TERAMO: DOPPIO INCARICO E PECULATO INDAGATO RETTORE LUCIANO D'AMICO

Pubblicazione: 27 novembre 2017 alle ore 15:32

Luciano D'Amico

TERAMO- È un'accusa di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato quella che la Procura di Teramo, titolare del fascicolo il pubblico ministero Davide Rosati, contesta al rettore Luciano D'Amico, per il doppio incarico ai vertici dell'Università e come presidente del consiglio di amministrazione dell'Arpa spa e successivamente della Società unica abruzzese di Trasporto (Tua) Spa.

Sotto la lente d'ingrandimento della Procura, che nelle scorse ore ha notificato a D'Amico l'avviso di conclusione delle indagini, oltre 57mila euro, che quest'ultimo avrebbe percepito indebitamente tra l'agosto 2014 e il febbraio 2017 e questo perché, secondo l'accusa, avendo assunto l'incarico all'Arpa (e successivamente alla Tua), avrebbe smesso di fatto di svolgere l'attività di docente a tempo pieno, requisito che la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di rettore.

Lo scorso 4 gennaio 2017, D'Amico finì sotto la lente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) proprio per il doppio incarico, ritenuto incompatibile. A mostrare solidarietà al rettore, in quell'occasione, fu il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che parlò di "stima e fiducia illimitate".

La Procura, oggi, gli contesta in particolare di aver omesso di dare formale comunicazione all'Ateneo di aver svolto le attività di "minor impegno professionale previste per il docente a tempo definito", percependo così indebitamente l'indennità connessa alla carica di rettore. Ma non solo.

Perché nella stessa inchiesta a D'Amico, in qualità di rettore, viene contestato anche il peculato per la consegna, nell'ambito della cerimonia "Welcome Matricole" del novembre 2013, di 10 tablet di proprietà dell'Università al personale tecnico di supporto all'intervento degli artisti Ficarra e Picone.

Episodio rispetto al quale l'Università avrebbe ricevuto un danno patrimoniale di 2mila 671 euro. Sempre nella stessa inchiesta, infine, D'Amico è indagato, questa volta in concorso, con il professor Mauro Mattioli anche per un'altra ipotesi di peculato.

Secondo la Procura, infatti, Mattioli nel 2013 in qualità di direttore generale della fondazione dell'Ateneo, e quindi in un periodo in cui risultava in aspettativa, avrebbe comunque richiesto l'indennità di risultato prevista quale docente ordinario a tempo pieno della Facoltà di medicina veterinaria. Indennità che non gli sarebbe spettata e che li sarebbe stata erogata in virtù del visto autorizzativo apposto dal rettore.

Nell'indagine è indagato per abuso d'ufficio, un terzo docente universitario, al quale l'avviso deve ancora essere notificato.

"Una grande soddisfazione per un'indagine molto accurata ed approfondita, un grande ringraziamento per l'attività di verifica - ha detto il rettore dopo aver ricevuto il 415 bis - e non certo in toni ironici. Chi gestisce risorse pubbliche deve essere assoggettato a controllo e io sono contento di esserlo stato perché già dalle contestazioni che mi sono state mosse mi sembra di ricavarne un quadro di piena legittimità del mio operato. Ci sono alcuni dettagli che chiarirò al più presto".



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