TOLLO POCO ROSA: UNA DONNA IN GIUNTA,
ULTIMATUM DALLA CONSIGLIERA DI PARITA'

Pubblicazione: 08 settembre 2017 alle ore 17:51

Angelo Radica

CHIETI - A Tollo (Chieti) la legge sulla parità di genere è un opinione. Nella Giunta guidata dal sindaco del Partito democratico Angelo Radica, un fedelissimo dell'assessore regionale a Sanità e Bilancio Silvio Paolucci, anche lui tollese, siede ora infatti una sola donna, il vice sindaco Amalia D'Incecco, e poi tre uomini, Dante Ciccotelli, Giustino Cavuto e Domenico Di Paolo

Eppure la legge numero 56 del 2014 parla chiaro: “Nelle Giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento matematico”.

Nel caso di Tollo, maschi e femmine devono perciò essere rappresentati entrambi nel minimo in numero di due.

Per questa ragione la consigliera di Parità della Regione Abruzzo, Alessandra Genco, ha inviato una diffida al sindaco, in cui si intimava di adeguarsi alla legge entro il 12 agosto. Ultimatum scadutro e a tutt'oggi non rispettato.

Radica è stato riconfermato sindaco nelle amministrative di maggio con uno schiacciante 73,6 per cento, centrato contro lo sfidante Antonio Serraiocco, della lista civica “Idea Comune", in un paese da cui proviene un altro pezzo grosso della politica regionale, Fabrizio Di Stefano, deputato di Forza Italia.

In realtà appena nominata la Giunta, a seguito dell’interrogazione in merito al mancato rispetto della legge sulle quote rosa, presentata dal consigliere Ettore Leve, ex vice sindaco, appena passato ad Articolo 1, il primo cittadino Radica ha revocato il 14 luglio l'incarico di assessore a Giustino Cavuto, nominando in sostituzione la candidata Fabiola Quintili Di Ghionno.

Ma a poche ore dalla nomina, la Di Ghionno ha rinunciato all'incarico con una lettera scritta. E così Radica ha nominato di nuovo Cavuto, sostenendo che non ci fossero le oggettive possibilità di rispettare la norma delle quote rosa.

Solo "un espediente", "un gioco delle tre carte", per Leve, che ha il dente avvelenato con il sindaco, perché è stato tra i più votati della lista vincente, ma non ha ottenuto un posto in Giunta, si vocifera per un niet di Paolucci in persona.

A incidere anche i riposizionamenti a seguito della scissione che ha visto uscire Articolo 1 dal Partito democratico contro il segretario ed ex premier Matteo Renzi, a cui Paolucci e Radica, a differenza di Leve, sono rimasti fedeli.

"Non basta la rinuncia, scritta a penna su un foglietto della Quintili Di Ghionno - ha protestato Leve - per poter far dire al sindaco che è stato impossibilitato a far rispettare la legge della parità di genere, occorre infatti un'indagine, documentata e motivata sulle ragioni che impediscono l'applicazione della norma e che comprovi la mancanza di persone di piena ed esclusiva fiducia del sindaco".

Il sindaco ha comunque provveduto a inviare lettere a donne a lui vicine politicamente, chiedendo la loro disponibilità a ricoprire l'incarico da assessore.

"Volendo essere cattivi credo che saranno tutte indisponibili e il sindaco pensa, in tal modo, di superare gli ostacoli legislativi che richiedono una istruttoria ben più ampia e pubblica per l'affidamento della carica di assessore in modo da assicurare la parità di genere - incalza però Leve - Facendo un po' di calcoli, avendo preso Progetto Tollo, lista del sindaco, circa 2.000 voti e ipotizzando un voto femminile al 50 per cento, potremmo dire che il sindaco, su mille donne, non riesce a trovarne una di propria fiducia".

"Tutto ciò fa pensare che abbiamo un sindaco 'molto diffidente', che non ha intenzione di rispettare la legge, cercando di scavalcarla con artifici e raggiri - protesta ancora - Crediamo inoltre che, per un sindaco che non rispetta la legge, sarà difficile, in futuro, chiedere ai cittadini di Tollo di rispettarla".

A non essere persuasa dalle giustificazioni del sindaco, è anche la consigliera di Parità che, nella citata diffida, fa rilevare come "nella delibera 26 del Consiglio comunale di Tollo del 28 giugno 2017 (quella che ha nominato la prima versione della Giunta, ndr), non si faccia riferimento alcuno alla normativa sulla parità di genere, ex art. 1 comma 137 della legge 56 del 2014".

Inoltre, si obietta, "non è dato rilevare alcuna traccia probatoria dell'avvenuta istruttoria necessaria per l'individuazione di un componente del sesso meno rappresentato nella Giunta, a fronte del precetto contenuto nella circolare del ministero degli Interni del 24 aprile 2014, la quale prevede lo svolgimento da parte del sindaco di una preventiva e necessaria istruttoria preordinata ad acquisire la disponibilità allo svolgimento delle funzioni assessorili di persone di entrambi i generi".

Nella lettera-diffida, a supporto di tale "palese violazione",  la consigliera Genco richiama vari articoli di legge che regolano la materia, nonché la recente sentenza del Consiglio di Stato 406 del 2016, che ha annullato i provvedimenti di nomina degli esecutivi dei comuni calabresi di Montalto Uffugo, Torano Castello, Rombiolo e Vaccarizzo Albanese.

A seguito della nomina di Giunte composte da cinque assessori, uno solo dei quali di genere femminile, il Tar aveva accolto il ricorso proposto dalla consigliera di parità calabrese e annullato i decreti sindacali. I Comuni si sono appellati, ma il secondo grado della giustizia amministrativa ha salvato la pronuncia del Tar, richiamandosi all'articolo 51 della Costituzione, che garantisce le pari opportunità tra uomini e donne.

Nella sentenza, comunque, si precisa anche che le quote rosa possono essere non rispettate solo "in una situazione, di carattere assolutamente eccezionale, in cui, la Giunta comunale possa ritenersi legittimamente costituita e altrettanto legittimamente operante, pur se quella percentuale non sia stata rispettata", purché di tale situazione sia data adeguata e documentata dimostrazione.

Insomma, o il sidaco Radica riuscirà dimostrare che nessuna donna in un Comune di oltre 3 mila abitanti vuole saperne di fare l'assessore in linea con la politica della sua amminstrazione, il che avrebbe del clamoroso, o si esporrà al rischio di un contenzioso che visti i precedenti dovrebbe vederlo sicuramente perdente al Tar o, in ultima istanza, al Consiglio di Stato. Filippo Tronca



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