TASSE DA RESTITUIRE ALLA UE: LE IMPRESE
RISALGONO A 115, LOLLI ''ANDIAMO AL TAR''

Pubblicazione: 08 dicembre 2016 alle ore 19:06

Il vertice sulle tasse con l'europarlamentare David Sassoli nel 2015
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L’AQUILA - Si gonfia di nuovo fino a 115 il gruppo di aziende terremotate che rischiano di dover restituire al governo italiano, per conto dell’Unione europea, le tasse sospese nei primi mesi dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Sulla querelle scatterà il ricorso al Tar mentre la caduta del governo Renzi pone in dubbio e quantomeno rallenta anche l’annunciata nomina a sorpresa di un commissario per la gestione della vicenda.

È questo l’annuncio nefasto dato ad AbruzzoWeb dal vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, che sta seguendo ormai da anni l’operazione.

Rispetto alla svolta annunciata oltre un anno fa da egli stesso e dall’europarlamentare David Sassoli, c’è una brusca retromarcia: l’Europa non ha accettato di limitare la restituzione solo alle 26 aziende che, dalla sospensione, hanno ricevuto benefìci superiori ai 500 mila euro.

Una quota che, in base al cosiddetto “quadro di riferimento temporaneo”, aggiornato sulla base della crisi economica dello scorso quinquennio, negli anni scorsi costituiva la soglia de minimis “potenziata” rispetto a quella normale di 200 mila.

“Il regime agevolato è terminato il 31 dicembre 2012 e la finanziaria che conteneva la norma ad hoc per noi è entrata in vigore il giorno dopo, 1° gennaio 2013: per un solo giorno abbiamo perso questa opportunità, sono avvelenato”, confessa Lolli.

Si resta, insomma, ancorati proprio alla soglia base del de minimis di 200 mila euro e questo torna ad allargare la platea di nuovo da 26 fino a 120 imprese che dovranno dimostrare di aver ricevuto danni dal terremoto tali da giustificare il ricorso all’aiuto di Stato, a pena di restituzione integrale delle tasse e contributi sospesi, a dispetto di una legge dello Stato che ha fissato la restituzione rateizzata in 10 anni e con l’abbattimento del 60% del totale.

Questo prima che, su malaugurata istanza dell’Inps, le istituzioni comunitarie avviassero una procedura d’infrazione, che all’inizio aveva fatto tremare pensando che coinvolgesse anche le 7 mila partite Iva del territorio, ma che pure ristretta a 115 soggetti, qualora accertata, creerebbe danni incalcolabili al tessuto economico dell’area del “cratere”.

Tanto che alcune aziende, svela Lolli, “hanno già pagato, come Sanofi Aventis o la ex Carispaq. Per altre - rimarca - si crea un problema, per esempio Dompé farmaceutici rischia di avere problemi ad accedere ai finanziamenti del progetto Abruzzo regione della vista perché fa parte di questo gruppo ed è nella lista nera dell’Europa”.

“Ora l’Europa ha fissato una deadline e ha ordinato di intervenire al governo, che ha deciso di nominare un commissario che dovrà farsi fornire i documenti dalle aziende sopra 200 mila euro - spiega il vice presidente - Le istituzioni comunitarie non hanno accettato la quota potenziata a 500 mila, ma almeno hanno condiviso un pacchetto di altri accorgimenti”.

Tra questi, “una classificazione delle diverse aziende per vedere quali di esse appartengano a un mercato non competitivo, si è accettato che venga indicato il lucro cessante, ovvero il mancato guardagno, sulla base di una casistica molto ampia, e che tutto venga accertato da un tecnico terzo, anche un commercialista scelto dall’azienda, con una perizia non giurata; non potrà essere un dipendente dell’azienda, ma potrà essere un suo consulente e questo è un evidente vantaggio”.

Quanto alla reazione, “faremo due cose diverse: la Camera di commercio valuta la possibilità di ricorrere al Tar, perché la parte erariale, quella dello Stato, dei ruoli è andata in prescrizione, chiediamo anche la sospensiva, e se passa il ricorso daremo una ‘botta’ consistente, perché resterà solo parte la contributiva e scenderanno in parecchi sotto la soglia dei 200 mila”.

Dall’altra parte, prosegue Lolli, “ci sarà un tavolo a questo punto più con i tecnici che con gli imprenditori, in cui vedere la situazione impresa per impresa, secondo la casistica passata, di ridurre al massimo il danno e predisporre le schede di accertamento”.

Sul piano politico, “con il governo Renzi caduto il controllo sulla materia diventa più incerto - ammette Lolli - Siamo d’accordo che si cominci a gennaio, dopotutto che cosa vuoi accertare sotto Natale? Nel frattempo lavoriamo comunque a queste cose. Sono preoccupato per le aziende edili, non è impossibile ma di sicuro complicato dimostrare che abbiano avuto danni”.



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