TEATRO: IL TSA PORTA IN ARGENTINA LO SPETTACOLO
CHE RACCONTA LA STORIA DEGLI ITALIANI EMIGRATI

Pubblicazione: 25 luglio 2017 alle ore 12:23

L'AQUILA - Vola in Argentina lo spettacolo “Tanos” prodotto dal Teatro stabile d’Abruzzo in collaborazione con la compagnia del Teatro del Sangro.

Uno spettacolo felice, realizzato con semplicità ed ironia che racconta senza giudizi né pregiudizi la storia degli italiani emigrati in Argentina negli anni ‘50.

Il progetto scenico, il testo e la regia sono di Stefano Angelucci Marino che sarà anche in scena con Rossella Gesini.

La drammaturgia prevede l’utilizzo in scena di maschere che sono state realizzate dall’artista Stefano Perocco di Meduna e di burattini realizzati nei laboratori dell’Atelier della Luna da Gaspare Nasuto e Brina Babini.

Le musiche originali sono di Giovanni Sabella e le scene di Filippo Iezzi.

La tournée in Argentina è realizzata in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, Centro abruzzese Marplatense di Mar del Plata, Circolo ricreativo abruzzese di Berazategui, Società Italiana di San Lorenzo, Scuola italo-argentina “Edmondo De Amicis” di Rosario, Scuola italo-argentina “Dante Alighieri” di Rosario, Società Italiana di Casilda Associazione Marchigiana, Società Italiana di Galvez, Società Italiana di Canada de Gomez, Associazione Alcara Li Fusi di Rosario, Società Italiana di Paranà, che ospiteranno lo spettacolo dal 4 al 22 agosto 2017.

“Tanos” è una messa in scena realizzata nell’ambito del progetto “Sistema Cultura Abruzzo”, il modello di investimento sul territorio messo in campo dal Tsa, attività unanimemente apprezzata e riconosciuta che ha portato al recente Premio Cultura di Gestione, promosso da Federculture, Agis, Alleanza Cooperative Italiane Turismo e Beni Culturali e Forum del Terzo Settore assegnato per la “costruzione di un organico sistema teatrale regionale, quale essenziale investimento culturale, con il quale il Teatro stabile d’Abruzzo ha fornito un contributo decisivo alla trasformazione della vita culturale abruzzese, facendo sì che il Teatro divenisse un'importante e non episodica componente della vita sociale, anche rispondendo ad esigenze espresse di narrazione, analisi ed elaborazione dei traumi subiti nei luoghi del cratere sismico”.

Gli attori portano sui palcoscenici argentini Domenico e Rosa, giovani sposi, che in famiglia sentono scoppiettare l’idioma abruzzese, idioma che tra i componenti del “clan“ rappresenta il mito dell’origine, il rifugio salvifico, l’identità riaffermata, mentre per loro, senza lavoro nel 1950 e pieni di ambizioni, significa solo emarginazione e disprezzo.

Inizia così l’avventura di una coppia che costruisce su di sé una visione dell’estero, dell’Argentina, come terra da conquistare. Conquistare il successo, un buon lavoro, costruirsi una casa e farla finita con l’Abruzzo.

Domenico con la famiglia in Argentina vive tutte le fasi della sua vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d’identità, indeciso tra la spinta all’integrazione piena e la difesa della propria radice autentica, rappresentata dal patrimonio di tradizioni dei genitori, di norma antiquati e fatalmente antagonisti rispetto alle ambizioni dei figli.

Tanos è il racconto di un continuo sogno ad occhi aperti, e del sogno questo spettacolo conserva la struttura ambigua e sfuggente.

Tanos è un lavoro teatrale “alimentato” anche dalla scrittura di John Fante: una comicità trafelata e plateale, l’inquietudine visionaria e ispirata, l’attenzione profonda, eppure mai compiaciuta, al mondo degli ultimi- degli immigrati- e chiaramente la scoppiettante presenza dell’ambiente domestico, cioè etnico, come sempre nei romanzi di Fante descritto nel momento della sua implosione, del suo scardinamento a causa delle forze contrapposte che lo abitano, generazionali e culturali.

 



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