TERREMOTO 2009: DUE MINISTERI CONDANNATI A RISARCIRE I FIGLI DI DUE VITTIME

Pubblicazione: 21 agosto 2018 alle ore 08:45

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L’AQUILA - Il Tribunale civile dell’Aquila in composizione monocratica ha condannato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e quello dell’Interno a risarcire i figli di Vinicio D’Andrea ed Angela Belfatto, vittime del terremoto del 6 aprile 2009, per “non aver diligentemente adempiuto ai compiti di vigilanza e controllo di rispettiva competenza in materia edilizia, consentendo la realizzazione di una costruzione difforme dalle prescrizioni normative vigenti all’epoca, incapace di resistere all’azione di un sisma non avente carattere anomalo o eccezionale”. 

A nove anni e mezzo dal sisma che ha mietuto 309 vittime, è destinata a lasciare il segno la sentenza emessa dal giudice Monica Croci, la numero 732 del 2018, che obbliga i Ministeri a risarcire con una somma di 360 mila euro ciascuno, oltre alle spese legali e quelle di Contributo Unificato, Chiara e Giuseppe D’Andrea, che hanno perso i genitori a seguito del crollo della loro abitazione in via Luigi Sturzo numero 33, per il quale in sede penale nell'ottobre 2012 il progettista Augusto Angelini era stato condannato a tre anni per omicidio plurimo e disastro colposo.

I due sono stati rappresentati dagli avvocati Andrea Filippi De Santis ed Emiliana Di Ruscio.

“Siamo di fronte ad una sentenza importante - commenta ad AbruzzoWeb Filippi De Santis - Genio civile e Prefettura, facenti capo ai due Ministeri, secondo quanto riconosciuto dal Tribunale, hanno compiuto delle gravi omissioni nella verifica dei progetti e dei conseguenti lavori, perché se i funzionari avessero vigilato meglio si sarebbero accorti che gli stessi erano terribilmente sbagliati”.

Secondo il Tribunale, infatti, “in base all’istruttoria svolta, è emerso che l’edificio di interesse fu costruito in forza di Autorizzazione per costruire rilasciata dal Comune dell'Aquila in data 02 novembre 1961, trasferita ad Andrea Ceci con autorizzazione rilasciata dal sindaco del Comune dell'Aquila il 30 aprile 1962, ultimazione delle strutture portanti e non portanti in data 10 settembre 1962, come certificato dal direttore dei Lavori, l’architetto Augusto Angelini, il 12 marzo 1963;  collaudo delle strutture in cemento armato a firma dell'ingegnere Paolo Cimino, datato 02 dicembre 1962”, come si legge nella sentenza.

Negli anni Sessanta le “Norme tecniche per l'edilizia, con speciali prescrizioni per le località colpite dai terremoti vigenti, classificavano il comune dell’Aquila nella II categoria di rischio sismico e prescrivevano che gli edifici realizzati dovessero poter resistere alle sollecitazioni sismiche tanto in direzione longitudinale quanto in direzione trasversale, ponendo il divieto di iniziare nuove costruzioni senza la previa autorizzazione scritta dell'Ufficio del Genio Civile, che aveva il compito di verificare se le nuove costruzioni fossero in concreto eseguite in conformità con queste norme”.

“Si sarebbe dovuto tener conto della diversa categoria di rischio sismico della città e delle nuove norme in merito, ma il Genio civile ha rilasciato il nulla osta senza accorgersi che non erano state rispettate e la Prefettura, che aveva il compito di vigilare sui lavori, non lo ha mai fatto, aveva incaricato un funzionario, che però non ha mai eseguito alcun sopralluogo”, spiega l’avvocato Andrea Filippi De Santis. 

La consulenza tecnica d'ufficio del tribunale civile, poi, “ha accertato che il crollo dell’edificio in occasione del terremoto, da ritenersi non anomalo o eccezionale, come da analisi eseguite dal consulente della Procura aquilana in relazione al procedimento penale che si è svolto per i fatti di cui è causa, deve ascriversi all’erronea progettazione dello stesso: mancanza di telai e travature trasversali, erronea disposizione delle staffature, calcolo strutturale carente e con sottostima dei carichi; soprattutto perché non dotato di strutture in grado di assorbire le sollecitazioni sismiche in entrambe le direzioni, oltre che alla pessima qualità del calcestruzzo impiegato ed alla sua errata messa in opera, in violazione delle prescrizioni normative all’epoca vigenti e sopra richiamate nonché delle buone tecniche del costruire”, si legge ancora nella sentenza.

Inoltre, il Genio civile dell'Aquila, secondo quando emerge dal documento, “non ha eseguito diligentemente i controlli di competenza sul progetto strutturale redatto dall'ingegner Salvatore Cimino e sui calcoli ad esso allegati, rilasciando l'autorizzazione a costruire nonostante gli errori nei calcoli strutturali e le deficienze riscontrabili nel progetto, e senza eseguire controlli in ordine all’effettivo andamento esecutivo dei lavori; allo stesso modo, sono state riscontrate gravi carenze nell’operato dell’ingegner Giulio Colangeli, incaricato dalla Prefettura, che nella propria relazione tecnica ha dichiarato conforme alle prescrizioni normative la struttura sottoposta al suo esame, nonché la buona fatturazione delle opere eseguite in cemento armato, sebbene le due visite ispettive dal medesimo eseguite si fossero svolte solo a lavori ultimati e non vi fosse traccia, neppure in allegato al certificato di collaudo, delle certificazioni inerenti i materiali sulla base delle campionature periodiche prescritte”.

Il legale dei D’Andrea, infine, si è detto “sconcertato da un punto di vista morale, Prefettura e Genio civile sono enti che esistono proprio per fare questo lavoro, per verificare che i progetti siano corretti. Un calcolo può essere errato, ma un cittadino è  tutelato dallo Stato proprio attraverso questi organismi, che sono i garanti della sicurezza”, conclude l’avvocato.



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