TERREMOTO CENTRO ITALIA: DUE ANNI DOPO, ''NON SIAMO PIU' QUELLI DI PRIMA''

Pubblicazione: 24 agosto 2018 alle ore 08:30

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AMATRICE - L'orologio del campanile di Amatrice, simbolo di una tragedia costata la vita a 299 persone, è ancora fermo alle 3.36, ora della scossa di magnitudo 6.0 che ha devastato Lazio, Marche e Abruzzo ridisegnando i comuni e le strade del Centro Italia.

L'epicentro nei pressi di Accumoli: qui, ad Amatrice e ad Arquata del Tronto i danni più gravi, con i centri completamente polverizzati.

"Il paese non c'è più. Sotto le macerie ci sono decine di persone", la prima, drammatica, testimonianza dell'ex sindaco di Amatrice, oggi consigliere alla Regione Lazio, Sergio Pirozzi.

A due anni da quel 24 agosto sono stati 93 mila i terremoti registrati in Italia centrale: 9 sono stati di magnitudo superiore a 5, 67 compresi fra le magnitudo 4 e 5 e 1.142 di magnitudo compresa tra 3 e 4. "Si è mobilizzata un'area di oltre mille chilometri quadrati", spiega Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). 

Tra queste sono comprese quelle che si stanno verificando in Molise in questi giorni, la più alta lo scorso 16 agosto, di 5.1,  con epicentro a Montecilfone, in provincia di Campobasso. Fortunatamente solo piccoli danni nei centri storici dei comuni limitrofi, ma tanto è bastato per riaccendere la paura in un centro Italia già in ginocchio.  

Infatti, dalla prima forte scossa dell'agosto 2016, con epicentro lungo la Valle del Tronto, tra i comuni di Accumoli e Arquata del Tronto, ci sono state due forti repliche: il 30 ottobre un 6.5 con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci, in Provincia di Perugia. Il 18 gennaio 2017 quattro scosse di magnitudo superiore a 5.0, con epicentri  localizzati tra i comuni aquilani di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno, colpiscono nuovamente le zone del centro Italia, in particolare le Regioni Lazio e Abruzzo.

Poche ore dopo le scosse una slavina travolge e distrugge l’Hotel Rigopiano, situato alle pendici del Gran Sasso, in provincia di Pescara. Le operazioni di ricerca e soccorso durano ininterrottamente otto giorni e otto notti, e consentono di mettere in salvo undici persone. Gli eventi di gennaio causano purtroppo 34 vittime, di cui 29 a Rigopiano.

Dopo la scossa del 24 agosto sono state allestite 43 aree di accoglienza e predisposte soluzioni provvisorie in strutture polivalenti. Successivamente, con gli eventi di fine ottobre, la popolazione assistita aumenta fino a raggiungere un picco di quasi 32mila persone.

"Il primo anno c'è il dolore. E l'adrenalina. Il secondo ricostruisci tutto quello che puoi, per ripartire. Ma il terzo anno è il momento peggiore, quello in cui capisci che ci vorrà tempo, tanto tempo. Allora ti chiedi: e adesso cosa faccio?". Filippo Palombini, sa che nonostante tutto può ritenersi fortunato, in quanto è il sindaco dell'unico centro che, malgrado tutto, è spèravvissuto.

Il comune Accumuli, Arquata e Pescara del Tronto, così come le frazioni distrutte da quella prima infernale scossa, oggi sono borghi morti e domani chissà. Ma anche lui fatica a individuare nel presente un futuro per la sua gente. Eppure i segnali di rinascita ci sono.

Ma davanti a questa consapevolezza, spiega all'Ansa, c'è una certezza: ci vorranno anni, almeno sei se tutto andrà bene, per rivedere questi paesi ricostruiti. Se saranno ricostruiti. "Entro primavera - dice Palombini - voglio vedere le gru ad Amatrice, se le vedi vuol dire che stiamo ripartendo. Io per tirarmi su faccio così, vado all'Aquila e guardo la miriade di gru. Quello è il simbolo della rinascita, se ne parte una partono tutte".

