TERAMO: DIVITINI MOSTRA LE SUE FOTO AGLI INFRAROSSI DI VILLA ADRIANA

Pubblicazione: 13 febbraio 2014 alle ore 08:03

Marco Divitini
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TERAMO - Foto speciali e suggestive di Villa Adriana, scattate nella residenza estiva dell’imperatore romano Adriano, a Tivoli (Roma), con una tecnica particolare, quella degli infrarossi.

A proporle in una mostra, “Suggestioni da Villa Adriana”, sarà il fotografo Marco Divitini, bresciano d’origine ma teramano d’adozione, dopo essersi sposato trent’anni fa.

La mostra comincerà oggi, giovedì 13, nell’aula magna del Convitto nazionale “M. Delfico” in piazza Dante, e resterà aperta fino sabato 22.

I 26 scatti sono molto affascinanti perché gli infrarossi sono stati usati in pieno giorno, e provocheranno allo spettatore una reazione visiva particolare attraverso la combinazione tra la clorofilla delle piante e i raggi ultravioletti, creando un effetto in bianco e nero insolito.

Una tecnica particolare che Divitini ha spiegato rispondendo alle domande di AbruzzoWeb.

Può spiegare come funziona?

L’infrared  è una tecnica nata nel 1910 e perfezionata nel 1935, usata in particolare durante la seconda guerra mondiale per scopi principalmente militari. Quindi è approdata nel mondo della fotografia grazie alla Kodak. È molto complessa, richiede l’uso di un filtro molto scuro, rosso appunto, e sull’obiettivo crea immagini in una dimensione quasi onirica, dove si apprezza la foto pura e semplice, creando una sorta di realtà alternativa, uno scenario incantato.

Come appaiono ai visitatori di una mostra le sue foto?

Con l’infrarosso, usato rigorosamente di giorno, si ottengono immagini in bianco e nero che, però, appaiono alterate dal punto di vista cromatico. La clorofilla della vegetazione, abbinata ai raggi ultravioletti, scatena calore, e di conseguenza, le foglie delle piante diventano completamente bianche, invece che uscire scure. Se usassi questa tecnica per ritrarre un matrimonio e lo sposo avesse un vestito nero con bordature in seta nera, il vestito uscirebbe nero, ma le parti in seta sarebbero candide, proprio perché  questa tecnica mette in risalto la fibra naturale; la stessa cosa accade con i capelli decolorati e tinti.

Perché ha scelto proprio il sito di Villa Adriana?

Innanzitutto perché è splendida. È più grande di Pompei, è architettonicamente bellissima, c’è tanta vegetazione, fondamentale per l’uso dell’infrarosso, ed è la villa romana meglio conservata.

Quali istituzioni hanno collaborato alla realizzazione dell’evento?

Il ministero per i Beni per le attività culturali e del turismo mi ha concesso la possibilità di scattare, mentre la Regione Abruzzo e la Provincia e il Comune di Teramo patrocinano il liceo Classico che ospita la mia mostra, in occasione del bicentenario del “Delfico”.

Non è la prima volta che espone con questa tecnica, che vanta anche riconoscimenti internazionali.

Già l’anno scorso ho fatto una mostra sulla cittadina di Favara (Agrigento) mentre a marzo, il 20 per l’esattezza, terrò una mostra sui paesaggi della Sicilia. La tecnica fin qui ha riscosso un notevole interesse, ho avuto menzioni in America.

A che cosa serve la fotografia secondo lei, oltre che a immortalare un preciso momento?

L’arte visiva deve creare e suscitare emozioni e per fare questo ci vogliono passione, cura e sensibilità, oltre alla tecnica, che è imprescindibile.

Che cosa intende comunicare con le sue foto? E che cosa attira la sua attenzione?

Per ciò che attira la mia attenzione, dipende dal momento, ogni momento offre nuovi spunti. Mentre per quello che voglio comunicare, dovrebbe dirlo chi osserva le mie foto. Voglio comunicare quello che il mio pubblico ci vede perché si tratta di interpretazioni soggettive che possono variare, secondo tanti parametri.

Come vive un fotografo, che stile di vita ha?

Di sicuro è una vita molto movimentata perché per fare le foto bisogna spostarsi, viaggiare, aspettare la luce giusta, che non sempre arriva. Ci vuole pazienza e spesso si saltano anche il pranzo o la cena e ci possono volere tante ore, anche giorni, per completare un servizio. Allo stesso tempo, però, puoi godere del paesaggio perché sei solo tu, con il tuo obiettivo e il tuo soggetto.



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