NEL CENTROSINISTRA D'ALFONSO IN BILICO FRENA TUTTI, GEROSOLIMO RILANCIA;
NEL CENTRODESTRA PAGANO SFIDA GLI EX AN, PICCONE ROMPE CON CHIAVAROLI?

TOTO ELEZIONI REGIONALI E POLITICHE:
CORSA AL BUIO DEGLI ASPIRANTI CANDIDATI

Pubblicazione: 10 ottobre 2017 alle ore 07:00

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L'AQUILA - I lavori del Consiglio regionale battono la fiacca, basti pensare alle tante leggi di peso in attesa di approvazione contrapposte al nulla di fatto dell’ultima seduta: si intensificano, in compenso, conciliaboli, caminetti e trattative, in vista delle candidature prossime a venire per le elezioni politiche, con voto ipotizzato a primavera prossima, e le regionali, nella primavera del 2019.

Una doppia partita che, in Abruzzo, rende la composizione del puzzle ancora più difficile.

E a conti fatti, sono tanti i consiglieri che mirano a lasciare anzitempo il loro scranno a palazzo dell’Emiciclo conquistato nel 2014, staccando un biglietto per Roma, oppure, in seconda battuta, a mettere già un’ipoteca per le prossime Regionali.

A questi si aggiungono anche i parlamentari uscenti, che il 15 settembre hanno maturato il diritto di ricevere al vitalizio quando arriveranno a 65 anni compiuti. E che, c’è da scommettere, non rinunceranno tanto facilmente a tentare il bis e mantenere uno scranno a Montecitorio o Palazzo Madama.

Questo accade, ovviamente sia nel campo del centrodestra che il quello del centrosinistra. Tenuto conto che alle prossime Politiche e Regionali si dovrà fare i conti anche con i salviniani, oggi assenti per quel che riguarda l’Abruzzo, sia al Parlamento che in Regione, e che stando agli attuali sondaggi ha superato anche Forza Italia.

Fuori dai giochi invece, almeno per ora, i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, visto che il loro regolamento parla chiaro: se sei stato eletto in Regione devi portare a termine la legislatura e non puoi candidarti altrove.

Potrebbero, al contrario, ambire a una seconda candidatura in Parlamento gli attuali parlamentari abruzzesi pentastellati, ovvero i deputati Andrea Colletti, Gianluca Vacca e Daniele Del Grosso, i senatori Enza Blundo e Gianluca Castaldi, tutti al primo mandato.

Una partita, in ogni caso, per tutti a carte coperte, visto che la nuova legge elettorale deve essere ancora concordata e votata, e solo allora si saprà quanti saranno i posti in lista blindati nel cosidetto “listino”, e sarà possibile con una ragionevole approssimazione calcolare quanti candidati avranno una concreta possibilità di essere eletti nei collegi abruzzesi, soprattutto nel caso di un loro accorpamento.

QUI CENTROSINISTRA

D’ALFONSO SFOGLIA LA MARGHERITA

Osservato speciale, manco a dirlo, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso del Partito democratico.

Da mesi veniva data quasi per certa, anche dai suoi fedelissimi, una candidatura in Parlamento, con conseguente dimissioni anticipate dalla guida di palazzo Silone, e con la concreta prospettiva, almeno a suo dire, di un ruolo da ministro nell'ipotetico governo di centrosinistra, in caso di vittoria alle elezioni, con candidato premier Matteo Renzi, con cui D’Alfonso ha costruito negli ultimi anni un rapporto molto stretto.

Conseguenza di questa ipotesi, la guida della maggioranza divisa e turbolenta a palazzo dell’Emiciclo verrebbe assegnata fino alla convocazione delle elezioni al suo vice, Giovanni Lolli, uno che di conflitti se ne intende, visto che ha la delega alle Crisi industriali, il tempo necessario per sciogliere il Consiglio e andare al voto: una reggenza che si può prolungare al massimo 6 mesi, ma con la possibilità di trasformazione in una candidatura al voto successivo.

Poi però, come anticipato da AbruzzoWeb, nel corso della cena di Spoltore (Pescara) del 7 settembre scorso, alla quale D’Alfonso ha invitato 180 tra industriali, imprenditori, politici, amministratori e dirigenti e funzionari regionali e comunque personaggi considerati a lui vicini politicamente, si è rafforzata l’ipotesi di un clamoroso cambio di rotta, con la sua ricandidatura per un secondo mandato alla Regione.

