TERREMOTO: BENI CULTURALI, DIECI ANNI DI INTERVENTI MA C'E' ANCORA DA FARE

Pubblicazione: 11 marzo 2019 alle ore 12:58

L’AQUILA - Un percorso lungo e complesso durato dieci anni è quello che è stato illustrato oggi dal Segretariato regionale per l'Abruzzo e dalla Soprintendenza del cratere sismico, attraverso parole, dati ed immagini, per provare a riassumere l’eccezionale lavoro di recupero del patrimonio culturale – pubblico e privato – dell’Aquila e del circondario, avviato già all’indomani del terremoto dell’aprile 2009.

A partire dalla struttura del vice commissario per i Beni culturali, passando all’allora direzione regionale che ne ereditò le competenze nel 2012, dalle Soprintendenze architettonica e paesaggistica, storico artistica, archeologica ed archivistica, per arrivare oggi alla Soprintendenza unica, per L’Aquila e i comuni del cratere e per l’Abruzzo, alla Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Abruzzo e del Molise e al Segretariato regionale, gli istituti territoriali del Ministero dei beni culturali hanno operato in costante sinergia - e in rete con i diversi protagonisti del sistema “ricostruzione” e le comunità locali - per il restauro di monumenti, opere d’arte, aree archeologiche, beni librari ed archivistici, gravemente danneggiati dal sisma.

Un percorso che consentirà di restituire proprio quest'anno, nel decennale del sisma, le chiese di Santa Maria del Soccorso, San Silvestro, San Gregorio Magno nella frazione di San Gregorio e Santa Lucia a Rocca di Cambio. Nel 2019 torneranno fruibile inoltre il teatro San Filippo e palazzo Ardinghelli, destinato a ospitare la succursale del museo Maxxi di Roma.

Per via della prevalenza di aspetti e tematiche legate alla Tutela e al Patrimonio, la ricostruzione del territorio aquilano non può prescindere dal restauro e dall’impegno, dalle competenze delle amministrazioni dei beni culturali che operano nella regione, dando conto del valore sociale, inclusivo ed identitario di quel patrimonio.

La vastità e complessità dello scenario post-sismico, ampliatosi oltre i confini nazionali, ha richiesto un eccezionale lavoro quotidiano a tutti i livelli (istituzionale, amministrativo, tecnico), che ha portato ad importanti risultati e che dovrebbe mantenere il ritmo sin qui sostenuto, per i tanti e delicati interventi che ancora devono essere affrontati.

Un lavoro complesso che ha visto coinvolti in primis il Segretariato regionale, per l’articolata ricostruzione del patrimonio culturale pubblico e la Soprintendenza per la città dell’Aquila e i comuni del cratere per tutte le azioni connesse ai compiti di tutela e alla valutazione e approvazione dei progetti di ricostruzione e restauro, con un particolare impegno nella ricostruzione privata e in alcuni grandi progetti gestiti direttamente, con il costante supporto dei dirigenti e dei funzionari degli altri istituti, fino al Polo Museale chiamato a valorizzare gran parte del patrimonio recuperato, in azioni di fruizione completa e integrata del territorio e delle sue specificità.

I risultati di questo percorso sono straordinariamente evidenti: monumenti e palazzi ridisegnano una città in cui i temi della sicurezza, grazie alle più avanzate tecnologie e ad un’alta competenza progettuale, convivono con i principi della tutela e della conservazione, sostenendo il recupero di una bellezza antica e, spesso, inedita.

Dalla Fontana delle 99 Cannelle alla luminosità della cupola di Santa Maria del Suffragio; da San Pietro Apostolo a Onna alla rinascita del campanile di San Pietro; dal restauro della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a quello di San Bernardino, con la magnificenza del soffitto ligneo; dall’innovativa rifunzionalizzazione del Teatro Comunale e del Teatro San Filippo alla “nuova casa” delle opere del Museo Nazionale, nell’ex Mattatoio diventato il Munda; da Palazzetto dei Nobili all’Oratorio di San Giuseppe dei Minimi, da Santa Maria di Farfa al Mammut e alla Fontana luminosa, da Santa Maria ad Cryptas a Fossa a Santa Lucia a Rocca di Cambio, lungo è l’elenco dei monumenti e dei beni mobili pubblici restaurati e già restituiti alla loro fruizione, o in fase di completamento (cui vanno aggiunti i tanti monumenti privati grandi e piccoli che formano il tessuto storico del capoluogo, quasi interamente recuperato, e dei piccoli centri).

E gran parte di questo lungo elenco di opere deve il suo recupero alla generosità dei “donatori”: stati esteri, enti locali, associazioni, fondazioni, privati e singoli cittadini che hanno adottato il patrimonio dell’Aquila e del suo territorio, rendendo possibile l’avvio accelerato dei primi interventi di restauro.

Una ricostruzione ragionata, a partire dagli accordi con i donatori, per dare valore alle “pietre”, ritessendo nel restauro una rete di luoghi centrali per la comunità, per la storia vissuta e il portato identitario, e non solo per l’oggettivo valore culturale dei beni.

È in quest’ottica che si sono progettate nuove funzioni per alcuni dei più importanti restauri effettuati, quelli degli spazi dedicati alla cultura, come l’ex Mattatoio che raccoglie parte delle collezioni del Museo nazionale d’Abruzzo, o il Teatro San Filippo che integra la sua funzione di sala per lo spettacolo con la sua essenza di meraviglia barocca, grazie a un avveniristico palco, parallelamente all’arricchimento e la razionalizzazione degli spazi del Teatro Comunale, riportato al suo originale impianto, per arrivare ai saloni settecenteschi di Palazzo Ardinghelli, pronti ad accogliere le creazioni contemporanee dell’arte o, infine, la nuova installazione di land art nel Parco del Sole.

Una città diversa, dunque, e sicuramente più ricca grazie anche ai numerosi, eccezionali ritrovamenti che i restauri hanno man mano regalato: è emersa l’antica città dagli scavi dei cantieri, quella medioevale, dietro gli intonaci e nelle strutture murarie sono tornati visibili preziosi affreschi e decori, il Cinquecento vitale e ricco, tra dipinti, stucchi, soffitti lignei e inediti elementi costruttivi, mentre gli interventi nel territorio continuano ad offrire scoperte archeologiche appassionanti.

Tutto questo lavoro portato avanti dal Segretariato e dalla Soprintendenza – con il concreto coinvolgimento di tutti gli altri Istituti territoriali del Mibac – che cifre ed immagini provano a sintetizzare, si compone dell’impegno e della conoscenza di molte persone, di una rete di relazioni, di un’infinità di carte, di complesse procedure che si intrecciano ad altre complessità, di passaggi critici e di innovative soluzioni, di materiali della ricostruzione e delle raffinate tecniche del restauro, di studi e confronti.

Un lavoro di cui si sta tracciando un primo bilancio, per poter affrontare – tra nuove difficoltà e consueto impegno – la parte finale del cammino che porterà al recupero completo, post-sisma, del patrimonio culturale della città e del suo vasto territorio.



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