica unica”.

Sulla stesura di queste pratiche sono state ravvisate le irregolarità nei controlli, che per gli inquirenti dovevano essere molto più severi, che hanno portato a indagare per abuso d’ufficio Paolo Aielli, ex titolare dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra) e Vittorio Fabrizi, allora dirigente comunale del settore Ricostruzione privata.

La scelta di Mancini, sul piano formale, è avvenuta “in esito a una selezione interna per l’affidamento dei lavori di riparazione e ricostruzione” già citati da 1,7 milioni per il solo Oratorio, l’unità strutturale US10.

Lavori aggiudicati spuntandola in una gara a 6 contro le imprese Cooperativa di costruzioni, Mazzi, Enago, Castelli Re e Consorzio ricostruire, gara ritenuta non necessaria “attesa la natura assolutamente privatistica”.

Per i giudici, Mancini “si trovava in una posizione privilegiata” per aggiudicarsi la gara, sulla base dei rapporti già esistenti per la realizzazione della struttura ex novo, ma anche con i progettisti, che erano “commissari della gara interna” e che, tra l’altro, sono di Civitanova Marche (Macerata) come il già citato direttore salesiano don Masili.

E Gargarella ritiene “strano che la committenza si sia preoccupata di indire una gara” per l’Oratorio da 1,7 milioni provenienti da donazioni private, e non per l’intero complesso, “oggetto del finanziamento pubblico” per 28,5 milioni.

DALL’ORATORIO A TUTTO IL COMPLESSO

I lavori per l’Oratorio, comunque, sono confluiti nella pratica AQ-BCE 19949 “con modalità non conformi ai dettati normativi” secondo le accuse, per trovare “copertura degli oneri necessari per il completamento” dal momento che “i finanziamenti derivanti dalle donazioni private non erano stati sufficienti”.

E tutto questo grazie a una “semplice nota” del 17 gennaio 2012 nella quale il rappresentante legale dell’Opera salesiana comunica a Mancini di voler “estendere l’esito della gara d’appalto anche al complesso edilizio in oggetto”.

Comunicazione che, viene sottolineato dal giudice, “assume la valenza di un vero e proprio contratto di affidamento”.

Un allargamento della commessa che, sempre secondo Gargarella, è avvenuto “senza che sia stata rispettata la normativa in tema di ricostruzione post-sisma, che prevedeva l’obbligo di svolgere una gara interna”, in questo caso sì, “alla quale partecipino almeno 5 imprese”, sulla base dell’ordinanza della presidenza del Consiglio 4013 del 2012, allora in vigore.

Una “palese violazione” perché per i lavori al solo Oratorio, molto meno onerosi, la gara era stata fatta. Nel secondo caso, deve essere stata “ritenuta non necessaria, perché la committenza aveva già un’impresa di fiducia”. Appunto, la Mancini Srl.



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