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TEATRO STABILE D'ABRUZZO: A L'AQUILA IN SCENA 'CAPRO'', STORIA DI CONTADINI, DESIDERI ED EMIGRAZIONE

Pubblicazione: 07 gennaio 2020 alle ore 15:10

L'AQUILA - L'Abruzzo di fine ‘800 va in scena per la Stagione Teatrale Aquilana organizzata dal Teatro Stabile d'Abruzzo, Ridotto del Teatro Comunale, giovedì 9 gennaio, ore 21.00, e venerdì 10 gennaio, ore 17.30, con "CΑPRÒ" di Vincenzo Mambella, regia Edoardo Oliva, scenografia Francesco Vitelli, con Edoardo Oliva. Una produzione Teatro Immediato e TSA.

"Caprò" è un contadino abruzzese cresciuto nell'amore ostile dei suoi genitori, e nell'attaccamento viscerale alla terra, in assenza di sogni e desideri.

La sua vita, sempre ai margini della consapevolezza, si muove per inerzia sul terreno spianato dal gretto modello paterno, scandita dal moto regolare delle stagioni. E quando accadrà qualcosa che inceppa il suo asettico e protettivo pendolo interiore, una illusoria fuga lo soccorrerà dallo smarrimento e dall'incapacità di sopravvivere all'imponderabile.

La sua vicenda tragica incrocerà l’immane tragedia del naufragio del bastimento inglese “Utopia” che nel 1891 s’inabissò al largo di Gilbilterra provocando la morte di circa 600 immigrati, per lo più contadini italiani, in viaggio verso gli Stati Uniti. A bordo anche 14 contadini abruzzesi di Fraine in provincia di Chieti.

"Una storia, quella di "Caprò", - ci racconta il regista ed interprete Edoardo Oliva - che non rompe completamente il muro dell'oblio, non approda sui libri. Una storia che, nel suo “giro di do”, inghiotte le piccole storie delle tante trascurabili vite di cui si nutre per garantirsi la perpetuità, le cui umanità, piene delle bellezze e delle bruttezze di ogni esistenza, si perdono per sempre. Non abbiamo voluto raccontare il naufragio della nave “Utopia “che tanto ricorda gli accadimenti tragici che ogni giorno apprendiamo dalla cronaca, tenendoci lontani dalla retorica che spesso accompagna il racconto di quelle tragedie".

Il fatto storico e l’emigrazione restano sullo sfondo. Partendo da quei fatti e da un substrato arcaico, senza nessuna pretesa storica o simbolica, abbiamo cercato un approdo che rendesse questa piccola storia, così lontana nel tempo, nella sua essenza archetipica, universale. Lo smarrimento di un solo uomo, pertanto, una solitudine, un anonimo contadino di fine ottocento che si agita su un fazzoletto di terra con i pochi oggetti che scandiscono la sua vita. E’ sul quel pezzo di terra che si compie il suo vero naufragio in attesa di quello che lo consegnerà alla storia. Una piccola vicenda umana dunque, ancora sommersa in qualche fondale, forse immaginaria o forse no, che riemerge dal tenero e rabbioso racconto del protagonista: un uomo di più di un secolo fa, con i suoi conflitti, le sue fragilità, le sue responsabilità, le sue colpe, le sue punizioni. Non un eroe quindi, ma un “eroe tragico”. O più semplicemente: "Caprò".

Per info botteghino del TSA: 0862.410956 e 348.5247096.



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