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TERME CARAMANICO: ALBERGATORI, ''RIAPRITE O CHIUDEREMO PER FALLIMENTO''

Pubblicazione: 13 giugno 2019 alle ore 09:19

PESCARA - "Le terme devono riaprire subito, altrimenti per noi sarà la fine. Stiamo respingendo prenotazioni che arrivano da tutta Italia, abbiamo tantissime disdette e perso clienti per sempre. Chiuderemo tutti per fallimento entro qualche mese, se questa situazione non si sblocca".

Davide Cristofaro, titolare dell'hotel Arimannia e rappresentante della filiera di altri quattro albergatori (Cercone, Mazzocca, Di Piero e Viola) di Caramanico, va dritto al punto. 

Sono gli operatori che gestiscono le attività ricettive a pochi passi dallo stabilimento termale di via Torre Alta, lungo la statale 487, che rimarrà chiuso fino a quando non si risolverà il braccio di ferro fra la società concessionaria (in liquidazione) a caccia di fondi pubblici per ripartire e la Regione che stringe i cordoni della borsa dopo aver messo sul piatto 3 milioni e 200mila euro per le terme di Popoli e Caramanico.

Cristofaro, racconta Il Centro, con i colleghi e il sindaco Luigi De Acetis, sta cercando una via d'uscita per far ripartire un indotto di oltre 400 unità operative attualmente al collasso. 

Chiede "un incontro con i vertici della società termale" già contattata via mail nelle settimane scorse "ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta dal manager Franco Masci. Questo comportamento è inusuale, per non dire di peggio - sottolinea il rappresentante di categoria - abbiamo il diritto di essere ascoltati dal momento che siamo noi, imprenditori e attività commerciali varie, a vivere una grave situazione per colpa di chi non decide". 

"Qui - aggiunge - siamo messi proprio male, Caramanico è in ginocchio come il resto dei paesi dell'entroterra, i fornitori, le famiglie, le piccole attività, la cui economia dipende dalle terme. Ammonta a centinaia di migliaia di euro il danno economico quantificato nell'ultimo mese". 

Cristofaro rimarca che "qualcuno non si sta preoccupando di noi", che nel frattempo "abbiamo dovuto respingere prenotazioni da Lazio, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Sicilia, persino dal Connecticut (Stati Uniti), abbiamo esaurito la lista delle giustificazioni". 

Walter Villani, titolare dell'hotel Mazzocca sorto nel 1948, conferma le parole del collega: "I clienti continuano a telefonare e non sappiamo più che cosa rispondere, viviamo in un clima di incertezza. Proprio stamani (ieri) clienti teatini ci hanno disdetto, diretti alle terme di Castrocaro e, chiaro e tondo, ci hanno rivelato che non torneranno più. Altri sono in attesa di nostre notizie a Roma, San Benedetto, Pescara, Chieti, L'Aquila, Bari, Foggia, Taranto. Abbiamo tanta utenza pugliese". 

L'azienda concessionaria, la stessa che gestisce le terme di Popoli, è in attesa di fondi dalla Regione per avviare la riabilitazione, come confermato ieri dall'amministratore delegato Franco Masci. 

La Regione ha risposto attraverso l'assessore alla Sanità Nicoletta Verì: "I finanziamenti per le cure termali li hanno, per il resto dovranno attendere i tavoli ministeriali romani".

Ma nel frattempo glli impianti termali restano chiusi e gettano nello sconforto l'indotto, come confessa al Centro Eriberto Carestia, titolare dello storico hotel Cercone: "siamo in difficoltà, abbiamo perso un migliaio di presenze in un mese", ma non vuole sentir parlare di resa. 



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