TERREMOTO: L'ARCHITETTO TRALDI, ''L'AQUILA SENZA STRATEGIA CHIARA''

Pubblicazione: 14 dicembre 2018 alle ore 10:20

L'AQUILA - “L'Aquila non ha una strategia chiara di sviluppo. Ho la sensazione che la città, ad oggi, non abbia un'idea precisa di dove andare. Un'idea potrebbe essere quella di portare qui il festival dell'economia di Trento, che attualmente ha una sede vacante”.

Così l'architetto Alessandro Traldi, all'Aquila per l'incontro “Dialoghi di architettura. Lo spazio urbano come bene comune”, che si è svolto nella sede dell'Ordine degli architetti della provincia dell'Aquila.

Traldi, collaboratore di Renzo Piano dal 1980 al 1984, ha fondato nel 1985 ha fondato un atelier di progettazione a Genova per poi trasferirsi, nel 1987, a Milano, dove attualmente vive e lavora.

“L'Aquila dovrebbe dotarsi di una consulenza di buon livello che sia in grado di orientare delle scelte strategiche che siano fondate su dati e numeri di ritorno economico- finanziario. Decidere se investire in turismo, studenti, ricerca”, ha sottolineato Traldi, “tre elementi che caratterizzano la storia dell'Aquila: per attrarre un pubblico di universitari bisogna pensare a delle residenze studentesche che siano concepite in un certo modo, così per il filone turistico. Prima ancora che parlare di spazi pubblici, bisognerebbe pensare a questo. Ad oggi, L'Aquila si è rimessa in carreggiata alla grande; tornando dopo cinque anni ho visto una città che ha fatto i conti in modo molto convincente con le ferite del sisma. È chiaro che finora ci si è occupati del costruito: adesso”, ha proseguito Traldi, “bisogna pensare agli spazi pubblici, al vuoto che c'è tra gli edifici, agli spazi urbani, le piazze, le strade, i parchi. Elementi che non possono essere considerati secondari, ecco perché preferisco parlare di spazio urbano e non di spazio pubblico”.

Quanto al centro storico e alla piazze principali della città, Traldi ha ribadito che “uno spazio può essere bellissimo, ma se non ci mettiamo il ristorante giusto, il fioraio, il mercato, non ci va nessuno. È inevitabile, pertanto, avere un'idea di strategia complessiva sulla città che faccia da traino rispetto a tutta una serie di declinazioni che possono essere i quartieri, il centro e la periferie e altro. L'Aquila deve ripartire da un'idea di città strettamente legata alle sue caratteristiche storiche e attuali: ho proposto come temi di cui occuparsi il concetto di smart city, su cui L'Aquila sta facendo molto, dell'opportunità di lavorare sull'arte contemporanea nella sua accezione di istallazione ludica interattiva, come aggregatore formidabile intragenerazionale, della possibilità di fare un festival che sia connaturato al territorio”.

Traldi ha lanciato l'idea di spostare in città il festival dell'economia “che i nuovi amministratori della provincia autonoma di Trento hanno deciso di licenziare in quanto scientificamente incompatibile con quella realtà. L'Aquila avrebbe tutte le caratteristiche per accoglierlo. Poi, c'è il tema della montagna”, ha concluso Traldi, “venendo all'Aquila e amando questa città ho sempre pensato che fosse molto strano che, a 700 metri di altitudine circondata da queste meravigliose montagne, è come se facesse finta di dare le spalle al Gran Sasso. Io farei qualcosa a livello di declinazione profonda del rapporto tra la città e la montagna e viceversa”.

L'evento “Dialoghi di architettura. Lo spazio urbano come bene comune” è stato organizzato dalla Commissione cultura dell'Ordine degli architetti dell'Aquila.



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