Ad Amatrice la vita è ripresa tutta attorno ai centri commerciali e all'area food, ma la vera buona notizia è che le macerie, finalmente, stanno cominciando a sparire. "Il segnale di una rinascita - dice Palombini -, seppur lenta, è l’apertura della nuova scuola, a settembre". 

Della vecchia Amatrice resteranno cinque simboli: il Museo Civico, la chiesa del Purgatorio, San Francesco, Sant'Agostino e la torre civica, che oggi è tenuta insieme e nascosta da travi di legno e tiranti d'acciaio: hanno coperto anche l'orologio, fermo alle 3,36 di quel 24 agosto. E' attorno a loro che nascerà il borgo nuovo. "Dobbiamo essere franchi - ancora Palombini - quel che potevamo fare l'abbiamo fatto: le case, i negozi, la scuola, la microzonazione sismica. Ora dobbiamo migliorare la vita nelle casette. Perché i prossimi anni saranno precari e noi dobbiamo essere bravi e uniti".

Ma se Amatrice è precaria ma viva, tutto il resto del cratere sembra morto. Da Sant'Angelo a Saletta fino a San Lorenzo a Flaiano le frazioni sono un concentrato di niente: le uniche macerie tolte sono quelle che rendevano pericoloso il transito sulla strada principale, non c'è un operaio al lavoro, le casette spuntano all'improvviso in mezzo al nulla. All'ingresso di Accumuli un posto di blocco dell'Esercito controlla che i documenti di chi entra. Tutto il resto è immobile.

Ancora adesso oltre 360 militari operano nei comuni delle Marche (Arquata del Tronto, Castelsantangelo sul Nera, Visso, Sarnano e Montegallo), del Lazio (Amatrice e Accumoli) e dell'Abruzzo (Campotosto) con centinaia di mezzi speciali del Genio per rimuovere macerie, demolire gli edifici pericolanti e garantire la sicurezza e la vigilanza dei borghi ancora disabitati, per prevenire atti di sciacallaggio.

LE VITTIME

Dei 299 morti, 242 erano ad Amatrice e molti alloggiavano nello storico Hotel Roma, al completo per la sagra dell'amatriciana che si sarebbe festeggiata due giorni dopo. I corpi vennero recuperati nei giorni a seguire grazie all’enorme lavoro di Vigili del Fuoco e volontari della Protezione Civile accorsi da tutta l’Italia. Dalle macerie vennero estratte vive oltre duecento persone.

RICOSTRUZIONE

A distanza di due anni, in tutto il cratere sismico dell'Italia centrale, sono 402 i cantieri della ricostruzione privata terminati con famiglie già rientrate nelle loro abitazioni. Quelli operativi, in cui si sta già lavorando, sono ulteriori 2mila per 240 milioni di euro già erogati, come ha confermato questa mattina, intervenendo a Leonessa (Rieti), il commissario del governo per la ricostruzione Paola De Micheli.

Per quanto riguarda le opere pubbliche, sono stati già programmati e finanziati lavori per un miliardo e 700 milioni di euro. In due anni il governo ha impegnato per la ricostruzione 2 miliardi di euro dei 9,8 già assestati in bilancio. Sul fronte della ricostruzione privata, sempre secondo i dati diffusi dalla struttura del Commissario del governo, si è passati dai 50 milioni di euro erogati dall'agosto 2016 al gennaio 2018 ai 240 milioni attuali.

"Credo ci voglia l'umiltà di rendersi conto che non è mai sufficiente di fronte a un disastro come quello del terremoto del 2016 - ha detto De Micheli -. Credo sia necessario riconoscere anche quello che è stato fatto, tutti insieme, commissario, regioni, sindaci. Dobbiamo dare un segnale di fiducia e chiarire a coloro che hanno la casa distrutta che si può ricostruire bene e in modo sicuro. Questi territori meravigliosi possono continuare a essere abitati con una qualità della vita elevata. Per cui - ha concluso - le giuste critiche ce le prendiamo, ma vorrei che fosse valorizzato il lavoro fatto e si diffonda un clima di fiducia sulla possibilità di continuare a vivere bene".

