TERRORISMO: LIOCE A PROCESSO IL 15, FEMMINISTE ''E' PRIVATA DEI DIRITTI''

Pubblicazione: 12 settembre 2017 alle ore 10:42

Nadia Lioce

L’AQUILA - “Il carcere è lo specchio della società: non sarò mai libero e mi giro dall'altra parte se una persona viene violentata nei suoi diritti fondamentali da chi (in questo caso lo Stato) dovrebbe, invece, tutelare e proteggere”.

Questo il messaggio di un sostenitore della campagna “No al 41 bis per Nadia Lioce”, fatto proprio dal Movimento femminista proletario rivoluzionario (Mfpr), che ha lanciato la campagna.

“È un messaggio che come donne proletarie facciamo nostro, perché contiene in sé le contraddizioni di questa società e i rapporti di dominio con cui riesce a governarle, grazie all’indifferenza di un popolo addomesticato e succube - scrive in una nota Luigia De Biasi dell'Mfpr - Noi quell’indifferenza l’abbiamo scalfita e vogliamo continuare a farlo”.

Nadia Desdemona Lioce, 58enne foggiana, sta scontando nel carcere delle Costarelle all'Aquila, in regime di 41 bis, tre ergastoli per atti terroristici legati agli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi e del poliziotto Emanuele Petri, ferito a morte nel 2003 durante la sua cattura.

La brigatista è sotto processo anche per oltraggio a pubblico ufficiale e disturbo dell’occupazione e del riposo del personale, per fatti che risalgono a 3 anni fa.

La nota dell'Mfpr arriva pochi giorni prima del processo, che doveva tenersi il 7 luglio, ma è stato rinviato al 15 settembre 2017.

“Negli ultimi anni poi è stato sottratto nell’immediata disponibilità della Lioce vario materiale cartaceo già sottoposto a censura, che non eccedeva la quantità massima consentita dalle varie restrizioni. Questa tecnica di deprivazione psichica, di isolamento totale e permanente, non può chiamarsi altrimenti se non tortura bianca, perché mira all’annientamento della personalità e identità - aggiunge la De Biasi - Da 14 anni Nadia è ostaggio di questo Stato, che di diritto non ha più niente, da 12 anni è sottoposta a tortura, in più di 1300 persone sinora hanno detto basta! Benvenga quindi il processo, ma a questa falsa democrazia, a questo stato di polizia, a questo sistema di sfruttamento, di barbarie e di guerra, porteremo otre 1300 firme e centinaia di messaggi”.

“Tantissimi i messaggi che ci hanno accompagnato con calore, umanità e convinzione in questa campagna, che rilanciamo in vista del 15 settembre - spiega - quando Nadia Lioce verrà processata per ‘Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale’. Ricordiamo che questi reati sono relativi a battiture di protesta che la detenuta avrebbe messo in atto dopo l’applicazione delle circolari del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) del 2011 e del 2014, per le quali chi è recluso in 41 bis non può più ricevere libri né qualsiasi altra forma di stampa, se non quella acquistata tramite l’amministrazione penitenziaria”.

La De Biasi sottolinea che il Movimento non ha mostrato indifferenza anche in altri casi, come per esempio “lo stupro di Pizzoli, da parte di un ex militare in servizio nell’operazione strade sicure, lo sciopero delle donne dell’8 marzo scorso e adesso - aggiunge - con la campagna per la difesa delle prigioniere politiche”.

Dal 7 luglio ad oggi l’appello del Mfpr è arrivato a oltre 1.300 sostenitori.

“Ci sono le firme di diversi avvocati, medici, lavoratrici e lavoratori, ex detenuti, attivisti dei diritti umani, dell’osservatorio repressione, associazione Antigone, ma anche parenti di Nadia, artisti e registi - prosegue l’attivista - In molti hanno firmato anche dall'estero e tante donne hanno sottoscritto la petizione”.



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