MA BRUCCHI INSISTE, ''MI SENTO TRADITO'', SI SFOGA IN TV E NE HA PER TUTTI

TERAMO: GATTI, ''TRADIMENTO? IDEA LUNARE''
CHIODI, ''A DISPOSIZIONE MA NON MI CANDIDO''

Pubblicazione: 05 dicembre 2017 alle ore 11:15

Gianni Chiodi e Paolo Gatti
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TERAMO - "La cosa più giusta era quella di restituire la parola ai cittadini. I rappresentanti di Futuro In andrebbero omaggiati, visto che c'erano tre assessori belli comodi in Giunta, il presidente del Consiglio bello comodo e altri cinque consiglieri, di solito non succede questo gesto nobile, perché tale lo considero. Parlare di tradimento è lunare".

Così il consigliere regionale di Forza Italia, Paolo Gatti, cui il gruppo Futuro In fa riferimento, considerato il regista della crisi che ha portato ieri alla caduta dell'amministrazione comunale di Teramo guidata da Maurizio Brucchi, dopo le dimissioni di 18 consiglieri comunali, 11 dell'opposizione e 7 di Futuro In e della lista civica Al Centro per Teramo, che fa riferimento all'altro consigliere regionale Mauro Di Dalmazio.

"Mi dispiace ma purtroppo lo avevo previsto due anni fa", dice dal canto suo il presidente emerito della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, che si dice pronto a riunire la coalizione anche se si sfila dalla corsa alla fascia tricolore, che ha già indossato per due mandati prima di Brucchi: "Non sono disponibile, ci sono momenti storici diversi, credo sia al di fuori delle cose, ci sono altre energie che possono essere spese".

"Purtroppo questa amministrazione in 3 anni e mezzo ha vissuto una crisi permanente che ha visto man mano nel corso del tempo l'uscita dalla maggioranza di due consiglieri di Al centro per Teramo, poi Fratelli d'Italia, poi sono spuntati dei dissidenti, siamo arrivati a primavera scorsa senza maggioranza, né politica né numerica", dice Gatti ad AbruzzoWeb, "dopo 4 o 5 rimpasti anche il sindaco ebbe a dimettersi, salvo poi ritirare le dimissioni".

"Purtroppo tutti i tentativi di ricostruire una maggioranza, almeno numerica, sono falliti - continua il consigliere azzurro - anche la lista che adesso si chiama Teramo Soprattutto per tre anni ha fatto casino finché Dodo Di Sabatino non è entrato in Giunta, dopo tre anni di tentativi disperati siamo arrivati al redde rationem il 2 novembre scorso per il bilancio di previsione ed eravamo lì in 15 su 33, tant'è che il Consiglio comunale è andato deserto".

Per Gatti la scelta delle dimissioni rappresenta "senso di responsabilità, lealtà e rispetto nei confronti dei cittadini", perché, aggiunge, tentare di portare avanti l'amministrazione sarebbe stato un "accanimento terapeutico".

"Se mi candido sindaco? Non è proprio questo il problema", dice, "se avessimo voluto rincorrere i nostri interessi, come purtroppo va molto di moda, avremmo fatto come le tre scimmiette, non vedo, non sento e non parlo. Conveniva a tutti, questo lo sanno tutti, non siamo stati a guardare la nostra convenzienza ma a fare le cose giuste".

Di una cosa Gatti è sicuro, "Teramo ha bisogno di voltare pagina, ci sono senz'altro dei consiglieri e degli assessori usiciti bene da questa esperienza, anche se non sono tantissimi, bisogna rintracciare tutto il meglio che c'è in città e convincere le migliori esperienze, ma anche tanti giovani, che saranno inesperti ma possono portare entusiasmo".

"Il tema è fare un progetto chiaro, coerente, molto rinnovato e offrirlo alle valutazioni dei cittadini con la preghiera che siano un pochino più attenti nel voto ai consiglieri, ne abbiamo avuto alcuni senza bussola. Sono stati chiamati dissidenti ma non si è mai capito bene cosa volessero".

Gatti, che resta abbottonato sulle proprie scelte considerandole "secondarie", è certo che "a Teramo la sfida è tra il centrodestra e il Movimento cinque stelle, non sono io a dare fuori dai giochi il centrosinistra, ma è una coreneza di sondaggio".

Della stessa idea il consigliere regionale Gianni Chiodi, per il quale "non ci sarà neppure un collegio uninominale in Abruzzo dove vincerà il centrosinistra, almeno stando ai dati di oggi".

Sulla fine dell'amministrazione Brucchi, l'ex governtore ricorda come "intravidi la dinamica di decozione già nel 2015, tanto è vero che, come non avevo mai fatto per non confondere aspetti personali e politici, invitati a casa mia per una pizza i cinque o sei riferimenti politici della coalizione, compreso il sindaco, illustrando la necessità di recuperare coesione e visione di città. Seppur tutti d'accordo, capii che il mio intervento non era ben gradito da nessuno, quindi in qualche modo mi feci da parte, considerando che erano tutti amici, persone con cui nel 1999 iniziammo l'avventura politica".

