TERREMOTO:STORIE DI SPERANZA E LOTTA AL SISTEMA
IN UN FUMETTO L'AQUILA DI IERI E DI DOMANI

Pubblicazione: 05 aprile 2015 alle ore 09:15

Un dettaglio della copertina
di

L’AQUILA - “La scossa è finita, ma il resto è appena iniziato”.

Una graphic novel, ovvero un romanzo grafico a fumetti, tutta dedicata alla scossa, a quello che c’era prima e a quello che c’è stato e ci sarà dopo.

È uscita da pochi mesi in libreria con il titolo L’Aquila 3.32, edita dall’editore Becco Giallo, scritta da Luca Baino e Luca Amerio, disegnata da Nicolò Fila con ripasso a china di Sara Antonellini.

Nelle 113 tavole si intrecciano cronaca e fiction, con una conclamata critica sociale alla gestione dell’emergenza del governo di Silvio Berlusconi e della Protezione civile di Guido Bertolaso, come spiega lo sceneggiatore Baino.

“È un libro ‘contro’ - racconta ad AbruzzoWeb - ma a livello di istituzioni e non dei singoli. C’erano un sacco di persone nella Protezione civile che ci credevano, non conoscendo, come nessuno in quel momento, quello che c’era a monte e quello che c’era dietro: le intenzioni di creare la Protezione civile Spa, che era una cosa agghiacciante”.

Non è la prima volta che il mezzo del fumetto si occupa di narrare la realtà aquilana del sisma. Nei mesi successivi al terremoto, una copertina del settimanale Topolino fu dedicata all’Aquila terremotata con disegnati Paperinik (l’identità segreta di Paperino) e alcuni bambini davanti ai monumenti simbolo come la chiesa delle Anime Sante e il Duomo, con la scritta “Forza L’Aquila” sul mantello del supereroe Disney, che funse da “inviato” in un servizio per parlare della situazione in città a pochi mesi dalla tragedia.

Tra le pubblicazioni non Disney, a febbraio del 2013 un personaggio della Bonelli, Dampyr, ha vissuto una storia ambientata nel capoluogo, anche in questo caso con una apprezzata critica sociale alle lentezze della ricostruzione.

In questa graphic novel commuovono alcune storie vere, come quella di Maria Civita Mignano, giovane zia che ha perso la vita a 25 anni nel crollo di via Poggio Santa Maria, che fanno il paio con personaggi non veri ma verosimili, “di fiction non c’è niente, al massimo abbiamo intrecciato e riadattato le vicende in un unicum narrativo coerente”, precisa Baino che conclude.

“Aver sentito e dover rielaborare tutto in una forma comprensibile a chi non aveva vissuto quell’esperienza ha sviluppato in me anche una certa sensibilità come autore, L’Aquila mi ha cambiato”.

Com’è nato questo progetto editoriale?

La Becco Giallo nasce come casa editrice impostata sul sociale, con l’obiettivo di trattare tematiche di impegno civile, che siano di cronaca nera o storiche. L’argomento dell’Aquila era nelle loro intenzioni già da un po’, ma non si era mai trovata la quadra o modalità che li convincesse. Io e luca Amerio avevamo già scritto insieme sul caso Calvi, quello del post-sisma era un tema comune tra i nostri e i loro desideri e così siamo partiti.

Quali sono state le fonti di documentazione come fatti e come immagini?

Ad agosto e ottobre del 2013 siamo stati all’Aquila, abbiamo svolto varie interviste alle persone per strada o nei pochi negozi aperti. Poi abbiamo visto i video delle interviste ufficiali, e fatto anche molte ricerche online perché si trova un sacco di materiale letteralmente a portata di clic. Abbiamo anche avuto chiacchierate con i giornalisti e con chi aveva seguito le vicende legali per stare sul pezzo e avere un quadro aggiornato e non troppo distorto dai canali di informazione. Sull’Aquila c’era e c’è tanto sotto le macerie, anche come informazioni.

Per raccontare la vicenda, a un filo conduttore di fantasia avete mescolato storie vere come quella di Maria Civita.

Quella storia ci aveva toccato molto e abbiamo avuto il permesso di raccontarlo dalla famiglia con nomi e ruoli reali. Le altre storie sono un mescolare delle storie che abbiamo sentito dal vero. Non abbiamo inventato nulla, al massimo intrecciato e riadattato vicende in un unicum narrativo coerente. Non c’è fiction in realtà, ma solo un editing.

Avete criticato il governo di allora e la Protezione civile ma avete provato a interpellarli?

Abbiamo provato, ma non abbiamo mai ricevuto risposte di nessun tipo, non siamo stati presi in considerazione. Abbiamo bussato, nessuno ha risposto ma devo dire che non abbiamo insistito più di tanto. L’obiettivo principale non era un’inchiesta o libro di denuncia, ma un racconto che fosse più emotivo e centrasse il cuore delle persone, più che la testa. Quello che abbiamo visto in generale è che nessuno sa nulla anche sul piano umano. Così abbiamo citato anche chi ha sviluppato delle signore inchieste giornalistiche e speriamo di motivare la gente a informarsi.

Le due citazioni-chiave, “La scossa è finita ma il resto è appena iniziato” e “Ogni giorno trovo un motivo per restare”, sono opera vostra di sceneggiatori o le avete sentite da qualcuno?

Non saprei rispondere, le ho tirate fuori io, ma sono certo che il mio cervello è andato a prenderle da qualche parte. Non sono citazioni mirate, sono concetti che ho sentito dalle interviste che mi sono rimaste dentro.

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