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OLTRE 350 PARTECIPANTI A L'AQUILA AL CONVEGNO NAZIONALE DI ARCIDIOCESI E CARITAS NAZIONALE PER BILANCIO A 10 ANNI DA SISMA. PETROCCHI, ''SENSO DI COMUNITA' PRIMO PASSO''; SODDU, ''ESPERIENZA ABRUZZESE HA FATTO SCUOLA ANCHE IN RICOSTRUZIONE IMMATERIALE''

TERREMOTO DELL'ANIMA: ''RIELABORARE TRAUMA PER FAR VINCERE VITA SULLA MORTE''

Pubblicazione: 26 ottobre 2019 alle ore 15:50

L'AQUILA  - Oltre 35 milioni di euro di donazioni, interventi di prima emergenza a poche ore dal sisma del 6 aprile 2009, realizzazione di 4 scuole per l'infanzia e primaria, 16 centri di comunità, 7 strutture di accoglienza, il ripristino di 16 strutture parrocchiali per attività sociali. 

E, sopratutto, una costante vicinanza e supporto morale, spirituale e psicologico alle  persone e alle comunità, che non si è certo esaurita nella fase dell'emergenza. 

Numeri ed opere che solo in parte riescono a riassumere l'intensa attività  della Caritas e dell'intera comunità ecclesiastica nel cratere sismico 2009 all'idomani del sisma e nel corso di questi dieci anni.  

Un bilancio complessivo, coniugato con le prospettive future, è stato oggi tracciato all'Aquila, nel corso del convegno nazionale “Il terremoto dell’Anima”, ospitato nella sala ipogea di palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale d'Abruzzo, organizzato dall’Arcidiocesi dell’Aquila in collaborazione con la Caritas Italiana e l’Università degli Studi dell’Aquila.

Oltre 350 i congressisti arrivati da tutta Italia per partecipare ai due momenti propriamente convegnistici: "Il buio del dolore, la luce della presenza”, e "Il terremoto dell'anima"; e poi, nel pomeriggio, a “L’Aquila e la rinascita”, passeggiata e riflessioni in alcuni luoghi simbolo del capoluogo in ricostruzione.

Abruzzoweb ha seguito l'evento con una diretta realizzata grazie alla collaborazione con le ditte Di Nardo e SV Edil.

A relazionare, il presidente di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi, monsignor Tommaso Valentinetti,  arcivescovo di Pescara-Penne, il rettore dell’Ateneo aquilano, il professor Edoardo Alesse, l’arcivescovo emerito dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari

E ancora don Andrea La Regina, dell’ufficio macroprogetti della Caritas nazionale, Luca Perletti, del Camillian disaster service international, Alessandro Rossi, direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria dell' Università degli Studi di L’Aquila, il professor don Enzo Massotti del “Fides et ratio”, le psicologhe e docenti Leda Cimini ed Elisa Votta

A moderare e coordinare i due convegni, don Daniele Pinton, già preside dell’Istituto di Scienze Religiose “Fides et ratio” dell’Aquila, e don Marco Pagniello, che opera nel “Coordinamento del settore politiche sociali e welfare”.

In rappresentanza delle istituzioni sono intervenuti il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, l'assessore regionale, Guido Liris, il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Santangelo.

Alfa e omega dell'intesa riflessione collettiva, le parole di esordio di don Francesco Soddu, e di conclusione di cardinal Petrocchi.

"Una puntuale rilettura e analisi di questi dieci anni che sono trascorsi dal sisma abruzzese del 6 aprile 2009 - ha detto Soddu -, ed anche una riflessione sul ruolo della chiesa in questa emergenza, non potranno che aiutare ad individuare nuovi percorsi per costruire comunità resistenti anche nella quotidianita, ai terremoti dell'anima. Il nostro ruolo non è realizzare opere, ma dare cuore alle opere, essere  animatori pastorali capaci di ascoltare e condividere. E qui all'Aquila da questo punto di vista è stata fatta una straordinaria sperimentazione, è stato creato un modello positivo".

Concetti ribaditi e modulati da monsignor Petrocchi.

"Il terremoto dell'anima è l'altra faccia del sisma. A differenza di quello geologico, non è subito visibile e misurabile, avviene nell' interiorità e nel cuore delle comunità. Gli sciami problematici possono durare e amplificarsi per decenni, quando il sussulto della terra si è esaurito. Servono anche in questo caso stazioni di rilevamento, di particolare natura, sismografi dell'anima. 

"Sintomi del terremoto dell'anima  - ha aggiunto Petrocchi -, possono essere anche l'aggressività, la tendenza a dare colpa agli altri, l'incremento della litigiosità sociale, aumento maltrattamenti in famiglia, instabilità nelle relazioni, abuso alcool, gioco d'azzardo, consumo di droghe". 

"Fondamentale per contrastare questo terremoto dell'anima è ascoltare le persone nel profondo. Il dolore non va anestetizzato, un dolore intenso di chi ha perso una persona e va consolato, ma non  va rimosso. Il dolore non accettato finisce per moltiplicarsi. Il dolore deve risorgere nell'amore e nella carità. E L'Aquila esce rafforzata dall'esperienza sismica. Testimonia con tenacia ed orgoglio che la vita ha vinto sulla morte".