Non sono chiari ancora oggi i motivi di questo cambio di strategia. Qualcosa c’entrano, forse, i sondaggi non molto lusinghieri per il centrosinistra. Ma anche l’impresa di essere rieletto presidente è da far tremare i polsi, visto che mai è riuscita ad alcuno dei suoi predecessori in 47 anni di storia politica regionale.

Una cosa è data per certa: se nel Pd pochi si opporrebbero a una ricandidatura in Regione, è vero anche che il governatore punterà a rafforzare il bacino di consenso personale che va oltre il partito, e molto più trasversale, soprattutto a Pescara, dove D’Alfonso è stato sindaco, e nella provincia.

Da qui la necessità di rafforzare il consenso nella multiforme area del “civismo”, in cui è esponente di spicco Andrea Gerosolimo, il suo assessore alle Aree interne di marca Abruzzo civico. Tra Gerosolimo e D’Alfonso ci sono state non poche scintille, e prima che fosse assessore il consigliere peligno è stato protagonista della prima crisi di governo, nell’autunno 2015, che poi si è risolta anche con il suo ingresso nell'esecutivo e il conseguente sacrificio del dem Camillo D'Alessandro, per accogliere Mario Mazzocca, ex Sinistra ecologia e libertà, ora di Art.1-Mdp, come sottosegretario alla Presidenza dopo essere uscito dalla Giunta.

Poi tra D’Alfonso e Gerosolimo è essere tornato il sereno. Un riavvicinamento che potrebbe essere letto proprio in vista dell’alleanza da stringere nelle prossime scadenze elettorali.

Del resto, a essere determinante per la vittoria alle Regionali scorse di D’Alfonso sono state proprio le liste civiche, come appunto Abruzzo civico, ma anche la sua personale Regione facile, che hanno drenato voti anche nell’elettorato del centrodestra, e dei delusi dei partiti tradizionali.

L’ipotesi di una candidatura al Parlamento di D’Alfonso non può essere, comunque, ancora del tutto esclusa. Il presidente come tanti altri resta alla finestra, in attesa che il quadro si chiarisca.

GEROSOLIMO E GLI ALTRI

Se c’è all’Emiciclo un politico di smisurata ambizione, questi è proprio Gerosolimo. C’è chi dice che punti direttamente al Parlamento, già al prossimo giro. Altri assicurano che voglia candidarsi a presidente della Regione. Quale che sia la mira, lui continua intanto a rafforzarsi sui territori. Ha appoggiato con successo persone a lui vicine, come Anna Maria Casini eletta sindaco di Sulmona, e Gabriele De Angelis ora primo cittadino di Avezzano. Sindaci di centrodestra, ma per il civismo in salsa gerosolimiana, destra e sinistra contano poco, l’importante è vincere.

Alla guida della Saca, la società del ciclo idrico integrato dell’area peligna, c’è poi Luigi Di Loreto, suo ex collaboratore politico all’Emiciclo. Allo stesso modo nel Cogesa, la partecipata da 60 Comuni soci che si occupa del ciclo integrato dei rifiuti, sempre nell’area peligna, ci sono molti suoi fedelissimi. Gerosolimo sta, infine, costruendo sui territori il movimento civico Abruzzo insieme. Un contenitore, ha affermato chiaro e tondo, che “genererà una scelta alle Politiche e una alle Regionali".

Ad ambire a una candidatura da onorevole, o a una riconferma all’Emiciclo, ci sono comunque anche tanti altri elementi di spicco della maggioranza attuale di centrosinistra in Regione.

Il teramano Dino Pepe, l’assessore all’Agricoltura, innanzitutto, che sta ingaggiando al fianco del consigliere Luciano Monticelli una battaglia nel congresso provinciale, contrapposto alla corrente del capogruppo Sandro Mariani, e al deputato Tommaso Ginoble.

Mariani è oramai ai ferri corti con la sua maggioranza e la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’espulsione di Gabriele Viviani, segretario della sezione comunale di Alba Adriatica (Teramo), vicino politicamente al capogruppo Pd, per un post in cui raccomandava una strategia sicura in materia di migranti, come "regalare a chi non ha diritto di stare in Italia una crociera senza ritorno per la costa africana".

Mariani nella vicenda ci ha letto un attacco alla sua corrente politica ed è arrivato, in un impeto d’ira, a minacciare di restituire la tessera del Pd e le dimissioni da capogruppo.

