TERREMOTO 2009: IN 5 MILA CON LE FIACCOLE
''LA MORTE NON AVRA' L'ULTIMA PAROLA''

Pubblicazione: 05 aprile 2017 alle ore 23:00

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L'AQUILA - Sono circa 5 mila, a seconda delle stime, le persone che hanno partecipato alla fiaccolata della memoria per le 309 vittime del terremoto dell'Aquila, partita da via XX settembre, davanti al tribunale, con una sosta davanti alla Casa dello studente e attraversando Corso Federico II per arrivare in piazza Duomo, dove la lettura dei 309 nomi ha preceduto la messa celebrata da monsignor Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita del capoluogo, e la veglia di preghiera fino alle 3.32

Alla fiaccolata, oltre ad alcuni terremotati di Amatrice, Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), e agli sfollati di Campotosto ospitati all'Aquila, il sindaco Massimo Cialente, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, il ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti e il sottosegretario con delega alla Ricostruzione, Paola De Micheli.

"Ricordo il primo anno che qui camminavano in una desolazione totale e al buio, oggi attraversiamo una strada in gran parte ricostruita e in un città in ricostruzione - ha detto Cialente - abbiamo svalicato la salita, ma non dobbiamo dimenticare chi non c'è più e chi ha subito il terremoto del 24 agosto, dobbiamo essere legati ad Amatrice".

"Il modo migliore per non dimenticare - ha aggiunto - è ricostruire in sicurezza e qui lo stiamo facendo, le nostre case hanno un grado di sicurezza dal 60 al 100 per cento".

Alla fiaccolata c'erano anche numerosi sindaci del nuovo cratere sismico del Teramano. Presenti molti gonfaloni. Ad aprire il corteo i parenti delle vittime, tra cui Vincenzo Vittorini, medico e consigliere comunale, che nel crollo del proprio condominio ha perso la moglie e una figlia.

Dietro di loro un grande lenzuolo bianco con scritti tutti i nomi delle vittime del sisma.

"Oggi il 77 per cento delle persone è rientrato in casa - ha detto De Vincenti - segno che la ricostruzione privata è a buon punto. Il nostro obiettivo resta quello della ricostruzione del centro storico entro il 2020 e dell'intera città nel 2022. La ricostruzione pubblica invece è al 50 per cento e qui dobbiamo accelerare".

"Ritengo sia un bilancio che segna con forza l'impegno di Governo, Regione, Comune e cittadini - ha aggiunto il ministro - stiamo anche lavorando al rilancio delle attività produttive e ci sono molte eccellenze, dieci giorni fa sono stato ai laboratori del Gran Sasso dove ho visto un'eccellenza mondiale legata a un territorio che ha tutte le carte in regola per essere volano economico e produttivo".

"Ritengo che L'Aquila diventerà una delle cinque più belle città d'Italia - ha detto D'Alfonso - e sarà restituito il diritto allo stupore. Va benissimo la ricostruzione privata, ora viene il momento di quella pubblica e bisogna far si che la creatività economica ritrovi collocazione, va ricreato il diritto alla meraviglia positiva".

Sul nuovo decreto per il terremoto del Centro Italia, il presidente ha detto: "Ho messo il voto dieci, per la lode aspettiamo che venga inserita anche la zona franca, sarebbe la prima volta che accanto a un provvedimento che dà piena copertura economica e finanziaria segua un provvedimento di rianimazione economica attraverso tre anni di superamento degli obblighi fiscali a favore delle aziende che hanno avuto almeno il 50 per cento dei danni".

A proposito delle proteste dei terremotati di Lazio e Marche, che lo scorso fine settimana hanno presidiato Montecitorio e bloccato la viabilità sulla Salaria ad Arquata del Tronto, D'Alfonso ha parlato di "una segnalazione di ulteriore valore politico, dobbiamo lavorare per estendere il cratere con reciproco dialogo e intelligenza, penso ad Arischia e al centro storico di Penne dove ci sono 3mila abitanti e molte attiità economiche".

La De Micheli ha ricordato come "nel nuovo decreto ci sono misure anche per questo cratere, cito la possibilità di rifacimento dei sottoservizi anche negli altri comuni oltre a quello dell'Aquila".

"Affronteremo la questione del personale - ha aggiunto - le ricostruzioni vanno aggiornate man mano che si presentano i problemi, i risultati sull'Aquila sono positivi e li illustreremo in Parlamento, lo dobbiamo a coloro che sono mancati".

IN PIAZZA DUOMO SILENZIO E COMMOZIONE

Il corteo è arrivato in piazza Duomo intorno alle 0.20, con la temperatura già molto bassa, e poco dopo è cominciata la lettura dei nomi delle 309 vittime, cominciata con la frase "e loro non ci sono più".

In prima fila gli striscioni "Per loro, per tutti" dei familiari dei defunti, "Neanche stasera tornerà a casa" dei genitori dei ragazzi morti alla Casa dello studente e "La ri-scossa dei terremotati" di coloro che hanno subito i sismi più recenti del Centro Italia.

In piazza anche i gonfaloni della Regione Abruzzo, della Provincia dell'Aquila e delle città dell'Aquila e di Rieti.

Qualche partecipante ha ascoltato la lettura dei nomi in ginocchio sul selciato della piazza.

Alla fine sono stati ricordati anche i morti del sisma del Centro Italia, della Terra dei fuochi, le vittime dell'amianto e quelle di San Giuliano di Puglia.

Subito dopo, i 309 rintocchi della campana della chiesa delle Anime Sante, tornata a suonare da pochi mesi nell'ambito dei lavori di ricostruzione cofinanziati dalla Francia e ormai quasi terminati.

All'una la fiaccolata è terminata, molti hanno partecipato alla messa presso la vicina chiesa di San Giuseppe Artigiano, celebrata dall'arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Petrocchi.

Alla funzione ha preso parte anche il prefetto, Giuseppe Linardi, accompagnato dai vertici delle forze dell'ordine.

"La morte non ha l'ultima parola, questo non toglie il dolore, ma rende più sereni, ha detto Petrocchi durante l'omelia.

"Chi ha perso persone carte porta nel cuore ferite che restano aperte, non c'è cicatrizzazione, ma sono ferite sane che non devono infettarsi con il rancore e la rabbia - ha aggiunto - Se il dolore non si ripiega su stesso ma si apre al mistero della Pasqua  e della resurrezione, porterà vita".

"Eravamo convinti che il terremoto non sarebbe più venuto e invece ha colpito popolazioni sorelle, persone che conoscevo avendo fatto il parroco in quei paesi cancellati. Ora li ringrazio come ha fatto Papa Francesco per la loro testimonianza", ha concluso.

Dopo la messa, la veglia finale fino alle 3.32 nella Cappella della memoria accanto alla chiesa delle Anime Sante. Alberto Orsini



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