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TERAMO FUORI DA CAPITALE CULTURA, FONDAZIONE TERCAS RIPARTE DAL DOSSIER

Pubblicazione: 31 gennaio 2018 alle ore 14:14

La sede della fondaziona Tercas

TERAMO - "Sottolineo il ruolo di convinto sostenitore assunto dalla Fondazione per una iniziativa di cui, con l’intero comitato sostenitore, si era apprezzato l’impegno ad investire sulla Cultura come fondamento dello sviluppo della città".

Così il presidente della Fondazione Tercas Enrica Salvatore, nell’aprire stamane la conferenza stampa che si è tenuta nella sede di Palazzo Melatino a Teramo, per illustrare il dossier, disponibile online sul sito della Fondazione Tercas, realizzato in occasione della decisione assunta dal Comune di Teramo di partecipare alla competizione per il titolo di Capitale italiana della cultura 2020

Teramo, insieme a Lanciano (Chieti), è stata esclusa nei giorni scorsi dalla fase finale.

La Salvatore ha quindi “espresso compiacimento per il lavoro svolto grazie alla partecipazione propositiva espressa da tutti i componenti del comitato sostenitore e alla partecipazione dell’intera comunità teramana: quella civile, sociale, economica e soprattutto culturale, in questo caso quella che è stata la  più direttamente interpellata”.

“Il dossier - ha detto la Salvatore - messo a fuoco potenzialità, risorse e possibili attività, atte a sostenere in futuro un percorso di sviluppo socio-culturale a programmazione integrata e partecipata come indicato e suggerito dal  modello del Programma Ecoc- European Capital of Culture che è stato ispiratore della iniziativa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) in Italia quando ha proposto con la legge Art Bonus  la competizione per il titolo di Capitale italiana della cultura”.

“Sebbene per Teramo l‘esito della competizione non sia stato favorevole - ha aggiunto - si ha ragione di credere che esso non debba costituire un atto di resa, ma possa e debba invece costituire il punto di (ri)partenza per una riflessione propositiva di maggiore respiro. Da soggetto ‘sostenitore’ di una candidatura, la Fondazione ritiene dunque utile e compatibile farsi oggi soggetto promotore di un progetto più ampio, innovativo nelle modalità e nei contenuti, fortemente partecipato,  che potrà  e dovrà costituire il quadro di riferimento delle azioni e delle attività da avviare alla luce, anche, di quanto emergerà dai risultati di una analisi commissionata dalla Fondazione alla società Theorema,  ancor prima di sostenere l’iniziativa del Comune di Teramo, per individuare potenzialità e vocazioni per lo sviluppo del nostro territorio”.

Il professor Mario Nuzzo, presidente del Comitato sostenitore nonché vice presidente di Cassa depositi e prestiti e presidente onorario della Fondazione Tercas , ha invitato a riflettere sulla “importanza delle risorse finanziarie accertate e disponibili, ancorché non direttamente e celermente spendibili, individuate grazie al lavoro svolto per la redazione del dossier che ammontano  a 192 milioni di euro, che costituiscono, per la loro entità, uno dei riferimenti certi su cui far leva per l’attivazione di un necessario programma organico all’interno del quale,  valutare fattibilità, tempi, ricadute, sinergie, capacità gestionali richieste,  senza le quali si perpetuerebbe il rischio di realizzazioni incapaci di incidere adeguatamente sulla crescita civile di un territorio”.

“Siamo in presenza di una sfida esistenziale - ha concluso Nuzzo - che bene fa la Fondazione Tercas ad raccogliere con  il convincimento che il futuro non si aspetta, ma si costruisce giorno per giorno”.

Sono quindi intervenuti il Rettore dell’Università di Teramo Luciano d’Amico, il presidente della Provincia di Teramo, Renzo Di Sabatino ed il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) di Teramo, Raffaele Falone, i quali, viene spiegato in una nota, “hanno dato tutti testimonianza del ruolo di sostenitore svolto dai loro enti ed hanno tutti sottolineato l’importanza di pensare ad una progettazione integrata per lo sviluppo futuro dei territori”.

Telefonicamente è intervenuto il professor Mauro Mattioli, direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno (Izsm), che ha annunciato la volontà dell’Istituto ad utilizzare i fondi assegnati dal Masterplan all’interno della città di Teramo.

Dopo il suo intervento ha preso la parola il professor Paolo Dalla Sega, dell’Università di Milano, direttore del Master di Ideazione e Progettazione di Eventi Culturali,  già commissario della giuria di selezione del titolo di Capitale Europea, che nel suo intervento ha sottolineato “l’importanza strategica delle progettazioni integrate per lo sviluppo delle città e dei territori”. 

Quindi il presidente ha passato la parola a Luca Borrelli, senior consultant della società di consulenza Gruppo Clas  che, commentando un video, ha illustrato i contenuti del Dossier “Teramo 2020  Capitale Italiana della Cultura: Laboratorio Aperto al Futuro”, proposta come città della  rinascita di identità e cultura.

Ricerca scientifica e creativa, arte, natura e paesaggio sono i fili che tessono la trama di questo scenario, in cui il passato nobile e orgoglioso si apre ad un futuro sostenibile e inclusivo raggiungibile con il coinvolgimento di tutti, cittadini e istituzioni.

“Nel dossier -  ha affermato -  si è delineata una idea di candidatura intesa come un innesco che, prendendo le mosse da una discussione pubblica intorno alla propria identità culturale, (ri)aprisse un laboratorio di scoperta e divulgazione per la rinascita della città, intorno a quattro grandi temi: Rinascimenti - La città laboratorio come cantiere di ripartenza, come accademia di ricerca di buone pratiche di rinascimento culturale, come epicentro di ricostruzione non solo dell'urbs e ma anche della civica”.

E ancora, la ricerca scientifica (e creativa), la città laboratorio come campo di diffusione e divulgazione di metodi e competenze scientifiche, bacino di trasferimento di innovazione dalle accademie alle scuole di periferia, dai laboratori alle imprese; poi, la saggezza della natura, la città laboratorio quale centro di osservazione e studio delle molteplici dimensioni del rapporto fra uomo e natura, e della possibile applicazione contemporanea di tali esperienze.     

Inoltre, Fare città - La città laboratorio come centro di progettazione e creazione della città immaginata, desiderata, ma non (ancora) esistente.

“Il lavoro si era mosso lungo queste quattro grandi direttrici - ha concluso - con l’augurio di tutti i partecipanti alla stesura del dossier che la città avesse comunque deciso di portare avanti, in ogni caso, la visione strategica elaborata in questi mesi e tante delle progettualità messe in campo”.

L’architetto Franco Esposito, componente del Comitato tecnico istituito dalla Fondazione Tercas a sostegno dell’attuazione dello studio commissionato dall’ente per l’analisi delle potenzialità del territorio teramano nonché affermato esperto e studioso di urbanistica, nel ricollegarsi alle affermazioni del presidente della Fondazione ha affermato quanto sia “importante  una  riflessione collettiva e soprattutto  l’avvio di un programma organico di (ri)organizzazione territoriale  senza dei quali la comunità cittadina rischia di smembrarsi ulteriormente, con danni irreparabili per la vitalità di tutto il territorio comunale e provinciale”.

“Non sono in gioco solo gli esiti materiali di una ricostruzione e rigenerazione in termine di edilizia -   ha dichiarato infine - sono invece in discussione i processi esistenziali ed i percorsi di ripresa e sviluppo di una intera comunità, che si trova sola e smarrita a dover ridisegnare (prima) ed affrontare  (dopo) il suo futuro”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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