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TERREMOTO L'AQUILA 2009 E GLI EFFETTI 10 ANNI DOPO SUI BAMBINI IN UNO STUDIO DELLA PSICOLOGA ELISA VOTTA

Pubblicazione: 02 dicembre 2018 alle ore 07:00

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L’AQUILA - "Non sono stati solo gli adulti ad essere sopraffatti dall’ansia a seguito del disastro e dello stravolgimento delle proprie vite a causa del terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 , la compromissione psicologica ha danneggiato e prostrato anche e soprattutto i bambini, il nostro futuro, una categoria debole e bisognosa di estrema attenzione e tutela”.

A spiegare questo amaro risvolto ancora tangibile nonostante siano passati 10 anni da quella terribile notte è la psicologa aquilana Elisa Votta, intervistata da AbruzzoWeb.

La dottoressa Votta in questi ultimi anni ha svolto una ricerca importante, con l’obiettivo, "di monitorare, controllare e scoprire", se nella popolazione aquilana di età infantile e adolescenziale fossero ancora riscontrabili sintomi relativi a disturbi d’ansia conseguenti al 6 aprile 2009.

La volontà di far partire questo studio, nasce successivamente ad una recente analisi svolta dal Centro nazionale per il disturbo post traumatico da stress che ha evidenziato come bambini in età scolare abbiano più probabilità rispetto agli adulti di mostrare una grave compromissione psicologica a seguito di un disastro (62% nei bambini e 39% negli adulti).

"Tale dato - spiega la Votta -  dimostra una consapevolezza sempre più crescente riguardante la vulnerabilità post disastro nei bambini, testimoniata anche dalle ricerche degli ultimi due decenni che hanno visto un crescente interesse per le conseguenze psicologiche  nei bambini dopo disastri di massa".

"Giro girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!" è una filastrocca cantata da generazioni di bambini, parole che oggi per i piccoli aquilani evocano in qualche modo anche ciò che hanno vissuto direttamente o indirettamente quella notte del 6 aprile.

La furia distruttiva del sisma ha ridotto tutto in macerie e ricoperto di polvere vite e ricordi. Coloro che sono sopravvissuti, quelli che restano, diventano testimoni e memoria di un’intera comunità.

E a riguardo un ulteriore obiettivo della ricerca è stato quello di verificare "la capacità di resilienza nei bambini aquilani sottoposti al trauma".

Che cos'è la resilienza? "Un atteggiamento dell’individuo, una capacità di adattamento unita all’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi nonostante le difficoltà. Per gli adulti è sicuramente più facili, e quindi resta da capire quanto lo stravolgimento della quotidianità e lo strascico di dolore abbia influenzato la psiche dei più piccoli".

Sono stati arruolati per lo studio 182 bambini ed adolescenti aquilani (5- 18 anni) di sesso sia maschile che femminile che hanno preventivamente fatto compilare il modulo di consenso informato ai propri genitori o tutori.

Ai partecipanti allo studio sono stati somministrati 5 questionari di autovalutazione sulle capacità cognitive e comportamentali nei contesti naturali quotidiani.

"I 5 test somministrati – chiarisce -  sono Spai-C, inventario della fobia sociale ed ansia per bambini, Jtci, inventario del temperamento e del carattere per bambini, Ysr questionario di autovalutazione per adolescenti, Cbcl, permette di valutare la presenza di condotte emotive e comportamentali potenzialmente problematiche, Scared, esame dell’ansia correlata a disturbi emotivi".

Dei 5 questionari che sono stati somministrati i risultati emersi dal test Scared appaiono essere quelli maggiormente significativi nell’identificare sintomatologie ansiose. "Il test è stato somministrato sia ai bambini che ai genitori, con lo scopo di evidenziare eventuali differenze tra ciò che il bambino o  l’adolescente prova e ciò che viene percepito dal genitore. Successivamente il campione aquilano è stato messo a confronto con un campione clinico di un ospedale lombardo, composto in totale da 141 soggetti".

