TERREMOTO MARSICA 1915: DI PANGRAZIO, ''ESEMPIO DI UNITA' DI UN POPOLO''

Pubblicazione: 12 gennaio 2018 alle ore 11:13

AVEZZANO - “L’anniversario del terremoto della Marsica è una ricorrenza carica di sentimenti e di riflessioni che il tempo non ha cancellato”.

A ricordare, con una nota, il disastro che oltre cento anni fa provocò decine di migliaia di vittime e rase al suolo la gran parte dei paesi marsicani, è Giuseppe Di Pangrazio, presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo.

“Quel tragico evento consumatosi il 13 gennaio 1915 abita la memoria dei marsicani ed evidenzia, contemporaneamente, il senso di solidarietà del popolo abruzzese e dell’intero Paese che, sotto molteplici profili, hanno contribuito a ricostruire l’assetto urbanistico ed economico, unitamente al tessuto sociale e civico dei paesi devastati dal sisma” si legge nella nota.

“Come cittadino di Avezzano sono nato tra i ricordi dei miei familiari, la cui esistenza era direttamente legata agli effetti di quella catastrofe - ricorda Di Pangrazio - ogni famiglia ha elaborato la narrazione di sofferenze e speranze sulle quali l’intero territorio ha saputo riscrivere una storia straordinaria di sviluppo individuale e collettivo”.

Il sisma di Avezzano (L’Aquila) resta ancora vivo nella memoria, un evento che sconvolse un’Italia che si apprestava a entrare in guerra nel primo conflitto mondiale.

“Ancora oggi, a distanza di 103 anni, il terremoto della Marsica resta una nitida manifestazione di unificazione generazionale, simbolo di una vicenda che segna l’appartenenza a una terra oggi abitata dai discendenti di quelle migliaia di vittime, ogni anno richiamate alla memoria” sottolinea ancora Di Pangrazio.

“Tenacia e generosità sono, in effetti, caratteristiche costitutive del popolo abruzzese, capace di resilienza e di rinascita ogni qualvolta esso è posto di fronte ad avversità improvvise, cruente e luttuose, come fu quel terremoto concomitante, tra l’altro, agli avvenimenti, altrettanto tragici, della prima guerra mondiale, cui non mancò l’apporto dei giovani sopravvissuti al sisma e subito chiamati a combattere nelle trincee del Carso”.

Il parallelo tra la catastrofe di inizio secolo scorso e i disastri provocati dai terremoti che nel 2009 e nel 2016 hanno messo in ginocchio il centro Italia viene facile.

“Fino a qualche anno fa si potevano ascoltare i racconti di coloro che furono diretti testimoni dell’evento distruttivo e, successivamente, protagonisti della ricostruzione architettonica e comunitaria dei paesi della Marsica, attestata in innumerevoli testi che descrivono l’eccezionale impegno culturale profuso dal territorio - commenta ancora Di Pangrazio - E lo sguardo si proietta immediatamente sulle vicende altrettanto tragiche che hanno sfigurato, cent’anni dopo, il capoluogo dell’Abruzzo e tanti altri paesi del Centro Italia, evocando ogni volta una solidarietà ampia, partecipata, perseverante verso le popolazioni colpite dai terremoti del 2009 e 2016”.

“L’intensità degli eventi e la loro convergente incidenza territoriale hanno creato una produzione di interventi reattivi, sempre più diffusi e qualificati, che hanno portato la politica abruzzese ad assumere un’attenta funzione di ricerca e di studio concernente le calamità naturali e le loro connessioni con i cambiamenti climatici che si manifestano esponenzialmente in Italia e in Europa”.

“Ed è propriamente all’Abruzzo che la Conferenza delle assemblee legislative europee ha chiesto di coordinare i lavori, finalizzati ad un’appropriata conoscenza scientifica dei fenomeni naturali distruttivi e alla creazione di un codice normativo comunitario, oggi assente, capace di rispondere alle emergenze ma – soprattutto – di creare investimenti sulla prevenzione degli effetti nefasti dovuti ai disastri naturali, in termini di vittime e di danni economici e sociali”.

“Il Gruppo di lavoro scientifico interregionale, che ha già prodotto una prima serie di importanti documenti posti al vaglio degli organismi europei, continuerà nel 2018 gli approfondimenti tematici, sotto la guida dell’Abruzzo, quale regione pilota in questo settore a motivo della sua fragilità geologica e della frequenza con cui i terremoti, in particolare, si sono manifestati, puntando sull’impegno prioritario nella prevenzione, nell’uso di tecnologie innovative per la sicurezza e di un’ idonea ricostruzione strutturale”, fa notare il presidente del Consiglio regionale.

“Il Consiglio regionale dell’Abruzzo è altresì impegnato, unitamente ai Consigli di Umbria, Marche e Lazio, nella promozione di una serie di progetti per il rilancio territoriale delle aree colpite dal sisma del 2016, grazie a un cospicuo contributo di solidarietà reso disponibile dalle Assemblee legislative di tutte le regioni italiane - si legge ancora nella nota - Anche la rinascita del capoluogo di regione sta avvenendo con metodi e risultati soddisfacenti: l’Aquila sarà la città più sicura ed intelligente dell’Europa nei prossimi anni, ed anche il Consiglio regionale sta facendo la sua parte all’interno del processo di ricostruzione pubblica. Tra poche settimane, infatti, verrà riconsegnato il cantiere dell’Emiciclo: una consegna simbolica alla città dell’Aquila ed all’intero Abruzzo che risorgono dopo il terremoto”.

“I fenomeni sismici restano, purtroppo, componente ineliminabile della nostra terra, fanno parte del vissuto delle nostre genti, delle nostre comunità, e ne influenzano gli aspetti sociali ed abitativi. Oggi, tuttavia, è radicata l’idea di un più alto rispetto per la natura, è stato innalzato il senso di responsabilità della classe politica verso i cittadini sui temi della sicurezza, abitativa e infrastrutturale”.

“Partendo dal tremendo terremoto della Marsica e passando per il sisma aquilano del 2009 fino ad arrivare al sisma del 2016, l’Abruzzo può dirsi una regione che ha saputo trovare il modo di ripensarsi e di convivere con il terremoto in modo resiliente”.

E conclude ricordando la descrizione, lucida, che del disastro della Marsica fece lo scrittore di Pescina (L’Aquila) Ignazio Silone: “In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza”.

“A proposito di quelle considerazioni - commenta Di Pangrazio - oggi possiamo dire che molte cose sono cambiate: la scienza sullo studio dei terremoti fa passi in avanti; Enti pubblici ed organizzazioni di base, seppur tra mille difficoltà, tendono ad assicurare la necessaria assistenza alle popolazioni in difficoltà; i processi di ricostruzione pubblica e privata cambiano il volto delle nostre città, allo scopo di renderle migliori per cittadini capaci di interrogarsi e di riflettere sulla qualità dei modelli di comunità, capaci di resistenza, e ancor più di convivenza con la natura”.

“Ogni anniversario è una attivazione della memoria: porta a soffermarsi sui ricordi, sul passato, sui volti, sui tanti nomi delle persone la cui vita si è inesorabilmente interrotta quel 13 gennaio 1915: una data indimenticabile”.



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