Proprio Mariani, giovane di belle speranze, fino a poco tempo fa ambiva a una ricandidatura alla Regione: bisognerà vedere ora, però, gli sviluppi del conflitto che si è aperto con il suo partito. Il suo "padrino" politico Ginoble già lavora invece a una riconferma al Parlamento: per lui sarebbe la terza legislatura.

Altro molto probabile candidato alle Camere è il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe di Pangrazio, del Pd. In questi anni ha subito numerose critiche per la sua “non imparzialità”, nella conduzione dei lavori d’aula e minacce di mozioni di sfiducia rimaste nel cassetto: chissà che una promozione-rimozione non faccia contenti tutti.

Tra i suoi critici, parte dell’opposizione, ma anche esponenti della maggioranza come per esempio l'altro “ribelle” di Abruzzo civico, Mario Olivieri, che, a differenza del suo collega Gerosolimo, a tutt'oggi continua a bersagliare di critiche D’Alfonso.

Altro possibile candidato è l’assessore al Lavoro Donato Di Matteo, Pd, che oramai è un corpo estraneo alla sua maggioranza e al partito. Ultimo episodio che ha acuito il dissidio, la rimozione, al Comune di Pescara, dell’assessore al Bilancio Giuliano Diodati, esponente della sua area politica, a seguito dell’ennesimo rimpasto di Giunta del sindaco, Marco Alessandrini.

In campo anche il coordinatore della maggioranza Camillo D’Alessandro, altro pezzo da 90 del Pd, fedelissimo di D’Alfonso.

C’è, infine, chi parla di insistenti corteggiamenti al vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura Giovanni Legnini per indurlo a candidarsi a presidente di Regione. Ipotesi, però, a oggi remota, quella di un suo ritorno in Abruzzo: Legnini, ormai tra le "riserve della Repubblica", citato nel 2015 perfino tra gli outsider in corsa per l'elezione a capo dello Stato, al momento di lasciare il Csm potrà legittimante ambire a ruoli di primissimo piano a livello nazionale.

Nella partita delle Politiche vanno tenuti presenti come ovvio, i deputati e senatori uscenti, che con ogni probabilità punteranno a una ricandidatura, rendendo ancora più affollata la platea dei pretendenti un posto in lista.

In gioco, nel centrosinistra, oltre al citato Ginoble ci sono gli altri deputati del Pd, Antonio Castricone, Maria Amato e Vittoria D’Incecco, Gianluca Fusilli, la senatrice Stefania Pezzopane, che già ha annunciato la sua volontà di ricandidarsi.

In corsa potrebbero esserci anche i parlamentari di Sinistra ecologia e libertà ora Articolo 1 Gianni Melilla, e ancora l'ex montiano Giulio Sottanelli, di Scelta civica-Ala.

QUI CENTRODESTRA

Grandi manovre anche nel centrodestra, che in Abruzzo sente il vento in poppa, dopo aver conquistato tre dei quattro Comuni maggiori che andavano al ballottaggio, e alla luce dei sondaggi che vedono in prima posizione una eventuale, seppur problematica, coalizione con Fratelli d’Italia e Noi con Salvini.

È cosa nota, e non da oggi, l’aspirazione a una candidatura al Parlamento da parte del consigliere regionale di Forza Italia Paolo Gatti, vice presidente del Consiglio in quota all’opposizione, che nelle elezioni 2014 è stato un recordman di preferenze, con oltre 10 mila consensi personali.

Ma potrebbe giocarsi le sue carte anche l’ex presidente della Regione, Gianni Chiodi, a cui si dice vada stretto il ruolo di semplice consigliere regionale.

Assieme al consigliere di Abruzzo futuro Mauro Di Dalmazio, teramano come lui, Chiodi ha aderito al movimento Idea, fondato dal senatore Gaetano Quagliariello, ex Popolo delle libertà eletto proprio in Abruzzo 5 anni fa, poi passato al Nuovo centro destra, e ora capogruppo di Grandi autonomie e libertà. Un movimento che si colloca certamente nel campo del centrodestra, ma rivendica una sua autonomia dalle varie forze politiche, e questo un peso anche nelle scelte elettorali. Poi Chiodi, allorche' Idea e' andata via via trasformandosi in una sorta di partito, dal movimento culturale che era, ha deciso di mantenere la sola tessera di Forza Italia. E ora conta su un rapporto molto stretto con il presidente Berlusconi, che si è consolidato in particolare nel drammatico post sisma, quando Chiodi era in prima linea come commissario alla ricostruzione.

