TERRE UNIVAQ CASALE CALORE: INVERARDI,
''MEGLIO ORTI DIDATTICI CHE IL CEMENTO''

Pubblicazione: 07 dicembre 2015 alle ore 08:09

La zona di Casale Calore
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L'AQUILA - “Nei terreni edificabili di Casale Calore, di proprietà dell'Università dell'Aquila, stiamo pensando di realizzare degli orti didattici e a disposizione degli studenti fuori sede”.

Lo svela ad AbruzzoWeb la rettrice Paola Inverardi, e la sua non è una battuta: il progetto è concreto, ispirato a interventi analoghi di altre Università italiane perché, sottolinea con forza, l’Università “non ha nessuna intenzione di costruire edifici in un terreno che non ha per noi alcun valore strategico”.

Casale Calore è il nome con cui è conosciu8to il lotto che ha una dimensione di 65 mila metri quadrati, trasformato nell’ottobre 2010 da terreno agricolo a edificabile dal Comune dell'Aquila con una variazione al piano regolatore generale, in vista della realizzazione del Centro di ricerca finanziato dall'Eni per 12 milioni di euro, poi saltato a causa dei troppi ritardi dell'Ateneo e, in parte, dell'amministrazione.

Dopo quell'incidente diplomatico che ha portato alla furia dell'ad dal colosso petrolifero, Paolo Scaroni, l'impegno Eni è stato deviato alla ricostruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009.

Ma nel frattempo l'appezzamento agricolo è diventato edificabile e tale resterà, come spiegato a questo giornale dall'assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, perché “il Comune non può cancellare una variante urbanistica stabilita da una delibera”. E una richiesta in tal senso “deve arrivare, semmai dall’Università, proprietaria del terreno”.

Chiamata in causa, la Inverardi anticipa che “una richiesta in tal senso arriverà in sede di definizione del nuovo piano regolatore generale, tenuto conto che il cambio di destinazione era stato fatto solo in funzione del centro Eni, ha un'edificabilità vincolata”. Questo anche per rispondere ai sospetti di un rischio di possibili speculazioni edilizie.

E, comunque, se pure il terreno resterà ancora costruibile, la rettrice assicura che "la nostra linea resta fermamente quella di non consumare suolo e di recuperare l’esistente, e quel terreno non ha per noi nessun valore in tal senso”. Del resto di “esistente da recuperare” la città abbonda.

“Abbiamo ben altre priorità - conferma - nel rimettere in funzione tutto il nostro patrimonio edilizio danneggiato dal sisma, e trovare i fondi per completare i tre poli della nostra università, quello umanistico, quello di ingegneria e quello di medicina”.

A tal proposito, manca ancora la copertura economica per intervenire sul centralissimo palazzo Carli, gravemente danneggiato dal sisma, ex sede del rettorato.

Idem per l'ex ospedale San Salvatore, non danneggiato dal sisma, dove si vorrebbe trasferire parte del dipartimento di Economia, che ora ha trovato casa nell'ex Istituto penale per i minorenni in zona Acquasanta, e dove sono i corso trattative per ottenere dal ministero della Giustizia altre due palazzine, in una delle quali aprire una mensa.

Tempi lunghi invece per completare la ricostruzione del polo di ingegneria di Roio, frazione dell’Aquila.

“Per ultimare i lavori ci vorranno non meno di tre anni, nel 2016 però stiamo studiando una soluzione ponte, ovvero collocare strutture prefabbricate e provvisorie”, conclude la rettrice.



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