"Il test si compone di 5 sottoscale che sono panico ansia generalizzata, da separazione, comportamento di evitamento scolastico e fobia sociale", aggiunge. 

Per ciascuna di queste 5 sottoscale è stato rilevato un punteggio per la popolazione aquilana ed un punteggio per quella clinica. "Nel test somministrato ai bambini del campione aquilano, il punteggio maggiore è stato ottenuto nella sottoscala relativa all’ansia da separazione - chiarisce - un fenomeno che si può osservare nel momento in cui la madre si allontana dal bambino".

Una situazione che purtroppo i piccoli aquilani hanno vissuto sia nell'immediato post-sisma che oggi, a causa della delocalizzazioe dei nuclei abitativi, lavorativi e familiari.

"I momenti successivi ad eventi catastrofici e imprevisti come i terremoti sono spesso dinamici, connotati dal desiderio di riorganizzare le vite per sentire quel senso di continuità che sembra perduto. Un senso di continuità spesso racchiuso anche in oggetti materiali, piccole cose che rappresentano ricordi, momenti o persone della nostra vita, e che il terremoto porta via con sé, inesorabilmente".

"Si tratta di reazioni ansiose - spiega ancora la dottoressa - seguite da proteste messe in atto dal bambino stesso che hanno un chiaro valore evolutivo in quanto utili per la sicurezza e la sopravvivenza dei neonati, infatti tale comportamento è presente nei cuccioli di tutti i mammiferi e in molte specie di animali".

Fortunatamente però, "nella maggior parte dei casi il fenomeno tende a scomparire con l’avanzare dell’età, ma può succedere anche che tale ansia sia talmente intensa e persistente da perdurare ben oltre i primi anni di vita, dando luogo appunto al quadro patologico che prende il nome di ansia da separazione".

Tutti i punteggi ottenuti dal campione aquilano non sembrano comunque differire in maniera significativa da quelli rilevati nel campione clinico. "Dalla somministrazione dello stesso test nella versione genitore (parent version), anche in questo caso abbiamo per la popolazione aquilana un punteggio più elevato per la sottoscala ansia da separazione".

Questo dato secondo l'esperta, "fa capire che la paura maggiore espressa dai bambini viene effettivamente percepita anche dal genitore, in questo caso le differenze con i punteggi ottenuti dalla popolazione clinica sembrano molto più evidenti rispetto alla versione somministrata ai bambini".

Successivamente sono stati svolti 5 t test per campioni indipendenti per verificare la presenza di differenze significative tra campione clinico e campione aquilano. Nella versione bambino del test l’unica differenza significativa di punteggio è stata riscontrata nella sottoscala ansia generalizzata.

"Nella versione destinata al genitore invece si sono rilevate differenze in tutte le sottoscale tranne che in quella dell’ansia da separazione".

I risultati ottenuti sembrano portare ad questa riflessione, "facendo una distinzione tra ciò che i bambini provano e ciò che viene percepito dai loro genitori sulle loro sensazioni. L’ansia da separazione risulta essere l’unico probabile disturbo di cui i bambini aquilani potrebbero soffrire, con un punteggio leggermente superiore alla soglia minima; per quanto riguarda le altre sottoscale, pur essendo i valori rilevati inferiori a quelli ritenuti potenzialmente patologici, risultano comunque non differire in maniera significativa da quelli ottenuti dalla popolazione clinica".

Secondo le risposte rilevate al test dai genitori, pur risultando l’ansia da separazione come la problematica maggiormente riscontrata anche sui propri figli, la dottoressa ha riscontrato "un punteggio superiore rispetto a quello espresso per le restanti sottoscale, sembra comunque che tendano a sottostimare le reali problematiche del bambino, attribuendo punteggi sempre inferiori rispetto a quelli espressi invece dai bimbi", conclude.



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