Ma l'ex sindaco di Amatrice Pirozzi disegna uno scenario più preoccupante. "La ricostruzione privata arranca, quella pubblica è del tutto ferma - spiega -. C'è voglia di tornare alla normalità ma la realtà non è quella che vogliono far vedere. Intanto in Commissione abbiamo presentato una proposta di legge sulla prevenzione, che nel Lazio è ferma al 1985. Mi auguro che il nuovo Governo metta mano a un reale progetto di ricostruzione e prevenzione, diversamente saremo costretti ad abbandonare questi territori".

LE MACERIE

Sul fronte del recupero delle macerie pubbliche, sono 1.077.037 (40%) le macerie pubbliche che, al 31 luglio 2018, risultano essere state rimosse nelle quattro regioni (Abruzzo 12% macerie raccolte, Marche 43%, Lazio 39% e Umbria 72%) su un totale stimato di 2.667.000 tonnellate. A confermarlo i numeri raccolti da Legambiente nel report "Lo stato di avanzamento dei lavori nelle aree post sisma".  Il principale motivo dei ritardi è dato dal tempo occorso per far partire la macchina.

Legambiente ricorda che a maggio 2017, a dieci mesi dal primo sisma, era stato raccolto solo il 4% di macerie. Ha pesato la mancanza di pianificazione preventiva, visto che ci sono voluti mesi per individuare e autorizzare siti temporanei idonei a conferire le macerie. In Abruzzo il sito presso la Cava di Mozzano a Capitignano, che riceve le macerie di Campotosto, Capitignano e Montereale, è stato reso operativo solo ad aprile 2018. La mancanza di mappe del materiale pericoloso e di quello storico ha rallentato la rimozione. I tempi delle demolizioni e quelli della rimozione, affidati a soggetti diversi, molto spesso non sono coordinati.

I camion, nelle Marche ed in particolare nel Lazio, hanno dovuto percorrere lunghi tratti di strade dell’Appennino per depositare i materiali rimossi. E poi c’è il problema della gestione delle macerie private, quelle che saranno prodotte dalle demolizioni che faranno i privati, di cui manca una stima e la partita innovativa da giocare legata al recupero degli inerti.

In Umbria solo il 20% delle 70 mila tonnellate di inerti finora è stato utilizzato dai comuni. Nelle Marche le imprese a cui vengono conferiti gli inerti sono a rischio saturazione, se non si sollecita e si organizza la domanda di aggregati riciclati nella ricostruzione. 

GLI SFOLLATI

Non ci sono cifre ufficiali sul numero degli sfollati, le persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni,  un numero che oscilla tra i 30 e i 40 mila. La maggior parte degli sfollati ha scelto di ricevere il contributo di autonoma sistemazione, un contributo statale tra i 400 e i 900 euro la mese che serve a coprire parte o tutte le spese necessarie a trovare un alloggio in attesa della ricostruzione.

Sono circa 3 mila le casette consegnate ad oggi in 40 comuni delle zone terremotate del centro Italia, il 69% rispetto alle richieste. A renderlo noto è il Dipartimento della Protezione Civile sottolineando che sono stati completati i lavori in 144 aree mentre sono ancora in corso le opere di realizzazione della Soluzioni abitative d'emergenza in 62 aree.

Secondo i dati forniti dalle quattro Regioni, sono complessivamente 3.846 le Sae ordinate per i 49 comuni che ne hanno fatto richiesta, comprensive dei successivi ordinativi espressi dalle regioni Marche (124 unità) e Abruzzo (60 unità). In totale, il Lazio ha ordinato 826 Sae per sei comuni, l'Umbria 759 per tre comuni, la Regione Marche 1.963 per 28 comuni e l'Abruzzo 298 per 12 comuni.

DANNI AL PATRIMONIO ARTISTICO

Distrutta la Basilica di San Benedetto a Norcia, la torre civica e la chiesa di Sant'Agostino ad Amatrice, lesionata la cupola del Borromini di Sant'Ivo alla Sapienza a Roma. In tutto sono arrivate quasi cinquemila segnalazioni al ministero dei Beni Culturali  per danni al patrimonio artistico. 

"Alla perdita inconsolabile di vite umane si sono aggiunti, a più riprese, i colpi inferti al patrimonio culturale". Si legge nel report del Ministero per i beni e le attività culturali.

