TERREMOTO 2009, SINDACI VOGLIONO NUOVA
GOVERNANCE PIU' EQUA MA VOTARONO PER UTR

Pubblicazione: 15 gennaio 2018 alle ore 06:30

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FAGNANO ALTO - Una nuova governance che dia maggiore voce in capitolo alle aree più danneggiate e popolose del cratere del terremoto del 2009, con il tavolo di coordinamento dei sindaci che sia ridisegnato in base ad una media ponderata tra abitanti e danni.

È questa in soldoni la proposta avanzata dagli amministratori dell'area che fa capo all'Ufficio territoriale per la ricostruzione (Utr) numero 8, che in assemblea a Fagnano (L'Aquila) hanno discusso e approvato all'unanimità un documento contenente regole ed indirizzi per il nuovo funzionamento della macchina burocratica, in previsione della chiusura degli Utr stabilita dal governo a partire dal primo maggio prossimo, che ora sottoporranno all'assemblea dei sindaci prevista in settimana.

Il piccolo esercito di sindaci è già stato ribattezzato "No Utr", perché d'accordo con la scelta del sottosegretario Paola De Micheli di cancellare gli 8 Utr, costituiti nel 2012 per istruire le pratiche post-terremoto a Barete, Montorio al Vomano, Castel del Monte, Bussi sul Tirino, Caporciano, Goriano Sicoli, Barisciano e Rocca di Mezzo, ma soprattutto il tavolo di coordinamento dei sindaci, che per molti si è rivelato un organismo poco democratico e rappresentativo.

"All'Utr numero 2 di Barete fanno capo comuni per oltre 17 mila abitanti, mentre a quello di Castel del Monte appena 657 abitanti e senza danni ingenti", dice ad esempio il sindaco di Ocre (L'Aquila), Fausto Fracassi, che da tempo professa la necessità di accorpare gli uffici territoriali all'interno dell'Ufficio speciale (Usrc) di Fossa (L'Aquila).

"L'area 8 con circa 9 mila abitanti assomma il 50 per cento dei danni di tutto il cratere - aggiunge - E nell'attuale governance Barisciano conta quanto Castel del Monte, che non ha neanche un Map, noi ne abbiamo più di duemila. Nel senso che al tavolo di coordinamento che prende decisioni, come quella della spartizione dei fondi statali destinati a coprire i mancati introiti e le maggiori spese dei Comuni, si fanno scelte cervellotiche da parte dei sindaci che vi siedono ma che non sono rappresentativi".

Secondo Fracassi, poi, con l'unificazione si avrebbe "una economia d'insieme vantaggiosa per la ricostruzione", considerando che "alcuni Utr sono oberati, come quello di Barisciano, e si trovano sbilanciati rispetto a uffici in cui sono state presentate 30 pratiche, anche se questi ultimi si trovano addirittura ad aver evaso meno pratiche. Barisciano ha liquidato centinaia di milioni di euro di contributi, altri qualche decina".

"A cosa servono gli Utr se non producono?", si domanda il sindaco di Ocre, "a volere il loro mantenimento sono solo i sindaci dei comuni che sono sede di Utr, che si sentono titolari di non si capisce quale beneficio".

La nuova governance prevista dalla proposta dei "No Utr" prevede un coordinatore dei sindaci, un Comitato di raccordo e supporto ai sindaci, al posto dell'attuale Comitato di area omogenea, e un'assemblea dei sindaci, secondo Fracassi "con delle caratteristiche simili a quelle del funzionamento di un Comune".

Il sindaco di Ocre, infine, si dice convinto della necessità di ricomporre la spaccatura tra i sindaci e che questa ci sarà, anche perché "la De Micheli non ha ritirato questa scelta e volente o nolente dal primo maggio gli Utr scompaiono, quindi è meglio attrezzarsi in modo da essere pronti alla trasformazione visto che la decisione di chiuderli è irreversibile, quindi quella di alcuni sindaci è una battaglia contro i mulini a vento".

MA SINDACI VOTARONO UNANIMI CONTRO CHIUSURA UTR

I sindaci di Caporciano (L'Aquila), Ivo Cassiani, e Prata d'Ansidonia (L'Aquila), Paolo Eusani, intanto, in una nota ricordano come "c’è un documento votato, all’unanimità, dall’assemblea dei sindaci del 21 novembre contro la chiusura degli Utr" e che, per questo, non è esatto parlare di spaccatura tra sindaci.

I due amministratori non risparmiano critiche all'Usrc guidato da Paolo Esposito, al quale imputano una "inadatta gestione del personale degli Utr" che sarebbe concausa del loro malfunzionamento insieme a "procedure amministrative poco chiare".

Per Cassiani ed Eusani "i sindaci hanno fatto la loro parte. Si sono conquistati un ruolo da protagonisti della ricostruzione, lavorando sodo fin dall’inizio. Si sono dati una organizzazione con le aree omogenee, con il tavolo di coordinamento, hanno redatto i piani di ricostruzione, hanno ottenuto i fondi per lo sviluppo del 4%. Hanno fatto quello che dovevano. Che senso hanno ora queste prese di posizioni? Si parla dei costi di funzionamento degli Utr che non superano complessivamente gli 80 mila euro annui. Perché non si vanno a vedere i costi della sola struttura di Fossa? Ci si accorgerebbe che siamo molto al di sopra dei costi complessivi degli Utr. Oppure immaginiamo i costi che dovrebbe avere una mega struttura (tutta da realizzare) necessaria per accogliere il doppio dei tecnici con i relativi costi di funzionamento, compreso gli affitti che oggi non ci sono".

"Chiudere gli Utr vuol dire sbattere la porta in faccia all’operato di tutti i sindaci. Vuol dire distruggere il primo embrione di una organizzazione territoriale, tanto necessaria, dei piccoli comuni delle aree interne dell’Abruzzo montano", aggiungono. "Significa annullare tutti gli sforzi che si sono fatti per mettere in campo la cultura della condivisione e della visione unitaria dei problemi e dei territori.  Come è possibile, ci domandiamo, non comprendere che lo sforzo che dobbiamo compiere è quello di dare più forza e vigore all’attività degli Utr delegando loro funzioni aggregative e più inclusive dei problemi dei territori omogenei? È questo l’orizzonte a cui guardare con fiducia, con impegni ed atteggiamenti, non di parte, ma rivolti alla tutela del bene comune".

"Guardiamo, per un solo attimo, a cosa sta accadendo per il terremoto del Centro Italia con gli uffici accentrati (vedi Teramo) completamente bloccati. Si vuole arrivare a questo anche qui da noi? I fondi ingenti dello sviluppo che abbiamo faticosamente ottenuto non possono essere gestiti se non dai sindaci attraverso l’assetto di governance che ci siamo dati.  Una governance che la legge Barca all’art.67 ed il decreto commissariale n. 131/2012 hanno reso legittimi ed operativi".



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