Non si preclude nessuna opzione Mauro Febbo di Forza Italia. L’ex aennino, ed ex assessore regionale all’Agricoltura, secondo una diffusa vulgata punta a essere il prossimo candidato presidente della Regione. Mette sul piatto il suo grande attivismo all’Emiciclo, dove la maggioranza ironizza sulla sua “seriale” produzione di comunicati stampa. E dove ricopre il ruolo di presidente della commissione Garanzia. In alternativa Febbo non disdegnerebbe certo una candidatura al Parlamento.

L'ex presidente della Provincia di Chieti, comunque, ha un rapporto a dir poco pessimo con il coordinatore regionale del partito, Nazario Pagano, con cui in questi anni si è scontrato spesso e volentieri anche in pubblico.

Altro nome che circola da tempo come candidato presidente è quello del deputato Fabrizio Di Stefano, ex consigliere regionale di An ed ex vice coordinatore regionale del Pdl. Anche lui, come Febbo, appartiene all’area politica di Forza Italia antagonista a quella che fa riferimento a Pagano. Concluderà tra pochi mesi il suo secondo mandato, stavolta da deputato dopo aver passato il primo in Senato.

C’è, comunque, un’altro nome di peso che circola con insistenza, come possibile candidato governatore. È quello del sindaco di Chieti, Umberto di Primio, da pochissimo entrato nelle file degli azzurri, proveniente da Ncd.

Nel corso del "Summer Party" organizzato da Forza Italia abruzzese a Rocca San Giovanni (Chieti) a inizio agosto, Pagano ha letto il messaggio di Silvio Berlusconi in cui il leader nominava solo due persone: lo stesso Pagano e appunto Di Primio, che aveva incontrato pochi mesi prima nella sua residenza romana di palazzo Grazioli per 'benedire' l'adesione.

Qualcuno ha voluto vederci l’avallo di una candidatura, per Pagano in Parlamento e per Di Primio a governatore. Tanto che i due candidati in pectore sono finiti addirittura in piscina, una sorta di ufficializzazione in stile “berlusconiano”.

Qualora confermata, la duplice investitura potrebbe chiudere le porte alle ambizioni di tutti gli ex An. Non è in caso che al party molto defilata sia stata la presenza di Febbo e di Di Stefano. Possibile sintomo di una lotta interna in vista delle candidature.

Anche nel centrodestra bisognerà fare i conti con gli onorevoli uscenti, che puntano a tenersi il seggio, anche qui nella consapevolezza che i posti a disposizione saranno molti meno di quelli auspicati. Oltre al citato Di Stefano, qualora gli andasse male la corsa alla presidenza, vanno considerati i senatori Antonio Razzi e Paola Pelino di Forza Italia, che vantano un rapporto di grande vicinanza a Berlusconi. Razzi però è ai ferri corti con Pagano e anche con Febbo sono volati gli schiaffi sui media.

In casa Alternativa popolare, l'ex Ncd, resta insistente la voce della triangolazione già raccontata da questo giornale: l'onorevole Paolo Tancredi pronto ad andare alla Consob, la Commissione nazionale per le società e la borsa, per i prossimi 7 anni, verrebbe rimpiazzato alla Camera per pochi mesi dall'attuale consigliere comunale di Avezzano (L'Aquila), Massimo Verrecchia. Il consigliere regionale Giorgio D’Ignazio sarebbe pronto a candidarsi a Montecitorio nella primavera prossima, ricevendo il testimone.

Un’incognita è poi rappresentata dagli altri esponenti di Ap, ovvero il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli e il senatore Filippo Piccone.

La Chiavaroli fa parte del governo di centrosinistra, ma il suo partito in Regione, come in tante altre amministrazioni abruzzesi è all’opposizione.

Una politica dei “due forni”, che rende ancora più incerte le future alleanze, e relative carriere. Una situazione che imbarazza non poco Piccone, ex sindaco di Celano (L'Aquila), prima senatore e ora deputato, che ha seguito il leader Angelino Alfano al momento dello strappo con Silvio Berlusconi, quando all'inizio del 2015 si è rotto il patto del Nazareno.

Intervistato di recente da AbruzzoWeb, ha detto chiaro e tondo che “non torno in Forza Italia per elemosinare un posto, ma di certo le scelte di Alfano, come quella fatta in Sicilia, sono imbarazzanti”. In Sicilia, Area popolare si è alleata con il Partito democratico per le Regionali.



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