"Dal 24 agosto 2016 - viene spiegato - si è provveduto alla messa in sicurezza di 952 beni immobili e sono stati recuperati quasi 17mila beni storico-artistici e archeologici, oltre 9.500 libri e più di 4.500 metri lineari di archivi, preziosi custodi della nostra memoria storica. Dalla prima scossa è stato approvato dal Commissario Straordinario il primo stralcio del Piano Beni Culturali, che stanzia 170 milioni di euro per la ricostruzione e il consolidamento di oltre 100 edifici - prevalentemente chiese e cattedrali - danneggiati dal sisma, individuati dalla Cei d’intesa con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Fondi che vanno a sommarsi agli oltre 43 milioni che erano già stati destinati alla messa in sicurezza e riapertura al culto di 180 chiese, per un impegno totale di oltre 200 milioni". 

"Tutte le strutture hanno così lavorato alla ricognizione dei danni, alla messa in sicurezza degli edifici e al ricovero e restauro delle opere nei depositi temporanei allestiti a Paludi-Celano per l’Abruzzo, a Cittaducale per il Lazio, ad Ascoli Piceno e Ancona per le Marche e a Spoleto per l’Umbria", conclude il Mibac.

IL RICORDO DELLE VITTIME

Ad Amatrice e Accumoli questa notte è stata dedicata al ricordo, la veglia di preghiera si è svolta ad Amatrice. I partecipanti si sono radunati presso la struttura appositamente allestita nell'area in cui sorgeva l'Istituto Alberghiero. La veglia ha avuto inizio all’una e mezza e a partire dalle 3, i presenti hanno raggiunto il monumento memoriale delle vittime nel parco 'Padre Giovanni Minozzi' con una fiaccolata. Poi un momento di silenzio e raccoglimento per ricordare quanti hanno perso la vita quella notte. La preghiera, iniziata alle 3:30, è stata preceduta dai rintocchi della campana: uno per ognuno dei caduti.

Alle 11 di oggi la struttura allestita per la notte vedrà il vescovo Pompili presiedere la celebrazione eucaristica che sarà trasmessa in diretta su Rai Uno. Il vescovo presiederà una messa anche ad Accumoli, alle 17, nella principale area Sae in cui sorge anche il monumento ai caduti.

"Come lo scorso anno, Il Coordinamento Terremoto Centro Italia parteciperà alle veglie in forma privata e anonima e non organizzerà nessun tipo di manifestazione". Scrive invece in una nota il Coordinamento.

"Riteniamo che questa notte, la notte del 24, sia un momento intimo di dolore, il nostro.  Le famiglie e le vittime meritano profondo rispetto che manifesteremo con il silenzio. L'auspicio è che le stesse Autorità possano dimostrare rispetto restando lontano dai nostri territori visto che son due anni che si fanno vedere solo per tagliare qualche nastro per merito delle donazioni e della volontà dei privati”.

"Auspichiamo un cambio di passo radicale e tangibile - conclude il Coordinamento Terremoto Centro Italia - affinché vengano ripristinati i posti di lavoro perduti, i nostri territori possano ripartire concretamente, le comunità possano guardare al futuro con ottimismo".

"È dura. È triste".  Scrive l'associazione Amatrice 2.0. "Questa sarà una di quelle notti che poi non passa così velocemente. Che fa male. Fa male solo a pensarci. Perché quello che rimane, sempre, è il pensiero. Il pensiero di quello che eravamo e di quello che siamo. Non siamo più quelli di prima. Questo è sicuro". 

"Si, dobbiamo andare avanti, ma la croce che abbiamo, pesa non poco. Pesa ogni singola mancanza che nessuno potrà mai portarci indietro. Pesa la nostra infanzia, pesa la nostra consuetudine, pesa la nostra casa, il nostro paese. Pesa tutto, così da tormentarsi ogni volta che ci si pensa. Stanotte stringiamoci nel nostro dolore. Fa parte di noi ormai, nel bene e nel male. VI pensiamo. VI preghiamo. VI ricordiamo come ogni giorno. Consapevoli che siete e sarete la nostra forza per non abbandonare questa terra a voi molto cara. Sempre dentro di noi".



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