Luca Perletti, del Camillian Disaster Service International, ha poi illustrato gli esiti dei questionari "che hanno coinvolto 7 mila bambini, con il risultato chiaro che ad essere più esposte alla difficoltà di superamento del trauma sono le bambine, piu' dei bambini, e in generale chi ha situazioni familiari problematiche. Si è avuta la conferma della centralita dell'attivazione immediata di scuole e luoghi di socializazione".

Ad affrontrare con un taglio scientifico le coseguenze dei traumi, il professor Alessandro Rossi.

"Il confine con il nulla è più traumatico di quello con la morte - ha spiegato  -. Le fasi che seguono evento traumatico, compreso il sisma, sono codificate secondo questa scansione: depressione, collera, tristezza, che è la fase discendente, poi si risale la china, con il sorgere dell'accettazione, a cui segue il ritrovamento del senso e infine la pace ritrovata. Fondamentale, per favorire una dialettica positiva, ed evitare pericolosissime ricadute, è la parola, il far sì che il dolore individuale diventi emozione condivisa".

A proposito di punti di forza della comunita aquilana, è stato il rettore Alesse a ricordare quello dell'università. versita'.

"ll sisma ha duramente compromesso anche il volano della città, l'università, ed è stato subito chiaro a tutti. Anche grazie al determinante studio dell'Ocse, che come asse di sviluppo ha individuato, l'innovazione, la conoscenza, la ricerca, ovvero in una parola la centralità del nostro ateneo.Quella è stata una svolta che ha rafforzato la ferma intenzione di non delocalizzare nessun corso e nessuna facoltà, per tenere botta. Altro fattore determinante sono stati i 20 milioni di euro per azzerare le tasse e per pagare gli affitti delle strutture dove ci siamo trasferiti. Oggi l'università, con i suoi 70 corsi, con l'intensa attività di ricerca, è tornata pienamente a incarnare il ruolo indicato dal'Ocse".

Incentrato sugli esiti del questionario, anch'esso denominato "Il Terremoto dell'anima", realizzato ad aprile scorso, in occasione del decennale del sisma, l'intervento del professor Massotti.

"Si è passati da una perdita ad un recupero di fede - ha spiegato il docente - i giovani hanno fatto fatica, quando è mancato loro il senso di appartenenza, per lo spaesamento anche logistico subito. Si pensi, ad esempio, a chi vive nel progetto C.a.s.e.. Si conferma che il volontariato e le esperienze di comunità hanno avuto un ruolo positivo, ma emerge anche che il forte senso di solidarietà dispiegata nella fase dell'emergenza, che è venuta meno con il ritorno a situazioni pre-sisma, con il ripiegamento nell'individualismo". 

Ad avvio di convegno ha preso la parola per i saluti istituzionali il vice-presindente del Consiglio regionale, Roberto Santangelo.

"Ho visto due tipi di reazione, una divisiva incentrata sull'individuo, poi quella delle parrocchie, incentrate sulla comunita", ha detto.

L'assessore regionale al bilancio, Guido Liris,  ha aggiunto che " nel post sisma la chiesa ha rappresentato  una certezza, nei momenti piu difficili, anche per i non credenti. La notte del sisma ho visto però anche scappare per paura un parrocco e lo squardo di smarrimento dei paesani. Un'eccezione, per fortuna, un caso umano. La chiesa all'Aquila ha dato un sostegno costante, ha tenuto vivo il senso di comunità e una certezza per il futuro".

Ha preso poi la parola il sindaco Biondi, che il 6 aprile 2009 era primo cittadino di Villa Sant'Angelo.

"Ho un ricordo indelebile di quella notte: la luce travista dalla polvere dei crolli, l'odore acre dei gas. Poi il buio squarciato dalla camionetta dei carabinieri. Da lì la percezione che non eravamo soli". 

"La Caritas - ha aggiunto il sindaco  - nel post-sisma ha dato un aiuto fondamentale, ha raccolto ingenti fondi per utilizzi condivisi con la popolazione, ha realizzato decisivi centri di comunità". 

Particolarmente toccante l'intervento di monsignor Molinari, vescovo il 6 aprile 2009, uscito vivo dalle macerie del palazzo della curia di piazza Duomo.

"Credo sia difficile raccontare le tante storie di smarrimento di depressione di paura. Io in questi 10 anni ne ho conosciute tante, ma da esse non so ricavarne un trattato e neppure indicare delle tendenze prevalenti della crisi spirituale innescata dal terremoto. Molti hanno perduto la casa e il lavoro. Non mi vergogno di aver detto, subito dopo la tragedia, 'prima le case e le fabbriche, poi le chiese', E molti mi hanno ringraziato. Il 6 maggio 2009 un mese dopo il nostro sisma,  e nel trentatreesimo anniversario del sisma del Friuli, che provocò mille morti e distrusse le case di 120 mila persone, monsignor Battistini mi ha inviato una bellissima lettera, nella quale tra l'altro così scriveva: 'auguro che come accaduto in Friuli questo tempo duro per la sua chiesa, sia anche un tempo grande per i valori umani e cristiani e riscoperti scavando e piangendo fra le macerie'. Forse è l'augurio più bello, che possiamo fare per  noi stessi, e per tutti gli aquilani".

 



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