"Il messaggio", racconta insomma Chiodi, "fu che potevano fare a meno di me. Nonostante questo mi sono sempre messo a disposizione" e "rifarei e rifarò il tentativo di mettere tutti attorno a un tavolo, sperando che ci sia maggiore volontà di lavorare insieme".

Sulle candidature al Parlamento, entrambi ritengono prematura ogni valutazione: "Se si dovesse ritenere che io posso essere utile per vincere e possa rappresentare dignitosamente questa comunità bene, altrimenti non è successo niente", dice Gatti, mentre per l'ex governatore "stiamo parlando ancora troppo presto".

D'accordo anche sulle chance di vittoria alle comunali, visto che per Chiodi "il centrodestra a Teramo è forte" e per Gatti "il centrosinistra è letteralmente distrutto con il Pd diviso in tre rivoli".

Quest'ultimo ricorda infine che "nel 2014, nel giorno in cui Luciano D'Alfonso vinse per distacco e Renzi fece il 41 per cento alle Europee, a Teramo il Pd prese il 16 per cento. Hanno fatto una opposizione sterile e inconcludente e alla fine sono venuti a firmare le dimissioni anche spontaneamente, perché tutto volevano tranne che rivotare".

MA BRUCCHI NE HA PER TUTTI, "CHIODI? MAI VISTO"

TERAMO - "Mi sento tradito, mi sento tradito in quello che ho dato a queste persone, da chi avrebbe dovuto e potuto fare un discorso diverso, perché quando c'è stato da mettere il nono assessore in particolare Silvio Antonini, il sindaco non ha detto no, e avrebbe potuto dire no, Brucchi c'è stato, non ha detto una sola parola, me lo ha chiesto Paolo Gatti, mi sono caricato sulle spalle la responsabilità... però poi quando vedo e sento che qualcuno vuole fare Ponzio Pilato... allora non mi va più bene".

C'è il vicepresidente del Consiglio regionale Paolo Gatti, anche lui di Forza Italia, tra i principali bersagli della reazione dell'ex sindaco Maurizio Brucchi, nella sua prima uscita dopo la defenestrazione da palazzo di città.

L'ha fatta dagli schermi dell'emittente SuperJ, per criticare i cosiddetti leader del "modello Teramo", e oltre a Gatti, anche Gianni Chiodi ("non si è mai visto e quando ha parlato, due volte, lo ha fatto contro di me") e Mauro Di Dalmazio ("si è defilato da subito, delegando al tavolo Giorgio Di Giovangiacomo, perché aveva problemi interni alla sua lista civica e per non scegliere tra lui e Campana ha preferito uscire dalla maggioranza").

Sulle dimissioni, presentate e poi ritirate, Brucchi ha ricordato di averle ritirate perché glielo avevano chiesto tutti, e che aveva anche valutato la candidatura a cui poi aveva rinunciato per espressa richiesta di Berlusconi che "vuole i sindaci sul pezzo, perché conoscono il territorio e la gente e servono sul campo per la campagna elettorale".

E ne ha anche per il presidente del Consiglio comunale, Milton Di Sabatino, "altra pagina triste di questa consiliatura. L'ho voluto io presidente del Consiglio contro tutto e contro tutti e lui lo ha fatto perché l'ho voluto io. E quando volevano sfiduciarlo l'ha difeso Maurizio Brucchi, uno dei pochi. E che lui abbia fatto la scelta di andare via dalla mia lista mi ha fatto male ma fino a un certo punto. Quando ho visto la sua firma sul documento che mi chiedeva le dimissioni, beh... mi è parso brutto, perchè credo che Brucchi non meritasse quella firma".

Sui dissidenti Brucchi ha ricordato di averci lavorato ma che non li ha creati lui, bensì proprio quella lista (Futuro In) che gli ha voltato le spalle e sul commissario in arrivo ha sottolineato che "da oggi non c'è più un sindaco la gente capirà questo cosa significa e valuterà. quanti di quelli che oggi sono andati a firmare ieri parlavano contro l'ipotesi di un commissariamento, quanti...". 

E il fatto che il suo mandato sia stato caratterizzato da un alto numero di giunte, "le giunte ci sono state perchè qualcuno me le ha chieste e me le ha chieste con precise indicazioni". Brucchi saluta e ringrazia tutti ma tiene a precisare che la sua uscita è stata decisa fuori dal consiglio perchè non c'è una motivazione poiitica: "Non so e non ho capito quale sia stata la mia colpa? La colpa di aver portato soldi alla città per grandi opere, di quanto fatto per questa città, anche da solo ultimamente?".



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