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TEATRO: LUCA ARGENTERO IN ABRUZZO CON LO SPETTACOLO ''E' QUESTA LA VITA CHE SOGNAVO DA BAMBINO?''

Pubblicazione: 26 marzo 2019 alle ore 16:36

L'AQUILA - Raccontare storie di grandi personaggi che hanno inciso profondamente nella società, grazie ai meriti riconosciuti nelle loro discipline da un punto di vista tanto umano quanto sociale, inserendosi perfettamente nel contesto spazio/temporale in cui hanno vissuto.

E' questo, in breve, che Luca Argentero ci racconta con tutto il suo pathos nello spettacolo: E'questa la vita che sognavo da bambino?

ll suo ritorno in Abruzzo ad aprile è segnato da ben tre date: il 7 aprile alle 21 appuntamento al Teatro Talia di Tagliacozzo, l'11 aprile doppia replica al Teatro Fedele Fenaroli di Lanciano alle 18 e alle 21 (la replica delle 21 è sold out).

Lo spettacolo, oltre la presenza di Luca Argentero, può vantare la regia di Edoardo Leo e il testo di Gianni Corsi, una produzione Stefano Francioni.

Gli appuntamenti sono come da consuetudine parte dei cartelloni di prosa del T.R.A. Teatri Riuniti d'Abruzzo in concerto con le amministrazioni comunali di Tagliacozzo e Lanciano e la direzione artistica di Federico Fiorenza.

Luisin Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba, tre sportivi italiani che hanno fatto sognare, tifare, ridere e commuovere varie generazioni di italiani.

Luisin Malabrocca, “l’inventore” della Maglia Nera, il ciclista che nel primo Giro d’Italia dopo la guerra si accorse per caso che arrivare ultimo, in una Italia devastata come quella del ’46, faceva simpatia alla gente: riceveva salami, formaggi e olio come regali di solidarietà. Automaticamente attirò anche l’attenzione di alcuni sponsor, fino a farlo guadagnare di più l’arrivare ultimo che tentare la vittoria. In poco tempo è arrivata anche la popolarità.

In lui le persone hanno riconosciuto l’anti-eroe che è nel cuore di ogni italiano. Ma insieme alla polarità, sono arrivati nuovi sfidanti, in una incredibile corsa a chi arriva ultimo.

Walter Bonatti, l’alpinista che dopo aver superato incredibili sfide con la roccia, il clima e la montagna, arrivato a oltre ottomila metri d’altezza, quasi sulla cima di una delle montagne più difficili da scalare del mondo, il K2, scoprì a sue spese che la minaccia più grande per l’uomo, è l’uomo stesso. Eppure, la grande delusione del K2 lo ha spinto ancora più in là, a mettersi alla prova in nuove sfide in solitaria, nuove scalate impossibili e infine a viaggiare in tutto il mondo. Tutto ciò per trovare la cosa più importante della vita: sé stesso.

Alberto Tomba, il campione olimpico che ha fermato il Festival di San Remo con le sue vittorie. L’insolito sciatore bolognese che con la sua leggerezza nella vita e aggressività sulla pista è arrivato a essere conosciuto in tutto il mondo come “Tomba la bomba”. Uno dei più grandi campioni della storia dello sci, ha radunato intorno alle sue gare tutta la nazione, incarnando la rinascita italiana, forse illusoria ma sicuramente spensierata, degli anni’80.

Tre storie completamente diverse l’una dall’altra, tre personaggi accomunati da una sola caratteristica, essere diventati, ognuno a modo proprio, degli eroi.

 



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