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TERAMO: DISCRIMINAZIONE SINDACALE, IVRI DEVE REINTEGRARE LAVORATRICE

Pubblicazione: 09 gennaio 2019 alle ore 17:41

Il tribunale di Teramo

TERAMO - Il Tribunale del Lavoro di Teramo, con provvedimento del primo gennaio 2019, ha dichiarato nullo il licenziamento per discriminazione di una lavoratrice dell’Ivri, condannando l’istituto di vigilanza a reintegrare immediatamente la lavoratrice sul posto di lavoro. 

Si tratta di uno dei primi casi a livello nazionale di reintegro per motivi discriminatori, come previsto dal Jobs Act. La lavoratrice, L.D.G., rappresentante sindacale aziendale della Uiltucs Abruzzo, era stata licenziata dalla società nel settembre 2017 e si è rivolta, con il suo legale, l’avvocato Massimiliano Matteucci, al giudice del lavoro del Tribunale di Teramo per chiedere l’annullato del licenziamento. 

La Uiltucs Abruzzo a tutela dei lavoratori della sede regionale dell’Ivri è ricorsa al giudice del lavoro per denunciare, secondo l’articolo 28 dello statuto dei lavoratori, la condotta antisindacale perpetrata dall’azienda a danno degli aderenti al sindacato, vedendosi accolto il ricorso, poi confermato dalla Corte d’Appello dell’Aquila lo scorso 28 giugno.

I magistrati hanno, infatti, accertato che gli iscritti alla Uiltucs subivano vessazioni e pressioni dall’azienda per indurli a cambiare sigla sindacale, vessazioni che si sono trasformate gradualmente in atti persecutori mediante sanzioni disciplinari, spostamenti di mansioni, dequalificazione dei lavoratori e assegnazione di turni disagiati.

Nonostante i continui tentativi del sindacato di interagire con la società, portando il problema anche all’attenzione dei tavoli istituzionali, prefettura e direzione territoriale del Lavoro, e le pronunce del Tribunale del Lavoro di Chieti e della Corte d’Appello di L’Aquila, il comportamento di Ivri non solo non si è attenuato ma si è addirittura acuito con i lavoratori.

“Il licenziamento della lavoratrice oggi reintegrata dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Teramo, Maria Rosaria Pietropaolo – spiega Mario Miccoli, segretario regionale della Uiltucs Abruzzo – è uno dei casi emblematici che attestano l’esistenza di condotte vessatorie e ritorsive perpetrate da Ivri in danno dei lavoratori iscritti alla Uuiltucs. La lavoratrice, in tale contesto, al rifiuto di abbondare la Uiltucs, è stata trasferita dalla sede Ivri di San Giovanni Teatino nella zona di Teramo ed assegnata a sacrificanti turnazioni notturne presso la Bonifica del Tronto, venendo da ultimo assegnata presso la sede Inps di Teramo, il cui affidamento ad Ivri risultava già scaduto nel momento stesso dell’assegnazione definitiva. Il Giudice, accogliendo integralmente la tesi della difesa della lavoratrice, ha ritenuto la condotta datoriale “sintomatica dell’intento della società di collocare la ricorrente in un servizio che di lì a poco, sarebbe stato verosimilmente affidato ad altra società, come di fatto avvenuto, creando così le condizioni per un recesso del rapporto di lavoro motivato (quanto meno, in apparenza) da ragioni oggettive”.

In sostanza, aggiunge l’avvocato Matteucci, legale della lavoratrice, “il giudice ha riconosciuto la natura discriminatoria e ritorsiva del licenziamento per appartenenza sindacale, non solo perché si inserisce in un contesto di rapporti conflittuali tra la società e l’organizzazione sindacale cui appartiene, ma anche perché le ragioni poste formalmente alla base del recesso sono risultate pretestuose, sia con riferimento alla sussistenza del nesso causale tra il cambio appalto e la individuazione della ricorrente quale lavoratrice da licenziare, sia con riferimento all’impossibilità di adibire la ricorrente ad altro servizio”.

“Il comportamento persecutorio nei confronti dei nostri iscritti – prosegue Miccoli – iniziato da quando abbiamo evidenziato all’azienda ed agli enti preposti l’esistenza di problematiche relative a gravi carenze organizzative, nonostante i diversi pronunciamenti giudiziali, non è mai cessato, anzi, oggi siamo costretti ad affrontare altri casi simili a quelli che hanno interessato la lavoratrice licenziata e fortunatamente reintegrata dal Giudice del lavoro".

"È chiaro – conclude il segretario – che la pressione esercitata da Ivri sui lavoratori iscritti alla Uiltucs, è finalizzata ad indebolire la posizione della Uil e a limitare la sua azione di tutela nei confronti dei lavoratori, impedendo l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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